Fare memoria, principio dell’impegno

Libera ha celebrato il «suo» 21 marzo. Un’occasione valida per ribadire ancora la grande centralità dell’informazione

L’elenco dei nomi – ricordato durante la Giornata dell’Impegno e della Memoria, promosso da Libera ogni 21 marzo – quest’anno si è composto di 1.011 vittime, ma come detto da Vincenzo Chindamo, fratello di Maria, due giorni prima della manifestazione, questo numero non può che rappresentare un dato da cui partire, perché colpita è tutta la società civile, composta da gente perbene. Parole forti, che muovono le coscienze, quelle di Vincenzo, che ha definito i familiari “carne viva”, le cui ferite sanguinano ancora.

Il suo appello si è rivolto ai corpi intermedi, alle associazioni, ai cittadini, affinché considerino sempre più larga la portata del proprio impegno di contrasto alle mafie. Basta retorica sulla memoria. Per Libera, infatti, memoria significa scavare nel passato e conoscere la nostra storia più nobile: quella di tutti i coloro che hanno perso la vita a causa della prevaricazione criminale e mafiosa, quella di chi si è battuto per la difesa dei propri ideali e di quelli di intere comunità, per l’affermazione della giustizia e della libertà. Per questo un’informazione onesta, corretta, è un bene senza tempo, da salvaguardare, perché essere informati significa saper leggere gli eventi e tradurne le conseguenze, consente scelte consapevoli, volte al bene, mantiene salda la democrazia, aumenta i processi di trasparenza, di integrazione e rispetto delle regole del vivere civile.
 
È questo il grido di dolore comune a tutti i familiari delle vittime innocenti che hanno assistito all’archiviazione dei procedimenti in cui parti offese erano i propri cari. Pensiamo a diversi volti, penso ad Augusta, la moglie di Vincenzo Agostino, penso ad Anna, la mamma di Daniele Polimeni. Donne che non ci sono più, ma che fino all’ultimo si sono battute per avere verità e giustizia. La memoria si configura quindi come un dovere sociale, e come tale chiama tutti a fare la propria parte, a rendere vivo il ricordo di chi non c’è più, chiama tutti a proiettarsi e ad impegnarsi verso “comunità immaginate”, rifondate su percorsi comuni e orientate al giusto ed al bello. In questa chiave, la narrazione rappresenta il filo della memoria e dell’emancipazione, un filo che non si spezza, ma lega, un filo che tramanda le storie dei giusti, che unisce a doppio nodo la memoria all’impegno ed al riscatto collettivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Fede in famiglia

Aula G, la fede in famiglia: le vacanze comr occasione per discutere con i giovani di spiritualità

Famiglia risparmio

Vacanze consapevoli: come orientare il riposo estivo verso la sobrietà e la solidarietà concreta

Social media e minori

Social media e minori: le limitazioni europee sull'uso dei device

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email