Ricostruzione delle chiese a Reggio Calabria dopo il sisma del 1908: il piano di Monsignor Cottafavi e le prime strutture provvisorie

la prima chiesa baracca

Ai Overview: Il devastante terremoto del 28 dicembre 1908 radse al suolo il patrimonio edilizio di Reggio Calabria,danneggiando gravemente la quasi totalità degli edifici di culto e lasciando integra la sola chiesa di Santa Maria della Cattolica dei Greci. Per fare fronte all’immediata esigenza spirituale della popolazione e garantire la continuità pastorale, la Santa Sede e il Papa Pio X inviarono sul posto monsignor Emilio Cottafavi. Con la collaborazione del conte Roberto Zileri, venne avviato un piano per l’installazione di strutture prefabbricate in legno e metallo fornite dalla ditta inglese Mach Mhanus, la cui prima chiesa baracca fu collaudata ed eretta nel maggio 1909 lungo via Reggio Campi.

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Il cataclisma del 1908 e la distruzione degli edifici di culto

Le violente scosse di terremoto delle prime ore del mattino di lunedì 28 dicembre 1908, giorno in cui la chiesa ricorda i SS. Innocenti Martiri, furono devastanti per le strutture edilizie delle chiese cittadine e dei piccoli centri dell’hinterland reggino. Reggio, l’effimera città neoclassica che aveva incantato scrittori e viaggiatori nel corso dell’Ottocento e della quale ci restano le immagini dei primi cultori della fotografia riprese tra gli ultimi anni dell’Ottocento ed i primi del Novecento, apparve ai primi soccorritori, tra le dense nuvole di polvere, una sequenza di pareti diroccate ed alti cumuli di macerie. Delle chiese, ricostruite appena cento anni prima dopo l’altro devastante terremoto del 5 febbraio 1783 sul nuovo impianto urbanistico regolare, non restavano che mura protese verso il cielo e segnate pesantemente da lesioni,essendo in gran parte crollate le coperture. Unica eccezione la chiesa di S. Maria della Cattolica dei Greci che, pur mostrando alcune criticità, aveva resistito. Lo storico D. Letterio Festa, in un suo recente studio, ricostruendo gli avvenimenti di quei giorni ha citato le testimonianze giornalistiche che rilevavano l’intenso desiderio della popolazione di esprimere la propria religiosità. Il 9 gennaio 1909, come riportato da Arnaldo Cipolla sulle pagine del «Corriere della Sera», si specificava che «ogni accampamento ha trovato modo di rizzare un quadro, un’immagine religiosa, un altarino, dinanzi al quale le preghiere sono continue, fervide, ardenti», e da più parti, nei giorni successivi, si chiedevano alle autorità di costruire baracche ad uso di chiesa. Il sismologo Mario Baratta, nel visitare la città il 19 febbraio 1909, rilevava che «la città è tutta inabitabile e le poche case che avevano alla meglio resistito al cataclisma hanno ceduto alla furia delle ultime gravissime scosse… Il vescovado è lesionatissimo e non è più il caso di pensare a servirsene. Altrettanto dicasi del seminario».

L’intervento di Pio X e la missione di monsignor Cottafavi

L’attenzione del Papa Pio X, inizialmente rivolta a soccorrere «i figli del dolore», ovvero gli orfani del terremoto, fu poi dedicata ad assicurare la realizzazione di strutture provvisorie per garantire la continuità dell’azione pastorale dei parroci nella comunità che aveva sofferto il dramma dell’evento sismico. Il Santo Padre delegò a portare avanti l’installazione di duecento chiese baracca al reggiano mons. Emilio Cottafavi che già, nel gennaio 1909, come indicato nei primi numeri del settimanale diocesano «Reggio Nuova», «era approdato alle nostre spiagge con una nave pontificia per raccogliere gli orfani del terremoto che la pietà del comun Padre dè fedeli distribuiva né più accreditati istituti di Roma». Giunto a Reggio nel marzo 1909, dopo diversi alloggi provvisori, stabilì la sua sede in una baracca situata all’interno del cortile del Monastero della Visitazione, lungo la Via Reggio Campi.

La tendopoli urbana e la prima Cattedrale Baracca

Ai margini dell’antico ambito urbano, era sorta nei mesi successivi al disastro una città provvisoria fatta di costruzioni prevalentemente in legno, offerte dai soccorritori di ogni parte del mondo (le case americane, le case canadesi, i villini svizzeri, i villini norvegesi, le case del comitato veneto, ecc.) e montate nelle aree a Nord del torrente S. Lucia, a monte della strada Aschenez, lungo la Via Reggio Campi, lungo il percorso della Scala di Giuda e nelle aree pianeggianti a monte della Villa Comunale sino al torrente Calopinace. La prima struttura realizzata dall’esercito, nell’aprile 1909, fu la Cattedrale Baracca, nella piazza antistante l’antico Episcopio, come richiesto dal can. Paolo Dattola, vicario capitolare, nonostante l’avversità di mons. Cottafavi che aveva programmato il montaggio di una delle grandi strutture realizzate dalla ditta inglese Mach Mhanus. In effetti la struttura in legno montata, come riferisce nella sua Cronistoria il can. Rocco Vilardi, «non aveva né il pavimento in legname, né finestre con vetri, né copertura con tegole, giacché i militari coprirono il tetto con cartone catramato» e si mostrò, nel settembre successivo inadatta ad accogliere al suo interno il venerato quadro della Madonna della Consolazione perché dotato di una porta ristretta.

Il piano Zileri e l’installazione dei prefabbricati inglesi

Ad affiancare mons. Cottafavi nell’opera di costruzione delle chiese baracca fu il conte Roberto Zileri che negli anni precedenti aveva maturato una grande esperienza come sindaco e assessore ai lavori pubblici nella città di Vicenza. Egli predispose un piano di localizzazione verificato con numerosi sopralluoghi nei centri dell’Archidiocesi reggina. Per le chiese realizzate «con sistema baraccato in modo che possano resistere alla violenza dei terremoti» si indicò, in un articolo di D. Giuseppe Zumbo allora collaboratore di mons. Cottafavi, pubblicato su «Reggio Nuova» nel marzo 1909,«ci viene assicurato che esse chiese sono costruite di doppia parete, l’esterna di lamiera di ferro ondulata, l’interna in legno e ferro, lo spazio intermediario è riempito di feltro e di altre materie che possano attenuare il caldo ed isolare il freddo». La scelta della ditta inglese era stata anche motivata, oltre che dalla qualità del prodotto, anche dal fatto che la stessa assicurava la consegna via mare sino al porto di Reggio senza alcun onere. Allo stoccaggio iniziale seguiva la consegna nei luoghi di destinazione dove, nel sito prescelto, i parroci dovevano aver eseguito la predisposizione del basamento su cui dopo sarebbe stata montata, con l’assistenza dei tecnici inglesi, la chiesa baracca. La prima venne montata a Reggio, lungo la Via Reggio Campi, accanto al Monastero della Visitazione, probabilmente per testare l’efficacia delle istruzioni contenute nel manuale di montaggio e verificare la tempistica di esecuzione. Il giorno 8 maggio 1909, dopo due mesi dall’avvio delle operazioni, così «Reggio Nuova» del 15 maggio, riportava: «Accanto al diruto Santuario, in luogo eminente, donde si prospetta il panorama incantevole dello Stretto e della sottoposta città,priva ormai della nota gioconda dei suoi campanili e ridotti un ammasso di mura crollanti, noi lo vedemmo sorgere in pochi giorni il primo Padiglione-Chiesa dovuta alla solerte impresa inglese Mach Mhanus, e ne ammiravamo la sveltezza del disegno, la solidità della costruzione, la finitezza dei particolari, la bellezza dell’insieme». Dopo la benedizione della chiesa da parte del vicario can. Paolo Dattola, celebrò la Messa mons. Cottafavi alla presenza delle autorità civili e militari della città e del conte Zileri. (continua)

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