Una mamma e il suo bambino hanno dormito in Stazione. La notizia più triste della giornata arriva dalla voce di don Nino Pangallo, direttore della Caritas diocesana di Reggio Calabria – Bova. Il suo è un accorato appello alle Istituzioni affinché «in questa situazione inedita» riescano «a fare rete». Proprio per questo motivo si susseguono videoconferenze, telefonate e e-mail per concretizzare dei servizi ormai non più rinviabili a favore dei senza fissa dimora.
Il dubbio sui beni confiscati alla Regione. «Sappiamo che alcune case confiscate alla ‘ndrangheta sono state affidate alla Regione Calabria per la gestione di quest’emergenza. L’obiettivo originario è quello di trasformarle a case della salute per la quarantena dei soggetti positivi che non richiedono ospedalizzazione; da una nostra ricognizione esistono immobili che da subito potrebbero essere disponibili anche per i nostri amici senza fissa dimora: perché non si collabora in tal senso?».
L’azione delle Autorità sanitarie. «Abbiamo, invece, regitrato una grande disponibilità dall’Asp e dal Grande Ospedale Metropolitano: ci hanno garantito che nei prossimi giorni effettueranno un monitoraggio in strada e nei nostri centri d’accoglienza. L’obiettivo è quello di comprendere le singole situazioni di vulnerabilità. Ma anche su questo, la domanda che ci poniamo è: chi farà da raccordo a tutte queste attività?»













