Se dopo il primo turno delle comunali il pericolo di incorrere in un’illusione ottica riguardava il flop del Movimento 5Stelle, dopo i ballottaggi il rischio è quello di immaginare che il sistema politico italiano sia tornato bipolare e con una maggioranza dei partiti di centro-destra. Non che ci siano dubbi sulla valutazione complessiva del voto – netta e per certi aspetti clamorosa vittoria del centro-destra, altrettanto netta sconfitta del Partito democratico e dei suoi alleati – ma perché proiettare meccanicamente questo esito sullo scenario nazionale non aiuterebbe a comprendere la realtà. Ad affermarlo adesso sono i vertici del Pd, all’indomani del primo turno lo aveva sostenuto Grillo.
Quanto all’exploit del centro-destra, erano mesi che tutti i sondaggi registravano la presenza di un’area elettorale pari se non superiore a quella di Pd e M5S. Tale area ha potuto fare il pieno a livello elettorale sfruttando al meglio il sistema per l’elezione dei sindaci, che le ha consentito di presentarsi come coalizione unitaria, almeno al nord e in parte del centro. Ma sul piano nazionale, con le leggi elettorali in vigore, che risultato avrebbe un ipotetico soggetto unitario, ammesso che sia possibile fare un “listone”? E poi che baricentro programmatico avrebbe, visto che l’elemento trainante sembra essere la Lega?
I Cinquestelle erano dei comprimari nella tornata dei ballottaggi. Ma laddove sono riusciti ad arrivare al secondo turno hanno portato a casa risultati significativi. E’ fin troppo evidente che le dinamiche alla base della nascita e dello sviluppo del movimento siano ben lontane dall’essersi esaurite.













