Don Galatti al Soccorso, tra passato e futuro

A seguito dei trasferimenti dei parroci predisposti dall’arcivescovo di Reggio Calabria–Bova, Giuseppe Fiorini Morosini, per il nuovo anno pastorale, la parrocchia del Soccorso è stata affidata a don Gaetano Galatti. Il nuovo parroco subentra a monsignor Giorgio Costantino. Abbiamo parlato con don Gaetano Galatti di questa nuova tappa della sua vita sacerdotale, che lo stesso sacerdote definisce «un nuovo inizio e, al tempo stesso, anche un ritorno al passato. Non avrei mai immaginato che sarei ritornato in un “luogo–memoriale” del mio cammino e della mia esperienza religiosa. Ho sempre, nel corso di questi anni di ministero sacerdotale, celebrato in luoghi che a me sono stati particolarmente cari e per me significativi, ma non mi era mai capitato di ritornare al Soccorso. È stato un ritorno sorprendente anche per me. Ho assaporato in queste prime settimane di presenza nella nuova parrocchia il fascino della Cappellina che ventisette anni fa mi accolse, dando idealmente il via al mio cammino vocazionale. Si tratta sì di un ritorno al passato, ma tutto questo rappresenta oggi anche il mio presente. Oggi percepisco in modo chiaro che quel “passaggio” sicuramente non fu frutto del caso, ma voluto da Dio».
In che modo le sembra abbia reagito la comunità al suo insediamento? Che progetti ha per questo nuovo cammino?
Le sensazioni che ho avuto in questi primi giorni sono chiaramente positive e spero che lo siano anche per la comunità che mi sta accogliendo. Sento anche il peso di questa grande responsabilità che il nuovo incarico mi trasmette. Si tratta di una comunità molto grande, localizzata in un preciso ambito territoriale, cresciuta nel corso dell’ultimo mezzo secolo fino a diventare una delle realtà più grandi della nostra vita diocesana. È una comunità che ha generato tantissime vocazioni e alla vita religiosa e al sacerdozio ministeriale. Questo significa che c’è stata un’azione potente dello Spirito Santo sulla vita di questa comunità parrocchiale nel corso dei decenni.
Un anno trascorso nella parrocchia di Vito. Cosa le ha lasciato questa esperienza?
Per me è stato un anno importantissimo, eccettuata la parentesi del lockdown che sta sconvolgendo la vita di noi tutti e, anche, delle nostre comunità parrocchiali. A Vito mi sono sentito subito a mio agio, quasi in famiglia. Gli ultimi mesi, quelli successivi al periodo della chiusura (giugno–settembre), sono stati mesi importanti anche per via del riavvio dei lavori del rifacimento della chiesa parrocchiale, che ormai da tempo necessitava di un restauro. A Vito mi sono sentito accolto, apprezzato, voluto bene. Alla comunità di Vito va il mio grazie e la gratitudine per ciò che quotidianamente mi hanno sempre dimostrato.
Ci parli del suo percorso di studi, prima di tornare in Calabria è stato a Roma.
Sì! Ho trascorso a Roma quasi due anni e mezzo. Ho chiesto di poter andare a studiare, poiché ho capito che la mia formazione mancava di qualcosa di molto importante. A differenza di molti miei confratelli con i quali ho condiviso gli anni importanti della formazione io non ho avuto la possibilità di approfondire questioni oggi importanti. Da qui è nata l’esigenza di aggiornare la formazione ricevuta. Roma e la Gregoriana, dove ho svolto i miei studi in Teologia dogmatica, è stata l’occasione per fare esperienza della Chiesa universale. Quotidiano era il confronto con chi portava esperienze di fede e di vita molto diverse dalle nostre. Tutto questo ha contribuito ad arricchire il mio bagaglio di fede e di vita.
Ci lasci un messaggio di speranza, in questi tempi così difficili, per tutti i fedeli.
La nostra società mi sembra che viva un forte deficit di speranza. La speranza è prima di tutto una virtù teologale, ma è anche, umanamente parlando, figlia di visioni positive. Siamo chiaramente in un tornante particolare della storia dove forte è in tutti il bisogno di ricostruire dei percorsi che possano riattivare logiche di speranza. In tutto questo le comunità parrocchiali e non solo hanno un loro ruolo preciso ed essenziale.

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