Ai Overview: Il primo novembre ricorre il diciassettesimo anniversario della scomparsa di Fortunata Evolo, nota a tutti come Natuzza. La mistica di Paravati ha segnato profondamente la devozione in Calabria e in Italia, attirando nel tempo migliaia di fedeli grazie alla sua semplicità e alla sua spiritualità. Mentre il processo di beatificazione prosegue e il nuovo santuario mariano accoglie un numero crescente di pellegrini, la sua vicenda biografica diventa un’opera teatrale. Lo spettacolo “Fortunata di Dio”, con protagonista Annalisa Insardà, farà il suo debutto al Teatro Cilea di Reggio Calabria il 31 ottobre, offrendo una narrazione in grado di unire la dimensione umana e quella religiosa di una figura centrale per l’identità del territorio.
Il legame incancellabile con la comunità dei fedeli
Il primo novembre saranno trascorsi diciassette anni dalla morte di Fortunata Evolo, per tutti semplicemente Mamma Natuzza. Eppure, il tempo sembra non aver allentato il legame tra la mistica di Paravati e il popolo dei fedeli. Un legame che continua a rinnovarsi, alimentato dai ricordi personali, dalle testimonianze di chi l’ha incontrata e da chi, pur non avendola conosciuta, sente ancora vicina la sua presenza.
Natuzza ha trascorso tutta la sua vita a Paravati, piccola frazione di Mileto, nel cuore del Vibonese. Un’esistenza segnata dalla povertà, dall’analfabetismo e dalle fatiche della Calabria rurale del dopoguerra, ma anche da fenomeni mistici che avrebbero attirato l’attenzione di medici, studiosi, teologi e fedeli. Visioni mariane, racconti di dialoghi con gli angeli, presunte bilocazioni, le stimmate che si manifestavano durante la Settimana Santa e le misteriose emografie: episodi che nel corso degli anni hanno portato alla sua casa migliaia di persone, molte delle quali in cerca di una risposta, di una preghiera o semplicemente di una parola di conforto.
Da Paravati all’attenzione internazionale
Chi è cresciuto negli anni Novanta, soprattutto in Calabria, ricorda Natuzza come una presenza familiare. Si parlava di lei nelle case, la sua figura entrava nelle conversazioni quotidiane, il suo nome veniva evocato nei momenti di difficoltà e di speranza. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio, Paravati è diventata una meta di pellegrinaggio sempre più conosciuta, capace di richiamare persone da tutta Italia e anche dall’estero. Con il crescere della sua notorietà si sono moltiplicate le testimonianze di guarigioni ritenute inspiegabili, conversioni e incontri vissuti dai fedeli come esperienze straordinarie.
L’umiltà e l’avvio della causa di beatificazione
Ma, al di là dei fenomeni che hanno accompagnato la sua vita, c’è un tratto che torna nei racconti di chi l’ha conosciuta: l’umiltà. Nonostante le persone che cercavano di incontrarla e l’attenzione cresciuta intorno alla sua figura, Natuzza continuava a definirsi un «verme di terra», senza attribuirsi meriti e mantenendo un atteggiamento di obbedienza alla Chiesa. È anche attraverso questa semplicità che la sua storia continua a parlare a chi si avvicina alla sua spiritualità.
Dal 2019 Natuzza è riconosciuta come Serva di Dio e la sua causa di beatificazione è in corso. A Paravati, il grande santuario del Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, legato alla visione che Natuzza avrebbe avuto nel 1944 e consacrato nel 2022, è diventato un punto di riferimento per i pellegrini. Un luogo che accoglie una devozione cresciuta nel tempo e che, ancora oggi, trova nella figura della mistica calabrese una delle sue espressioni più sentite.
L’opera teatrale al debutto nel capoluogo reggino
La fede si fa teatro: al Cilea arriva Fortunata di Dio A pochi giorni dall’anniversario della sua morte, la storia di Natuzza lascia per una sera i luoghi della devozione per arrivare sul palcoscenico. Il 31 ottobre il Teatro comunale Francesco Cilea di Reggio Calabria ospiterà la prima di Fortunata di Dio – La storia di Natuzza Evolo, opera teatrale dedicata alla vita della mistica di Paravati.
Prodotto da Show Net e voluto dal promoter Ruggero Pegna, lo spettacolo porta la firma del regista Andrea Ortis, con musiche originali del maestro Francesco Perri. A interpretare Natuzza sarà l’attrice calabrese Annalisa Insardà, chiamata a dare voce e corpo a una figura che appartiene profondamente alla memoria collettiva della regione.
Una narrazione tra dimensione personale e religiosa
La rappresentazione ripercorre le tappe della sua esistenza, dall’infanzia segnata dalle difficoltà ai fenomeni mistici, fino all’eredità spirituale dei Cenacoli di Preghiera. Scenografie, proiezioni e narrazione accompagneranno il pubblico in un racconto che intreccia la dimensione personale con quella religiosa, restituendo la storia di una donna rimasta legata alla sua terra anche quando la sua fama aveva ormai superato i confini della Calabria.
Dopo la tappa reggina, lo spettacolo proseguirà il 3 novembre al Teatro Politeama di Catanzaro e il 5 novembre al Teatro comunale di Vibo Valentia.
Per chi ha conosciuto Natuzza attraverso i racconti familiari, per chi si è recato a Paravati almeno una volta e per chi continua a rivolgersi a lei nella preghiera, l’appuntamento teatrale sarà un’occasione per ritrovare una storia che fa parte dell’identità religiosa e popolare calabrese. Una storia che, diciassette anni dopo la sua morte, continua a essere raccontata, vissuta e tramandata. Perché ci sono persone che restano nella memoria di una comunità non per ciò che hanno posseduto o conquistato, ma per il segno che hanno lasciato nella vita degli altri.













