Da «paese fantasma» a città dell’accoglienza

Li hanno definiti i “paesi fantasma”: sono quei luoghi prima abitati e successivamente abbandonati a causa di calamità naturali, dissesti economici, migrazioni, etc. Nel bel paese, secondo il censimento dell’Istat, se ne contano un migliaio circa, ma la crisi economica in atto rischia di far lievitare il numero di paesi abbandonati.
La Calabria non costituisce l’eccezione a questa disarmante “regola” nazionale. Nello stivale se ne contano una decina circa, tuttavia il dato è destinato a crescere, tanti e tali sono le emigrazioni verso il centro nord non solo della penisola.
Tra i paesi con “emorragia” di abitanti c’era fino a qualche tempo addietro anche Sant’Alessio d’Aspromonte, paesino dell’hinterland reggino.
Il numero degli abitanti è recentemente passato da 340 a quattrocento circa. Ciò è frutto delle iniziative varate dall’amministrazione comunale. In modo particolare del primo cittadino, Stefano Ioli Calabrò e di Luigi De Filippis, medico, impegnato nella gestione dei migranti sotto il profilo sanitario.
Nel centro pre-aspromontano “una ringhiera è stata dipinta con i colori dei Paesi di provenienza dei migranti. I migranti sono stati inseriti nei servizi di pulizia delle aiuole, nel recupero floreale e in laboratori di falegnameria”.
La presenza dei migranti può contribuire a contrastare lo spopolamento di tanti paesini, un tempo particolarmente attivi.
Un valido contributo giunge attraverso il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), col quale “si concretizza nel nostro Paese un sistema di accoglienza che vede al centro la rete degli enti locali impegnati in progetti di ‘accoglienza integrata’ sul territorio”.

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