Coronavirus, il vicario Santoro: «Chiese aperte, ecco perché»

Dopo la recente decisione assunta ufficialmente dall’arcivescovo di Reggio Calabria – Bova, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, per ridurre il rischio di contagio da Covid-19, è intervenuto ai nostri taccuini il Vicario generale della diocesi reggina, monsignor Salvatore Santoro. «Nessuna disposizione – spiega Santoro – può sostituirsi al discernimento e al buon senso di ciascuno, ma è bene che tutti ci adeguiamo a quanto il vescovo ha prescritto». Il documento a firma di monsignor Morosini deve essere affisso all’ingresso di tutte le parrocchie reggine (lo trovi quì).

Cosa sta accadendo?
Nelle ultime ore si inseguono, da parte di organismi governativi, una serie di indicazioni che provocano un clima di oggettiva precarietà tra la cittadinanza. Anche il clero diocesano – in un grande sforzo di sinodalità – si è aperto al confronto interno finalizzato a fornire, alle nostre comunità parrocchiali, degli orientamenti anche di carattere pratico. Vi è un fortissimo senso di responsabile preoccupazione che è comprensibile.
 
Scendiamo in questi consigli pratici. Cosa intendiamo?
Anzitutto occorre evitare allarmismi, ma procedere con grande sensibilità specificando ai nostri fedeli, ad esempio, di evitare che si prolunghino i tempi di permanenza di contatto diretto e ravvicinato tra loro: questo significa invitare tutti a non stare seduti troppo vicini nei banchi; per i parroci occorre evitare omelie lunghe, oltre alle indicazioni già diffuse precedentemente dalla Conferenza episcopale calabra (leggi quì).
 
Le comunità come vivranno i riti della Quaresima?
Abbiamo deciso, assieme, di sospendere tutte le attività, manifestazioni ed iniziative con concorso di popolo. Anche per le Via crucis, ci si attenga, scrupolosamente, alle medesime misure prudenziali, e, se lo si ritiene opportuno, siano eventualmente sospese o svolte, in forma temporalmente contenuta, prima o dopo la Santa Messa. Il Sacramento della Penitenza, poi, sia celebrato nella forma individuale: quindi siano abolite le Celebrazioni penitenziali comunitarie. Raccomandiamo di mettere la giusta distanza tra penitente e confessore, ed evitare di confessare in spazi eccessivamente ristretti.
 
Gli anziani e i malati rischiano di restare da soli?

Fatto salvo il dovere di prossimità e di cura, intrinseco al nostro ministero, le visite agli ammalati siano, possibilmente, ridotte all’amministrazione del Sacramento dell’Unzione degli infermi e del viatico, fornendo ai fedeli opportune indicazioni per la pratica della Comunione spirituale.

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