Bressan: «Riprendiamoci il tempo che serve per i valori»

Il rumore dell’ultimo catenaccio si porta dietro la chiusura delle scuole. Iniziano le vacanze e quindi il tempo estivo. Tempo di stop per darsi riposo e ritrovare il proprio posto di sempre. Come sottolinea il vescovo emerito di Trento monsignor Luigi Bressan, incontrato dopo una celebrazione Agesc, «è un periodo arricchente perché non è tempo sprecato. È un periodo in cui si può crescere con relazioni diverse da quelle scolastiche con incontri nei quali abbiamo più tempo per riscoprire la natura, per riflettere, per la famiglia (nella speranza che tante più persone possano permettersi una vacanza, con la crisi di oggigiorno) e scoprire che si può vivere con meno cose e meno preoccupazioni di quelle che si hanno normalmente ». Monsignor Bressan è stato pronunzio apostolico in Pakistan e ha visitato tanti Paesi e incontrato tanti giovani; che cosa li accomuna e cos’è che li divide? «Il giovane, per fortuna, guarda avanti portando caratteristiche di novità e vitalità. Tutti tentano di costruire in positivo. In Asia, ad esempio, c’è più solidarietà, più l’idea di costruire una società iniziando dalla famiglia. Da noi la famiglia invece è nucleare e più stretta e c’è molto individualismo. Ma abbiamo il senso della dignità personale, in base al quale siamo chiamati a cercare il significato della vita in modo costruttivo, attivo e non passivo. In Asia o in Africa si riscontra più attenzione allo Stato sociale». «Parlando di famiglia – continua il prelato – occorre leggere l’esortazione apostolica di papa Francesco Amoris Laetitia, dove si sottolinea che la famiglia è la prima scuola di valori umani; in essa si impara il buon senso della vita nell’ambito della conoscenza primaria, perché la famiglia è il primo luogo dove si apprende a confrontarsi, ad ascoltarsi, a condividere, a sopportare e aiutare. Ecco perché l’educazione dei figli deve essere caratterizzata dalla trasmissione dei valori di fede». «Se guardiamo oltre – conclude monsignor Bressan – il futuro è di chi sa combattere. Mai abbassare le braccia, piuttosto costruire con prospettive anche a lungo termine. Il mondo cinese ad esempio sa programmare lontano, senza avere paura del sacrificio. Purtroppo in Italia, forse perché per venti o trent’anni non pensavamo fosse necessario, non ci siamo più abituati a farlo. Invece il sacrificio fa parte della vita, occorre affrontarlo senza paura e con tenacia per costruire senza fretta. Oggi si pensa che tutto si possa realizzare velocemente; già: ma questa è l’immagine che ci propongono televisione e mass media perché loro debbono comunicare in fretta… Per costruire cose, relazioni vere occorrono invece tempo e costanza». Del tema del tempo si è parlato anche a New York all’Oiec, il congresso mondiale dell’educazione cattolica. Sottolinea il vicepresidente Agesc Claudio Masotti, riprendendone i temi: «Molto precise sono state le parole di papa Francesco. Occorre restituire al tempo il suo fattore primario specialmente nell’età evolutiva, dall’infanzia all’adolescenza. Infatti ciascuna persona necessita di un proprio percorso temporale per apprendere, consolidare e trasformare le conoscenze. Ritrovare il tempo. Ritrovare il tempo! Significa anche apprezzare il silenzio e soffermarsi a contemplare la bellezza del creato. Trovando ispirazione per proteggere la nostra casa comune e attivando iniziative volte a proporre nuovi stili di vita nel rispetto delle generazioni che verranno. È un atto di responsabilità per i nostri posteri di cui non possiamo disinteressarci». Un compito che tocca anzitutto ai genitori che – conclude il presidente Agesc Giancarlo Frare – «più di ogni altro possono e devono aiutare i giovani in questo processo di restituzione del tempo che nel periodo estivo delle vacanze trova un suo spazio privilegiato».

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