Costruire Speranza 2 varca la soglia dell’Ospedale reggino

di Giusy Tripodi – Il progetto Costruire Speranza varca una delle soglie più temute dall’uomo, poiché lì si concentra l’essenza della sua fragilità, quella dell’Azienda ospedaliera “Bianchi– Melacrino–Morelli”, luogo in cui speranza e sofferenza sono sorelle e convivono ogni giorno dentro l’animo di tutti quelli che per qualsiasi ragione tra quei corridoi e quelle stanze ci passano: volontari, infermieri, medici, ammalati, parenti e amici di questi ultimi, credenti e non. Tutti a vivere le stesse tensioni, le stesse paure, la stessa solitudine a volte. Il cappellano, don Stefano Iacaopino ha pensato fosse fondamentale diventare, in questa città in miniatura, segno di speranza, con un intenso momento di preghiera.

Si è scelto di fare luce e dare voce alle cose belle, e troppo poco attenzionate, che animano la realtà del famoso nosocomio reggino, spesso agli onori della cronaca non certo per la meraviglia di anime che custodisce e che ogni giorno lottano dimenticando il loro “orario di turno” o come volontari donando il loro tempo, accanto a chi soffre nel corpo e nell’anima. Don Nino Pangallo, direttore Caritas dell’arcidiocesi reggino–bovese ha guidato il momento di preghiera intervallato dalla testimonianza di chi, dentro quell’Ospedale, vive gran parte della propria vita per scelta. Don Nino da sempre impegnato nella lotta alle povertà ed in difesa degli ultimi, ha richiamato con forza l’attenzione sulla necessità di riportare al centro la persona, di guardare al malato non come numero, ma come persona appunto, fatta di corpo e di anima, fragile e che quindi ha bisogno di essere accompagnata, sostenuta, guardata negli occhi con amore, tenuta per mano.

Tra preghiere e canti si sono alternati i racconti di chi a vario titolo vive l’Ospedale, e molteplici sono stati i momenti di riflessione. Intensa la testimonianza di Francesca, giovane donna, che era entrata in ospedale per una diagnosi di neoplasia al seno da cui dice con un timido sorriso: «Di essere completamente guarita» tra i sospiri di sollievo di una Cappella gremita. Francesca da quell’ospedale non è scappata, lo abita oggi come volontaria. A seguire una rappresentante del Movimento per la Vita che sottolinea come aiutare le donne in difficoltà a portare a termine la gravidanza sia sicuramente segno di giustizia, e come al contempo sia complicato ma necessario intervenire sulla cultura di morte della nostra società che rifiuta la vita:« Il bambino non nato, è il più povero tra i poveri». Tanto il desiderio di parlare, di condividere, di far conoscere la bellezza di tutto quello che c’è in mezzo a tanta sofferenza.

Parla la responsabile dell’Unità operativa neonati prematuri raccontando come sia difficile consolare i genitori che vivono quel dramma, ed ancora quante mamme e quanti papà si ritrovino ad avere i piccoli abbandonati alla loro sorte dai genitori naturali, per avere la colpa di essere troppo fragili. Raffaella, ministro della Comunione e della Consolazione, invece, richiama l’attenzione sul fatto che questo nostro nosocomio è il centro della Calabria, e la sua Cappella è stata battezzata come vero Santuario della Consolazione, in cui si fa esperienza di fratellanza, unione, diversità. Don Stefano Iacopino nella conclusione lancia un grido d’allarme perché tanti sono gli aiuti che servirebbero per rendere il lavoro di medici ed infermieri più efficace.. ma allo stesso tempo sottolinea come le cose belle, i miracoli veri, siano lì visibili ogni giorno nella relazione tra pazienti e medici o infermieri.

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