Cattolici «stanchi» dell’Europa? Ne ha discusso l’Ac reggina

L’ Azione Cattolica di Reggio–Bova ha deciso di dedicare, quest’anno, uno spazio speciale al tema dell’Europa mediante il convegno diocesano “EurHope – Percorsi di pace nell’Europa della speranza”, tenutosi sabato 30 marzo presso l’auditorium Lucianum, con la presenza di Michele D’Avino, direttore dell’Istituto di diritto internazionale della pace “Giuseppe Toniolo”. La scelta, ha spiegato il presidente Giandomenico Chirico, è dovuta al fatto che l’Azione cattolica continua a guardare all’Europa, nonostante tutto, come fonte e motivo di speranza, virtù cui si conforma lo stile di vita dei laici cattolici.

D’Avino ha poi approfondito l’argomento coniugando il rigore tecnico del giurista con un linguaggio popolare, muovendo dai trattati di Parigi e Roma, con cui tra il 1951 e il 1957 gli Stati europei costituirono le Comunità europee, a quello di Lisbona del 2007, che ha rafforzato la democraticità interna dell’Unione aumentando le competenze e i poteri del Parlamento europeo. Non è fuori luogo per la comunità ecclesiale interrogarsi sulla complessa organizzazione internazionale sorta dopo il secondo conflitto mondiale. Se è agevole osservare come mai nella sua storia l’Europa occidentale abbia conosciuto un periodo di pace così duratura, quale quella che essa vive dal 1945 ad oggi, è ugualmente facile elencare i fallimenti e i gravi errori di prospettiva degli organi di Bruxelles dell’ultimo decennio: essi, ben concentrati sul ferreo rispetto dei parametri economici su cui si fonda l’Unione bancaria e monetaria, si sono mostrati distratti sul completamento dello spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia quanto alla lotta alla criminalità organizzata transnazionale, sin troppo rilevante alle nostre latitudini, oltre che sull’epocale fenomeno migratorio che sta interessando il continente, a partire dalle sue periferiche frontiere mediterranee, spesso dimenticate.

Le istituzioni dell’Unione europea, infatti, hanno colpevolmente mancato nell’attuazione di un principio di redistribuzione solidale dei richiedenti asilo tra tutti gli Stati membri. Ciò ha nutrito la diffidenza dei cittadini e favorito movimenti politici populisti e marcatamente antieuropeisti.

La sfiducia nei confronti dell’Europa non sembra destinata a cessare a breve, almeno finché essa continuerà a ritenere la libera circolazione delle merci e dei capitali più importante per l’integrazione tra gli Stati membri di quella delle persone: in altre parole, finché essa non porrà il valore della persona prima di quello del mercato, dando così ragione delle proprie radici cristiane, costitutive della sua identità, profeticamente ricordate da Benedetto XVI, ma dimenticate dai trattati. Se i cattolici rimarranno indifferenti all’Europa, alle sue istituzioni, alle sue scelte, essa rimarrà a sua volta indifferente ai valori cristiani, tanto a quelli della famiglia e della vita, quanto a quelli della solidarietà sociale e dell’accoglienza: «è un rischio che non possiamo permetterci di correre, ha concluso il relatore, da cittadini europei degni del Vangelo».

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