Covid-19 e vita di fede: «Non cedere alla paura»

A seguito dei trasferimenti dei parroci predisposti dall’arcivescovo Morosini, abbiamo raccolto la testimonianza di don Giovanni Gattuso, che dalle parrocchie don Masella e Montebello passa, dopo 7 anni, alla parrocchia dell’antica città di Sant’Agata (Cataforio e San Salvatore).

«A Masella e Montebello ho vissuto anni che non si dimenticano, fanno parte di me, come fanno parte di me gli anni di formazione trascorsi in Seminario. Anni di relazioni intense e di esperienze impensabili. L’impatto non è stato semplice e per il primo anno pastorale ho incontrato tante difficoltà. Ho toccato con mano la fatica e il camminare nella difficoltà, anche nell’incomprensione e nel rifiuto. In queste difficoltà ho sperimentato la vicinanza del Signore. Negli anni ho sperimentato un legame fraterno e amicale con entrambe le comunità».
A Montebello ha vissuto i giorni della zona rossa…
Il Coronavirus ha messo in luce la nostra fragilità e la nostra vulnerabilità. Basta un nonnulla, un nemico misterioso ed invisibile per farci soffrire, per farci ammalare gravemente e per farci morire. Credo che la paura sia il peggior nemico della fede. Se non crediamo, moriamo. Se il nostro cuore non si apre mai alla fiducia, allora rimaniamo prigionieri del sospetto e della paura. La fede, infatti, non chiede altro che la capacità di fidarsi di un altro che ci conosce più di quanto noi conosciamo noi stessi e che provvederà a noi più e meglio di quanto potremmo fare da soli. Ho cercato, come pastore, di far sentire la chiesa vicina alla gente.
Cosa le hanno lasciato Montebello e Masella?
Mi hanno aiutato a mettermi sempre in discussione ed a crescere umanamente e spiritualmente. Il mio servizio nelle parrocchie mi ha fatto capire qual è la vita concreta del sacerdote in parrocchia. Prima bisogna coltivare la comunione con Dio nella preghiera e poi il servizio verso i fratelli. La preghiera è essenziale per un sacerdote, ne va della sua vita spirituale, della sua identità e dell’efficacia stessa del suo ministero.
È giunta l’ora di intraprendere una nuova avventura in quella che fu la città di A Sant’Agata. Come si sente?
È tempo di ripartire, ricominciare. Sento tanta gioia nel cuore per una nuova avventura che inizio nell’antica città di Sant’Agata protagonista di vicende storiche che la resero celebre in tutto il Mediterraneo. Inizio la nuova avventura con tanta gratitudine al Signore, con molto entusiasmo e con spirito di servizio.
Ci trasmetta, infine, un messaggio di speranza da lanciare da questa terra.
Le speranze degli individui si travasano nella comunità e le speranze che sostengono una comunità influenzano gli individui. Dobbiamo sempre avere la passione come comunità di gettare avanti a sé lo sguardo, darsi degli obiettivi, lavorare insieme nella costruzione di un mondo migliore.

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