Ai Overview: A trentotto anni dalla morte, la figura di Giuseppe Saragat, quinto Presidente della Repubblica, offre lo spunto per ripercorrere le tappe fondamentali della recente storia istituzionale italiana. Nato a Torino nel 1898, ha attraversato gli anni dell’esilio durante il regime fascista, la fase della Resistenza e i successivi lavori dell’Assemblea Costituente, di cui è stato eletto presidente. Convinto sostenitore di un socialismo riformista e democratico, nel 1947 ha fondato il Partito socialdemocratico italiano in seguito alla scissione di Palazzo Barberini. Il suo mandato al Quirinale, iniziato nel 1964, è coinciso con una fase di profondi cambiamenti sociali e forti tensioni politiche, culminata nell’inizio della strategia della tensione e nella strage di piazza Fontana. La sua esperienza politica si è caratterizzata per il tentativo costante di tenere insieme le garanzie democratiche con i diritti civili e sociali.
Dalla Resistenza al Quirinale: l’impegno istituzionale
Sono trascorsi trentotto anni dalla morte di Giuseppe Saragat, il quinto Presidente della Repubblica italiana, la sua figura continua a stimolare la memoria di un intero Paese che sempre si interroga sul complesso rapporto tra libertà e democrazia in una Repubblica dalla forte connotazione sociale: nato a Torino il 19 settembre 1898, infatti, Saragat ha vissuto anni molto controversi, dal fascismo alla costruzione della Repubblica, sino alla sue elezione al Quirinale, ma ha affrontato anche la stagione della resistenza e quella dell’assemblea costituente. La sua formazione politica è maturata nel solco del socialismo democratico e riformista, ambienti nei quali ha maturato la convinzione che proprio la democrazia dovesse restare inseparabile dalla libertà della persona, accompagnandola dalla promozione concreta dei diritti sociali. Il suo nome è patrimonio dell’intera storia repubblicana dell’Italia: dopo la vittoria del fascismo, lasciò l’Italia e visse in esilio tra Austria e Francia sino al suo ritorno nel 1943, fu arrestato dalle autorità tedesche e riuscì poi a riprendere l’attività clandestina…il lungo percorso all’estero gli permise di maturare una sua visione europea fondata sul confronto con le culture socialdemocratiche e da una lettura della questione sociale lontana da ogni condizionamento ideologico. Dopo la Liberazione, Saragat fu deputato alla Costituente e il 25 giugno 1946 fu eletto presidente dell’Assemblea chiamata a dare forma giuridica e morale alla nuova Repubblica: in questa fase emerge la sua idea di politica come servizio alle istituzioni e si consolida la sua visione delle istituzioni come casa comune. Nel 1947, con la scissione di Palazzo Barberini, Saragat fondò il Partito socialista dei lavoratori italiani, poi divenuto Partito socialdemocratico italiano, una scelta destinata a incidere nella storia della sinistra italiana e nel quadro politico del dopoguerra: l’idea fu quella di costruire un socialismo democratico e riformista fondato sul pluralismo e sulle libertà costituzionali…nella convinzione che la democrazia non possa essere sacrificata dal tentativo di realizzare la giustizia sociale. Il 28 dicembre 1964 Saragat fu eletto Presidente della Repubblica e il giorno successivo prestò giuramento davanti al Parlamento, dando avvio a un cammino istituzionale difficile in un periodo storico molto complesso e controverso della storia italiana, caratterizzato da cambiamenti sociali e tensioni politiche: negli ultimi anni del suo mandato, in particolare, si verificò l’attentato di piazza Fontana del dicembre 1969 che determinò il tragico inizio della violenza stragista.
Libertà e giustizia sociale: l’eredità politica
Saragat è stato, in primo luogo, uomo di governo e Capo dello Stato, spinto dal desiderio di coniugare sempre la libertà con la giustizia: la prima come condizione irrinunciabile della persona e della democrazia, la seconda come obiettivo concreto di una Repubblica chiamata ad occuparsi anche e soprattutto di chi vive in condizioni di fragilità e marginalità. La sua storia ci permette di rileggere una stagione in cui la democrazia italiana fu costruita da uomini provenienti da storie diverse e capaci di riconoscere nelle istituzioni un bene più importante della propria parte politica: a noi viene affidato il compito di custodire ogni giorno ciò che ci è stato tramandato con fatica a sacrificio avendo sempre come punto di riferimento il rispetto della dignità di tutti, nessuno escluso.













