Ai Overview: La riflessione parte da una constatazione riguardante lo scarso utilizzo integrale, nelle attuali scuole medie, dei grandi classici della letteratura sulla Shoah, come “Il Diario di Anne Frank” o “Se questo è un uomo”, a cui si preferisce spesso la lettura di brani isolati. Questo approccio metodologico riduce le possibilità per i ragazzi di immedesimarsi profondamente nelle vicende storiche descritte. L’articolo ripercorre il valore di questi testi, sottolineando come la vicenda della giovane ebrea rifugiata ad Amsterdam offra agli adolescenti non solo una testimonianza diretta delle persecuzioni naziste, ma anche uno specchio delle proprie inquietudini giovanili. Il testo evidenzia l’utilità di una lettura completa di tali opere per educare le nuove generazioni alla memoria storica e ai diritti civili, contrastando così i rischi derivanti dall’indifferenza.
I classici sulla Shoah nelle scuole di oggi
Ma si danno ancora come letture libri come Il Diario di Anne Frank o Se questo è un uomo di Primo Levi agli studenti delle scuole medie? Ho posto questa domanda, qualche giorno fa, a una mamma di una tredicenne. “Poco”, mi ha risposto. “Si leggono alcuni brani, ma i libri interi non mi è capitato di vederli assegnati”. Nel frattempo pensavo a me, ragazzina, mentre piangevo sulle pagine del Diario di Anne Frank. E poi su quelle di Primo Levi, de La tregua, de Il giardino dei Finzi Contini, de L’amico ritrovato. Libri che ci facevano leggere per comprendere l’orrore di quegli anni. Ci penso soprattutto oggi, nel giorno in cui ricorrono 97 anni dalla nascita di Anne Frank.
L’immedesimazione e il linguaggio del diario
La sua storia ha commosso milioni di ragazze e ragazzi perché possedeva quel potere indescrivibile che hanno alcune storie: il potere dell’immedesimazione. Riconoscersi in Anne era facile, innanzitutto per una questione anagrafica. Era una ragazza come tante altre. Aveva sogni, paure, insicurezze, litigava con i genitori, si interrogava sul proprio futuro. C’erano però altre ragioni che avvicinavano noi ragazzi ad Anne Frank. Il linguaggio che utilizza nel diario è semplice, diretto, spontaneo. Il destinatario dei suoi pensieri è Kitty, l’amica immaginaria alla quale affida segreti, paure e speranze. Un diario segreto, proprio come quello che tante ragazze della sua età custodivano nel cassetto della propria camera. Le storie che racconta sono spesso ordinarie. E le racconta esattamente come farebbe un’adolescente. Quel diario, che altro non è che un quaderno a quadretti rosso e bianco ricevuto per il suo tredicesimo compleanno, diventa da quel momento l’unico luogo davvero libero in cui poter esprimere ciò che pensa, ciò che prova e ciò che teme.
La vita nel nascondiglio e l’adolescenza rubata
Ma il diario di Anne racconta soprattutto i due anni trascorsi nel nascondiglio segreto di Amsterdam, dove lei, la sua famiglia e altre quattro persone ebree si rifugiano per sfuggire alla persecuzione nazista. Due anni vissuti nella paura di essere scoperti, fino al tradimento che porterà tutti alla deportazione. Fuori la tragedia. Dentro la semplicità di quei giorni e il suo tentativo ostinato di restare felice nonostante tutto. Anne scrive mentre il suo corpo cambia, mentre scopre sentimenti nuovi, mentre si affaccia all’adolescenza. A volte è ancora una bambina, altre sembra possedere una maturità sorprendente. Chiusa nel sottotetto della fabbrica che apparteneva al padre, scopre l’amore, prende in giro chi le sta antipatico, si arrabbia, sogna, si interroga sul senso della vita e immagina un mondo diverso da quello che vede oltre le finestre oscurate. Da quell’abbaino osserva il mondo. Vede la povertà, vede la guerra, vede gli ebrei caricati sui camion dai nazisti. Ma sembra osservare anche noi.
L’umanità dietro la Storia
Anne Frank, in quelle pagine che ancora oggi continuiamo a leggere, parla della paura, della speranza, della libertà e della dignità umana. Ci ricorda che dietro ogni numero, dietro ogni vittima, esiste sempre una persona con un volto, una voce, dei sogni.
La speranza è che quei libri continuino a essere letti integralmente dai ragazzi, non soltanto per conoscere la storia, ma per imparare a riconoscere l’umanità dietro la Storia. Per capire che l’odio non nasce all’improvviso, ma cresce lentamente nell’indifferenza. E per imparare a custodire i propri sogni, come fece Anne, che continuò a credere nel futuro e nella bontà dell’essere umano persino quando tutto intorno a lei sembrava negarlo.













