Esame di maturità, parla la studentessa: «È tempo di scegliere davvero»

La testimonianza tra nostalgia e attesa: «Viviamo l’appuntamento con la giusta tensione, ma anche serenità»

Sabato 7 giugno, il suono stridente e ridondante della campanella ha esaudito il desiderio degli studenti di lasciarsi l’anno scolastico alle spalle e di iniziare la tanto attesa stagione estiva. Per alcuni, però, lo stesso suono ha raggiunto note un po’ più profonde, potremmo dire, più mature. L’ultimo giorno di scuola è stato l’atto finale di un percorso che i maturandi 2025 stanno per concludere, travolti dalla consapevolezza di essere arrivati al termine di un capitolo ricco di emozioni — belle e brutte — e, al tempo stesso, dall’euforia di iniziare una nuova storia ancora tutta da scrivere.



Mentre attraversavamo per l’ultima volta i corridoi della scuola, noi maturandi non abbiamo fatto altro che chiederci come sia stato possibile essere arrivati fin qui. A ogni passo ci siamo domandati: «Lo sto facendo davvero?».


PER APPROFONDIRE: Calabria, tempo di maturità: voci dalla scuola. Ascolta il podcast


Nel tentativo di trovare una risposta ci siamo rifugiati nei sorrisi dei nostri compagni di classe, con i quali, alla fine, sappiamo bene di aver trascorso momenti indimenticabili. Ci siamo specchiati negli occhi sempre vigili dei collaboratori scolastici, ricordando che tutti, almeno una volta, abbiamo passato l’ora a chiacchierare con loro tra gossip e vecchi aneddoti. Abbiamo incontrato nei bagni le stesse facce che per cinque anni ci sono sembrate estranee, ma che adesso salutiamo con affetto e un po’ di nostalgia.

La voce del nostro professore preferito, che per l’ultima volta ha chiamato l’appello di classe, ci ha fatto sentire più vicini l’un l’altro e, al tempo stesso, ci ha dato la forza di urlare in coro: «Presente», di dire «Eccoci, siamo qui». Le emozioni provate l’ultimo giorno di scuola sono state tante e ci hanno permesso di estraniarci, per un attimo, dalla confusione e dall’allegria generale dell’inizio dell’estate, un inizio che però ha un sapore leggermente diverso rispetto agli altri anni.



Il mese di giugno, per noi maturandi, oscilla tra il richiamo del mare che si fa sentire sempre di più e il timido tentativo di riorganizzare le idee per prepararci al fatidico esame di maturità. Mentre sfogliamo le pagine dei nostri appunti, cercando di non cedere alla tentazione di chiudere tutto e uscire, la parola «maturità» ci rimbomba in testa.

Maturità: che cos’è? Siamo pronti a scoprirlo?

Forse maturità vuol dire vincere le nostre paure, smettere di dubitare, sapere esattamente cosa fare. O forse maturità significa riconoscere che adesso siamo noi a decidere della nostra storia, che le nostre scelte non saranno più parole gettate in aria e che è arrivato il momento di iniziare ad assumerci le nostre responsabilità. Ci sentiamo pronti? Assolutamente no. E non dobbiamo esserlo.

Dobbiamo solo trovare il coraggio di iniziare a provare, rischiando di cadere, consapevoli di essere in grado di saperci rialzare.

Gli esami di maturità ci spaventano?

Forse sì, o forse no. Ma siamo pronti ad affrontarli con la giusta sicurezza, con la freschezza e la leggerezza che contraddistinguono la nostra imprevedibile, scapestrata, energica — ma comunque bellissima — generazione.

* maturanda – Msac Reggio Calabria

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