Crisi, le agenzie di viaggio calabresi chiedono chiarezza

di Tatiana Muraca – Uno scenario non propriamente roseo, quello prospettato da Giovanni Giordano, referente regionale per il Movimento autonomo delle agenzie di viaggio, per quanto riguarda il comparto turistico calabrese, e non solo. Sin dall’inizio della pandemia, insieme agli altri colleghi di tutta Italia, Giordano è stato in prima linea nel manifestare i disagi che l’intero settore ha subito con lo scoppio del Covid–19. Non per niente, anche le agenzie di viaggio e i tour operator calabresi erano presenti nella prima manifestazione nazionale a Roma del 2 marzo, a quella regionale di Lamezia Terme il 3 giugno e all’ultima, sempre nella capitale, del 4 giugno.

Le richieste sono chiare: «Provvedimenti veloci – parole di Giordano – come i finaziamenti delle attività, l’erogazione di liquidità a fondo perduto, nonché la proroga della cassa integrazione per la tutela dei dipendenti. Le agenzie di viaggio – prosegue Giordano – mettono insieme i servizi di base, che vanno dai mezzi agli alberghi, ai servizi. Noi siamo stati i primi a doverci fermare e ora stiamo ripartendo per ultimi». Il timore tra la gente sembra essere ancora molto radicato, e per giunta, a detta di Giovanni Giordano, le condizioni normative vigenti limitano notevolmente la mobilità, «creando molta insicurezza e confusione, che mal si abbinano con il concetto stesso di vacanza e relax. La nostra categoria denuncia mancanza di chiarezza, il ritardo nelle norme. Prima di parlare di rilancio – aggiunge Giordano – bisognerebbe parlare di salvataggio delle imprese turistiche».

Si stima, infatti, una perdita per tutta la filiera di almeno il 70% del fatturato, e si teme di arrivare a fine anno con un meno 80% o 90%. «Ormai la stagione è pregiudicata – continua Giordano – e nessuno salverà un anno di lavoro. Il fatto che alcuni abbiamo riaperto, non significa ripartenza, perché il rischio di chiudere nuovamente è molto alto. Si devono trovare i modi affinchè questo non avvenga: salvare le aziende significa agire subito, ricordandosi che il turismo incide sul 13% del Pil nazionale». La testimonianza di Giovanni Giordano dà contezza della crisi che un intero settore sta attraversando, un comparto che non vive di improvvisazione, ma segue una catena organizzativa. «Le agenzie di viaggio – spiega ancora Giordano – hanno dovuto azzerare un’attività prodotta nei mesi precedenti, rimettendo tutto in discussione».

Un piccolo spiraglio di luce riguarda il turismo di prossimità: i nuovi modi di concepire il viaggio e di adattarsi ai tempi del coronavirus certamente rappresentano un’alternativa plausibile a chi non vuole proprio rinunciare a spostarsi. Anche Giordano attesta un aumento della richiesta a favore di un turismo lento, ecosostenibile e meno di massa. «Una rinascita del made in Italy, chiaramente vissuta con volumi molto più ridotti rispetto al passato. I turisti vanno in vacanza in località più vicine, prediligendo determinate strutture anziché altre; a farne le spese saranno le grandi strutture alberghiere 

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