La paura più ricorrente dei genitori riguarda le frequentazioni dei figli, le amicizie. Li vedono immersi nelle chat, circondati da centinaia di “amici” virtuali ma sembrano soli.
Ti è mai capitato di sentire tuo figlio parlare al telefono e cercare di capire chi è dall’altra parte? Oppure, vederlo chattare senza sapere con chi? E, se chiedi, sentirti dire «Con un amico» .
E poi ti domandi: «Ma sono davvero amici? Sa cosa significa amicizia?».
Se le paure si nutrono di ciò che è sconosciuto, proviamo a fare un po’ di chiarezza sull’amicizia ai tempi dei social.

L’amicizia nell’era digitale: quando i numeri sostituiscono i sentimenti Nell’Enciclopedia della Psicologia, curata da U. Galimberti, l’amicizia è definita: «Sentimento che scaturisce dall’incontro tra due o più persone che percepiscono una comunanza di interessi, di valori e di ideali e che per questo stabiliscono delle interazioni intime fondate sulla comprensione e sulla fiducia reciproca» .
Oggi questo concetto è stato profondamente trasformato dai social media.
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Facebook, in particolare, introducendo le espressioni “dare” o “togliere l’amicizia” ha finito per falsare il senso profondo dell’amicizia. L’amicizia si dà e si toglie come se si agisse su un interruttore, acceso/spento.
Quando ascolto adolescenti o giovani che mi parlano di amici su Facebook pongo la domanda: «Amici?». Propongo una riflessione su cosa è l’amicizia e allora si procede al ribasso. Quelli che prima erano considerati amici diventano “conoscenti”. Se si gratta la superficie ci si rende conto che non si conoscono neanche.
L’amicizia, così, è stata inflazionata perdendo la sacralità che un tempo la caratterizzava.
I nostri figli crescono in questo panorama confuso, dove l’amicizia viene misurata in numeri: quanti follower hai? Quanti like ricevi?
L’amicizia non può essere quantificata da un algoritmo.
Il viaggio dell’amicizia: dalle prime scoperte alla gioventù L’amicizia è un sentimento che si costruisce durante la crescita dei nostri figli.
Nei primi anni di vita, l’amicizia è un concetto embrionale. I bambini piccoli vivono quello che gli psicologi chiamano “gioco parallelo”: stanno insieme ma ognuno segue il proprio mondo immaginario, fa il proprio gioco.
Questa fase si basa principalmente sulla vicinanza fisica e sulla condivisione di attività piacevoli: “Sei mio amico perché giochi con me”.
Nell’età scolare i bambini iniziano a cercare attivamente i compagni, formano gruppetti, vivono le prime esclusioni e inclusioni.
È l’età dei “migliori amici”, delle promesse eterne (“ Saremo amici per sempre!”), ma anche dei tradimenti che sembrano la fine del mondo. Cercano qualcuno con cui condividere avventure e segreti.
Emergono anche le prime dinamiche di gruppo, talvolta crudeli. Il bullismo trova spesso qui le sue radici, quando l’appartenenza al gruppo diventa più importante dell’individualità.
La preadolescenza è la stagione delle tempeste emotive. L’amicizia diventa cruciale per la costruzione dell’identità.
I preadolescenti cercano negli amici uno specchio in cui riconoscersi, un porto sicuro dove rifugiarsi dalle tempeste. Le amicizie diventano intense, esclusive, a volte escludenti.
È anche l’età in cui i social fanno ingresso prepotente nella vita dei ragazzi, complicando ulteriormente il panorama relazionale.
L’adolescenza, invece, è l’epoca delle grandi amicizie e delle grandi delusioni. Gli amici diventano la famiglia scelta, quella con cui condividere ribellioni, sogni, paure.

In questa fase, l’amicizia assume spesso caratteristiche romantiche: ci si innamora degli amici, si vivono gelosie, si sperimentano le prime grandi perdite affettive. È l’età in cui si forma il gruppo dei pari che diventa punto di riferimento per scelte, valori, comportamenti.
Ma è anche l’età delle prime grandi delusioni, quando si scopre che l’amico del cuore può tradire, che i segreti condivisi possono diventare armi, che la lealtà non è sempre reciproca.
Nel prossimo Spazio genitori, considereremo il ruolo dei genitori.
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