di Vincenzo R. Spagnolo – Tremila immobili sottratti alle mafie verranno presto assegnati «direttamente» ad associazioni ed enti del Terzo settore, senza il coinvolgimento degli enti locali. Il bando vero e proprio, annuncia ad Avvenire il prefetto Bruno Frattasi, direttore dell’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, «arriverà in una quindicina di giorni, al massimo entro metà giugno» e potrebbe interessare un «consistente numero di beni che si stima, al momento, superiore alle 2-3mila unità immobiliari».
Le linee guida. Ieri il consiglio direttivo dell’Agenzia ha approvato i criteri per la redazione del bando stesso, il primo «per l’assegnazione diretta di beni immobili confiscati a enti del Terzo settore». Una decisione che attua per la prima volta, ricorda Frattasi, le norme del Codice antimafia e la previsione introdotta con la legge di riforma del 2017, «che consente all’Agenzia di trasferire in uso ai soggetti del privato sociale beni immobili confiscati in via definitiva, con l’osservanza dei principi di pubblicità trasparenza e par condicio».
Partnership coi comuni. Il bando intende valorizzare la «capacita propositiva» dei soggetti appartenenti al Terzo settore, in una logica di «sussidiarietà orizzontale e di solidarietà» che rispecchia «valori e principi ispiratori della normativa sui beni confiscati alle mafie». Ciò non vuol dire che comuni, province e Regioni verranno tagliati fuori in assoluto: tra i criteri del bando – si legge nel documento visionato da Avvenire –, per mantenere una «correlazione con le autonomie territoriali competenti in materia di welfare sociale» è prevista «una clausola preferenziale» per i progetti sostenuti da amministrazioni locali con una partnership che «si concretizzi anche attraverso la disponibilità ad acquisire la proprietà del bene».
Cinquantamila euro per progetto. Uno dei problemi, rispetto al riuso di beni confiscati, è la necessità di fondi iniziali. Il bando prevederà che a ciascun progetto venga garantito «un contributo finanziario nel limite massimo di cinquantamila euro», impiegando risorse previste nell’ultima legge di Bilancio, che ha stanziato per il triennio 2020-2022 «un milione di euro per ciascuna annualità».
La situazione attuale. Fra il 2010 e il 2018 sono stati sequestrati o confiscati a gruppi criminali oltre 65mila beni mobili, immobili, conti correnti e aziende. Tuttavia, sin dai primi anni Ottanta (ossia da quando esiste la legge Rognoni-La Torre) i beni riassegnati sono stati solo 15mila, di cui 12mila a Comuni, Province e Regioni. Attualmente, nella gestione dell’Agenzia ricadono circa 17mila immobili e 3mila aziende. Nella sola Sicilia si contano più di 6mila beni, seguono Calabria (2.600) e Campania (2.200), poi Lombardia (1.100) e Lazio (oltre 500).
da Avvenire del 27 maggio 2020













