Ai Overview: Il 14 ottobre il calendario internazionale fissa due appuntamenti centrali per le tematiche ambientali e la gestione degli scarti: la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti e l’International E-Waste Day, dedicato specificamente all’elettronica di consumo. L’iniziativa principale, coordinata dalla Global Alliance for Incinerator Alternatives, mira a illustrare le criticità sanitarie ed ecologiche derivanti dalla combustione, proponendo il passaggio strutturale a un modello “rifiuti zero”. In parallelo, si accende l’attenzione sui Raee, i rifiuti che registrano il maggiore incremento su scala globale. La corretta dismissione di questi apparecchi consente il recupero di materie prime seconde, mentre la loro gestione irregolare produce gravi danni ecologici e sociali. Un impatto che risulta particolarmente gravoso quando i residui tecnologici dei paesi industrializzati vengono trasferiti illecitamente verso il Sud del mondo, innescando dinamiche di inquinamento acuto e compromettendo la salute delle comunità locali.
L’impegno globale contro l’incenerimento e per il riciclo
Il 14 ottobre è la Giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti. Un’iniziativa promossa dalla Global Alliance for Incinerator Alternatives, una rete globale di centinaia di organizzazioni, con l’obiettivo di sensibilizzare governi, istituzioni e cittadini sui danni ambientali e sanitari degli inceneritori e dei termovalorizzatori. Quindi parallelamente promuovere la cultura “rifiuti zero” e dare priorità a riduzione, riutilizzo, riciclo e compostaggio. Questa data coincide anche con la Giornata internazionale dei rifiuti elettronici (nota in tutto il mondo come International E-Waste Day) istituita nel 2018 dal Weee Forum (l’associazione internazionale dei sistemi di e-waste) con l’obiettivo fondamentale di sensibilizzare cittadini, aziende e istituzioni sul corretto smaltimento e sul riciclo dei Raee (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche). I dispositivi elettronici dismessi (dagli smartphone agli elettrodomestici) contengono grandi quantità di materie prime seconde preziose come oro, argento, rame, ferro e alluminio, che possono essere recuperate e reinserite nei cicli produttivi dell’economia circolare.
Le regole per lo smaltimento dei Raee e i rischi dell’abbandono
Se abbandonati in discariche abusive o smaltiti insieme alla spazzatura indifferenziata, i Raee rilasciano sostanze altamente tossiche come piombo e mercurio, inquinando il suolo e le falde acquifere. I rifiuti elettronici rappresentano la tipologia di rifiuti a più rapida crescita al mondo, spinta dai costanti aggiornamenti tecnologici e dal consumismo. I rifiuti elettronici non vanno mai gettati nei cassonetti tradizionali. Per disfarsene in modo sicuro e legale ci sono tre vie principali: isole Ecologiche/Centri di Raccolta, ogni Comune mette a disposizione aree apposite in cui i cittadini possono conferire gratuitamente i vecchi dispositivi. Il ritiro “Uno contro Uno” quando si acquista un nuovo apparecchio tecnologico, il negoziante (o il sito e-commerce) è obbligato per legge a ritirare gratuitamente quello vecchio equivalente. O il ritiro “Uno contro Zero”, i grandi negozi di elettronica (con superficie superiore ai 400 mq) hanno l’obbligo di ritirare gratuitamente e senza alcun obbligo di acquisto i piccolissimi Raee di dimensioni inferiori ai 25 centimetri (come vecchi smartphone, cavetti, telecomandi e spazzolini elettrici).
I flussi illegali e le conseguenze sanitarie nel Sud del mondo
Va detto che l’80% dei rifiuti elettronici globali dei paesi ricchi finisce illegalmente nel Sud del mondo, aggravando la povertà e danneggiando l’ambiente. Molti scarti dei paesi industrializzati vengono spediti in Asia e Africa etichettati in modo ingannevole come “apparecchiature usate o di seconda mano” per aggirare la Convenzione di Basilea. Nazioni come il Ghana (con la celebre area di Agbogbloshie ad Accra) e la Nigeria sono tra le mete principali di questi flussi. Nelle discariche informali locali, i materiali di valore come rame e oro vengono estratti bruciando i cavi a cielo aperto o usando acidi corrosivi, senza alcuna protezione per i lavoratori. I fumi e i metalli pesanti (come piombo, cadmio e mercurio) avvelenano l’aria, le falde acquifere e i terreni agricoli circostanti. Le comunità locali, inclusi molti ragazzi e bambini che rovistano tra i rottami, affrontano gravissime malattie respiratorie, neurologiche e della pelle.













