Avvenire di Calabria

Dal fondo del pozzo

Le tragedie che diventano notizie e un libro di Domenico Quirico

Paolo Bustaffa

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

“Oggi chi si cura più dell’anima? Se la si menziona è solo per distrazione”. Si apre con un pensiero del filosofo rumeno Emil Cioran il libro del giornalista Domenico Quirico dal titolo “Il tuffo nel pozzo. È ancora possibile fare del buon giornalismo?”.
Nell’attraversare il fiume delle notizie – e nell’essere attraversati dallo stesso fiume – la domanda di Cioran, che diventa anche la domanda di Quirico, diventa una provocazione e un appello.
Nella narrazione mediatica della sofferenza e della morte si vorrebbe cogliere una vibrazione di umanità capace di smuovere la coscienza dall’indifferenza e dall’assuefazione.
Difficilmente questo accade e preoccupa quest’assenza perché è il segno di un vuoto nel quale si muove spesso l’informazione.
Domenico Quirico non si rassegna e si interroga come uomo che ha negli occhi i volti di persone morenti o frammenti di persone uccise là dove infuriano la guerra e l’odio.
“Che cosa è – scrive – la vita di un giornalista? Che cosa è stata la mia vita? Sono le persone che ho incontrato, per raccontarle. Ogni frammento della mia esistenza è composto da un frammento della vita loro, da mille piccoli terribili tratti di vita nel momento in cui, in un luogo e in un tempo, ci siamo incrociati per caso o per scelta”.
Le brutte notizie che anche in questi giorni vengono dalla porta accanto come dagli estremi confini del mondo, danno ulteriore forza a un altro pensiero di Quirico: “Per scrivere si scende nelle profondità insondabili dell’essere, il proprio e soprattutto quello degli altri. Scrivere, sì, appartiene al mistero. E invece…”.
Invece quello che solitamente accade nel modo dei media sembra lasciare spazio a “un giornalismo del sentito dire” dove l’incontro diretto con le persone non è ritenuto necessario per costruire una notizia, per scrivere un editoriale, per essere firma di successo.
Un buon giornalismo non può però esistere senza un supplemento di umanità e così una sana opinione pubblica non può esistere senza un risveglio della coscienza di ogni persona.
Quirico lo conferma con una professionalità che non gli impedisce di piangere accanto a un uomo morente anche se non può che essere testimone di una morte da raccontare. Di fronte a tragedie che si stanno consumando e annunciando c’è una responsabilità dei giornalisti e c’è una responsabilità dei lettori.
L’immagine del pozzo che Quirico richiama nel titolo del libro è per entrambi. È un invito a calarsi nella profondità del mistero della vita dell’uomo per emergere con la forza disarmata e disarmante di un’anima da menzionare non per distrazione.

Articoli Correlati

Michele Porcelli, il cordoglio di Avvenire di Calabria

L’operatore e registra di LaC Tv è morto in circostanze tragiche durante le riprese di uno speciale sul quale stava lavorando assieme ai colleghi Comito e Bellissimo. Nel tentativo di recuperare il suo drone ha perso l’equilibrio ed è scivolato in un dirupo.

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website.