Pubblicata la prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, Robert Francis Prevost, un lavoro iniziato da papa Francesco sul tema del servizio ai poveri, nel cui volto – scrive – riconosciamo «la sofferenza degli innocenti». Il nuovo Pontefice raccoglie e porta a compimento il sogno di Bergoglio, espresso tre giorni dopo la sua elezione: «Ah, come vorrei una Chiesa povera per i poveri!». In Dilexi te il Papa denuncia «la dittatura di un’economia che uccide», la mancanza di equità, le violenze contro le donne, la malnutrizione e l’emergenza educativa. Fa suo l’appello del predecessore per i migranti e chiede ai credenti di far sentire «una voce che denunci», perché «le strutture d’ingiustizia vanno distrutte con la forza del bene».
Una voce che nasce dalla continuità
«La condizione dei poveri rappresenta un grido che, nella storia dell’umanità, interpella costantemente la nostra vita, le nostre società, i sistemi politici ed economici e, non da ultimo, anche la Chiesa». Con queste parole si apre Dilexi te, la prima esortazione apostolica di papa Leone XIV, pubblicata oggi, giovedì 9 ottobre 2025. Il testo nasce dal lavoro che papa Francesco aveva iniziato negli ultimi mesi della sua vita, in continuità con l’enciclica Dilexit nos.

Leone XIV, religioso agostiniano, raccoglie l’eredità del suo predecessore e la rilancia, facendo propria l’idea di una Chiesa che si fa compagna dei poveri.
L’esortazione, articolata in 121 paragrafi, unisce dimensione spirituale e impegno sociale, chiamando i fedeli a riconoscere il volto di Cristo nei poveri e nelle vittime delle nuove forme di esclusione.
La povertà non è una scelta
Il Papa denuncia con forza la tendenza a giustificare la povertà come condizione naturale o conseguenza di un destino personale. «La povertà non è una scelta», scrive Leone XIV, «e anche i cristiani, in tante occasioni, si lasciano contagiare da ideologie mondane o da orientamenti politici ed economici che portano a ingiuste generalizzazioni e a conclusioni fuorvianti».
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L’impegno della Chiesa per i poveri, pur essendo cresciuto negli ultimi decenni, resta “insufficiente” di fronte alle disuguaglianze e alle povertà emergenti. Il Papa richiama la necessità di andare oltre l’assistenza, per affrontare le cause strutturali della miseria. «Dobbiamo impegnarci sempre di più a risolvere le cause strutturali della povertà», afferma. E aggiunge: «La mancanza di equità è la radice dei mali sociali».
“La carità non è un percorso opzionale”
Nel documento, Leone XIV rilancia la visione di una Chiesa che si riconosce nelle Beatitudini. «La Chiesa deve essere la Chiesa delle Beatitudini», scrive, mettendo in guardia dal rischio di vivere la fede “nella logica del calcolo e del tornaconto”. Per il Papa, la carità non è un atto accessorio, ma la misura autentica della fede. «La carità non è un percorso opzionale», ribadisce, perché solo attraverso di essa la Chiesa rende credibile l’annuncio del Vangelo. L’elemosina, osserva, «è giustizia ristabilita, non gesto di paternalismo».
I poveri, “una questione familiare”
Tra le frasi più forti del testo, l’affermazione che i poveri non sono “un problema sociale”, ma «una questione familiare». «Sono dei nostri», scrive Leone XIV, «non possono essere abbandonati al proprio destino». Il Papa invita a riconoscere nei poveri dei maestri silenziosi, capaci di insegnare umiltà e autenticità in un mondo dominato dall’indifferenza. «I poveri possono evangelizzarci», afferma, «perché ci fanno riflettere sull’inconsistenza dell’orgoglio aggressivo con cui spesso affrontiamo la vita».
Le nuove povertà e la dignità calpestata
L’esortazione dedica ampio spazio alle nuove povertà: non solo materiali, ma anche morali, culturali e spirituali. Leone XIV denuncia con particolare forza le condizioni delle donne, “doppiamente povere” perché vittime di esclusione, maltrattamento e violenza. Condanna inoltre l’indifferenza verso i migranti e i profughi, ricordando che «in ogni migrante respinto è Cristo stesso che bussa alle porte della comunità». Riprendendo i quattro verbi di papa Francesco – “accogliere, proteggere, promuovere e integrare” – Leone XIV afferma che essi non valgono solo per i migranti, ma per tutti coloro che vivono nelle periferie esistenziali. «La Chiesa, come una madre, cammina con coloro che camminano. Dove il mondo vede minacce, lei vede figli; dove si costruiscono muri, lei costruisce ponti», scrive.
Una critica all’economia che esclude
Il Pontefice denuncia le dinamiche di un’economia che uccide e che, in nome del profitto, nega la dignità umana. «È doveroso continuare a denunciare la dittatura di un’economia che uccide», afferma, «riconoscendo che mentre i guadagni di pochi crescono esponenzialmente, quelli della maggioranza si allontanano sempre più dal benessere di questa minoranza felice». Leone XIV parla di una “nuova tirannia invisibile” che impone le proprie regole “in modo unilaterale e implacabile”, minando la libertà degli Stati e la tutela del bene comune. «La dignità di ogni persona umana dev’essere rispettata adesso, non domani», ammonisce il Papa.
I modelli della tradizione cristiana e il diritto all’educazione
Nel testo, numerosi riferimenti ai santi e agli ordini religiosi che, nei secoli, hanno incarnato il Vangelo della carità: san Francesco d’Assisi, sant’Agostino, san Benedetto e gli Ordini mendicanti. Leone XIV cita anche l’opera dei Camilliani e di tante congregazioni femminili che hanno servito i malati e gli esclusi, ricordando che «la carità cristiana, quando si incarna, diventa liberatrice». L’educazione dei poveri, afferma il Papa, «non è un favore, ma un dovere», richiamando l’esempio di san Giuseppe Calasanzio, fondatore della prima scuola popolare gratuita in Europa.
La voce dei movimenti popolari
Un passaggio significativo dell’esortazione riguarda i movimenti popolari, che Leone XIV considera una risorsa profetica per il cambiamento sociale. «È necessario ascoltare la voce dei movimenti popolari», scrive, «perché se non li ascoltiamo, la democrazia si atrofizza». I movimenti, aggiunge, «invitano a superare l’idea delle politiche sociali come iniziative verso i poveri, ma mai con i poveri o dei poveri».
Una conversione del cuore
L’esortazione si conclude con un appello accorato alla conversione personale e comunitaria. «Le strutture d’ingiustizia vanno riconosciute e distrutte con la forza del bene», scrive Leone XIV, richiamando l’esigenza di una “trasformazione delle mentalità” che parta dal Vangelo.

«La carità è una forza che cambia la realtà, un’autentica potenza storica di cambiamento», sottolinea il Papa. Ed è proprio dall’amore di Dio, espresso nel titolo Dilexi te (“Ti ho amato”), che nasce il suo invito finale: una Chiesa che non si separa mai dai poveri, perché in essi riconosce la carne stessa di Cristo.













