Ai Overview: A 176 anni dalla scomparsa di Honoré de Balzac, avvenuta il 18 agosto 1850 a Parigi, l’analisi della sua vasta produzione letteraria restituisce uno spaccato dettagliato della società borghese che evidenzia dinamiche ancora oggi attuali. Attraverso le pagine della sua opera principale, l’autore ha descritto le ricadute sociali del potere economico e dell’ambizione, affrontando tematiche che vanno dalla disuguaglianza nella distribuzione della ricchezza fino alla compravendita delle informazioni. L’itinerario biografico e intellettuale dello scrittore francese ha compreso inoltre un articolato confronto con il misticismo e il cattolicesimo, oltre a un passaggio in Italia caratterizzato dall’incontro nel capoluogo lombardo con Alessandro Manzoni e da una sfortunata impresa economica in Sardegna.
L’addio di Victor Hugo e la genesi della Commedia umana
Il 18 agosto 1850, una domenica d’estate, Victor Hugo salì le scale di una casa in rue Fortunée, a Parigi, voleva rivedere l’amico Honoré de Balzac, che si stava spegnendo a cinquantun anni, cinque mesi dopo aver sposato la contessa polacca Évelyne Hańska, rincorsa per quasi vent’anni attraverso mezza Europa…quella sera stessa lo scrittore morì. Al Père-Lachaise, Hugo disse ai presenti: «l’attenzione ora non è più rivolta a chi governa, ma a chi pensa».
A 176 anni da quella morte, la Commedia umana (91 romanzi compiuti, oltre duemila personaggi) è un organismo che ha una vita propria: il titolo rimanda alla Divina Commedia, perché dove Dante sale verso Dio attraverso i regni ultraterreni, Balzac scende nei gironi terrestri della Parigi borghese, quelli del denaro, dell’ambizione, della vanità, del potere e lo fa per mostrare ciò che accade quando una civiltà perde la verticalità.
La dimensione spirituale e il ruolo delle opere nel riscatto
Il rapporto di Balzac con la fede era composito: in una lettera del 1837 alla Hańska dichiarò che lo «swedenborgismo» era la sua religione, e in Séraphîta (il romanzo dove un essere angelico ascende al cielo) cercò di rinnovare il misticismo cristiano attingendo a fonti che vanno da Tommaso da Kempis a Teresa d’Avila; poi nel Curato di villaggio costruì la più compiuta apologia del pentimento cattolico nella narrativa francese dell’Ottocento. L’abate Bonnet, protagonista del romanzo, è un prete che converte il villaggio attraverso le opere: irriga terre aride, trasforma una regione desolata, accompagna i peccatori al riscatto. Alla penitente dice: «Vos prières doivent être des travaux», cioè le vostre preghiere devono essere lavori, una frase che sa molto di «Chiesa in uscita».
L’indagine sulle disuguaglianze e il mercato delle notizie
La profezia più alta di Balzac riguarda il denaro, Friedrich Engels scrisse di aver imparato più dal «reazionario» Balzac che da tutti gli economisti; Thomas Piketty, nel Capitale nel XXI secolo, ha sostenuto che la disuguaglianza della ricchezza ereditaria dei nostri giorni si avvicina a quella di Papà Goriot. In Illusioni perdute, Balzac radiografò un mondo dove tutto si compra e si vende (notizie, opinioni, reputazioni) anticipando le dinamiche delle fake news; infine Xavier Giannoli, portando quel romanzo al cinema, ha detto che «il libro ha un’attualità sconcertante» e che Balzac «rivela la matrice del mondo moderno».
Il viaggio in Italia e l’incontro milanese con Manzoni
Balzac conosceva bene anche l’Italia perché soggiornò a Milano nel 1837, dove nel salotto della contessa Maffei incontrò Manzoni: due giganti che si scrutarono senza capirsi, l’esuberanza visionaria del francese e la sobria classicità del lombardo. Poi scese in Sardegna col sogno di sfruttare miniere d’argento, poi fallì, fuggì travestito da mendicante e tornò a Parigi a scrivere fino allo sfinimento.
L’osservazione della società oltre l’anagrafe civile
A rileggere oggi la Commedia umana colpisce quanto Balzac abbia visto prima degli altri: una società dove l’identità è una maschera, il desiderio è un debito e ogni relazione rischia di diventare transazione. Nell’avamprefazione del 1842 aveva dichiarato di voler «faire concurrence à l’état civil», cioè di voler fare concorrenza allo stato civile. L’anagrafe registra i nati e i morti; Balzac ha registrato qualcosa di più: i vivi, con tutte le loro miserie e i loro slanci.













