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Oggi è la Giornata mondiale del povero indetta da papa Francesco e giunta alla sua quarta edizione

Caritas, don Pangallo: «Accanto ai poveri, tutti i santi giorni»

Redazione Web

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di Antonino Pangallo * - Il popolo di Dio, con senso della fede, spesso dice: «Siamo nelle mani di Dio». È proprio vero che la mano del Signore costantemente ci tocca, ci sostiene, ci sottrae ai vortici della morte. Nei mosaici del primo millennio, nel catino dell’abside, una mano in alto spunta rivolta verso il basso: il Padre benedice. Michelangelo nella Cappella Sistina ha dipinto la mano divina nell’atto creativo dell’uomo. Le due mani si sfiorano. Nell’icona della risurrezione orientale Cristo risorto, prendendo dal polso Adamo ed Eva, sottrae alla morte il genere umano.

In questa prospettiva meditiamo il passo scelto da papa Francesco per la IV giornata del povero che celebriamo, oggi, domenica 15 novembre: «Tendi la tua mano al povero». Tendi la mano. Nella misura in cui la Chiesa si sente sul palmo divino, essa diviene capace di tendere la mano. Papa Francesco nel messaggio ha scritto: «Ogni anno, con la Giornata Mondiale dei Poveri, ritorno su questa realtà fondamentale per la vita della Chiesa, perché i poveri sono e saranno sempre con noi per aiutarci ad accogliere la compagnia di Cristo nell’esistenza quotidiana».

La nostra realtà sta vivendo momenti di grande crisi. Il rapporto della Caritas italiana, pubblicato lo scorso 17 ottobre, fornisce alcuni dati. L’incidenza dei “nuovi poveri” passa dal 31% al 45%: quasi una persona su due si rivolge alla Caritas per la prima volta. Aumenta, in particolare, il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza e delle persone in età lavorativa. Gli anziani sono costretti ad una solitudine sempre più isolante. Per la metà delle famiglie la crisi ha provocato, infatti, una riduzione del reddito. C’è poi il tema del lavoro, diventato precario per molte categorie. Qualcuno potrebbe dire che la chiesa non deve occuparsi primariamente di questo. Giusta osservazione se non nascondesse la nostalgia dell’ancien régime, la ricerca di una sacralità eterea e disincarnata che offusca tante menti cattoliche, come se non più della deriva secolarizzante. Il disorientamento generale ci fa rinchiudere in sacrestia per paura del virus e non solo.

Qualcuno dei fondamentalisti cattolici vorrebbe mandare in soffitta anche la Dottrina sociale della Chiesa. Ma non si è forse incarnato il Signore? Il mondo spaventa. Eppure la Gaudium et spes si apre con la condivisione delle gioie e del dolore del mondo. Monsignor Meini, al recente consiglio permanente della Cei, parlando delle sfide della pandemia, ha detto «ci hanno condotto alla necessità di riscoprire un annuncio del Vangelo capace ancora di toccare il quotidiano delle persone… siamo chiamati a entrare in contatto con le ferite profonde dell’umanità del nostro tempo per comprendere con realismo come servire e guidare oggi le nostre Chiese».

La giornata in Zona Rossa. Il periodo difficile e complicato che stiamo vivendo impone di svolgere le iniziative previste per la Giornata del povero nel rispetto della Legge. Salvaguardare la salute di tutti ci sembra la strada maestra da seguire. Certo ci manca e ci mancherà la possibilità di pregare insieme, di stare insieme nella gioia e nella condivisione specie con chi è solo, con i tanti “amici” che sono sulla strada, con le tante persone che sono accolte nei servizi, con le persone disabili e fragili. I loro volti, le loro storie, il loro vissuto ci “appartengono’’ ora più che mai. Quella che viviamo deve essere una distanza che unisce. La Giornata, quindi, oggi sarà celebrata, quasi esclusivamente, nelle parrocchie. Anche per recuperare il senso di comunità diocesana, la nostra Caritas ha fornito dei “materiali’’ che potranno aiutare alla preghiera comune, alla meditazione e alla riflessione personale. Riteniamo, infatti, che la celebrazione della Giornata possa essere l’occasione, specie in un tempo di sofferenza e di dolore, per ritrovare il senso autentico del nostro essere cristiani nell’oggi della storia. I nostri “amici’’ riceveranno in dono una sciarpa che le stesse Caritas parrocchiali hanno realizzato coinvolgendo le comunità. La sciarpa vuole significare calore, abbraccio, amicizia. Un oggetto che ordinariamente si regala alle persone care e di famiglia.

Le realtà caritative di ispirazione cattolica. Con particolare stima e attenzione la Caritas diocesana segue il lavoro di cura e di presa in carico delle persone fragili affidate ai servizi degli enti caritativi di ispirazione cattolica. Specie in questo tempo, la gestione delle strutture impone non solo un supplemento di lavoro ma anche una forte carica di fiducia e una capacità di immaginare un futuro possibile. Per ciascuno degli enti e per quanti ne condividono la responsabilità, non si tratta solamente di gestire al meglio questi servizi ma di operare e di agire secondo lo stile del buon samaritano: «Il samaritano cercò un affìttacamere che potesse prendersi cura di quell’uomo, come noi siamo chiamati a incontrare e incontrarci in un "noi" che sia più forte della somma di piccole individualità». Per aiutarci vicendevolmente, ciascuno secondo le proprie responsabilità, la direzione Caritas ha pensato ad un appuntamento per i responsabili degli enti caritativi di ispirazione cattolica, che si è tenuto il 6 novembre, grazie alla collaborazione de L’Avvenire di Calabria. Un modo di ritrovarsi, anche se in streaming, per riflettere insieme sulle ricadute del Magistero di Papa Francesco nella quotidianità dei nostri servizi. C’è bisogno di agire e di operare per creare una cultura che pone al centro la dignità di ogni persona specie quella più fragile e vulnerabile. È una bella sfida. Come in ogni crisi, anche in questa, si può uscire o più solidali o con più egoismo.

Il primato della preghiera. Allo Spirito del Signore chiediamo Grazia e Misericordia per fortificare e vivificare la nostra vocazione cristiana nel servizio delle nostre comunità, a partire delle persone più deboli. La veglia celebrato per l’11 novembre in cattedrale è stato un fermarsi per invocare il dono dello Spirito Santo, la carità che è la Trinità. Sempre di più un operatore della Caritas sente di dover riempire l’anima ed il cuore del fuoco del Vangelo per non essere ridotto a divenire infermiere della storia, assistente sociale. Il rischio della caduta è diffuso. Sia a livello civile, sia a livello ecclesiale, la Caritas viene invocata spesso solo nelle emergenze e con evidente logica di delega. Non dobbiamo smarrire la primaria funzione pedagogica ed evangelizzante della testimonianza. Una comunità cristiana matura è generativa se sa coniugare insieme liturgia, evangelizzazione e testimonianza della carità. E per vivere nella carità di Cristo è necessario un supplemento di preghiera.

* Direttore Caritas Rc

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