Smonta dal turno della notte, Daniela Dattola. Di professione «centodiciottista», impegnatissima nel mondo del volontariato come presidente della sezione di Reggio Calabria della Croce Rossa Italiana. È stanca, lo sentiamo dalla voce, ma non si tira indietro seppure tra poche ore sarà in sede con gli altri volontari: sono i volti invisibili di questa emergenza sanitaria che sta sconvolgendo la vita di ciascuno.
Le tute rosse della Croce Rossa sono state tra le prime attivate; ancor quando il Coronavirus sembrava una “montatura mediatica”.
All’inizio dell’emergenza siamo stati chiamati, tramite la Protezione Civile regionale, per espletare il servizio all’Aeroporto dello Stretto di Reggio Calabria. I nostri volontari hanno controllato la febbre a tutti i passeggeri in arrivo. Il nostro servizio è iniziato i primi di febbraio sino a pochi giorni fa, cioè fin quando l’aeroporto è stato chiuso: abbiamo garantito la nostra presenza costante attraverso due turnazioni utilizzando, prima il termometro digitale e poi il termoscanner.
Come vi state attivando per fronteggiare l’emergenza epidemiologica che, nei numeri, sembra giungere in modo consistente anche in riva allo Stretto?
Al domicilio si presenteranno due volontari, chiaramenti riconoscibili, in divisa della Croce Rossa e fornendo un tesserino, che – attenendosi alle disposizioni degli ultimi Dpcm – concorderanno con le persone assistite come recapitare quanto richiesto pur mantenendo le distanze di sicurezza. Per quanto riguarda la consegna dei farmaci, siamo supportati da un protocollo d’intesa nazionale con FederFarma.
Oltre che presidente della Croce Rossa reggina, vive il tempo straordinario del Covid-19 anche da infermiera a bordo del 118 locale. Quale è la situazione?













