Di seguito il testo integrale dell’omelia dell’Ordinario Militare, l’Arcivescovo Santo Marcianò, pronunciata stamattina nel corso della celebrazione di Santa Barbara, alla presenza dei vertici della Marina Militare, in Santa Caterina a Magnanapoli in Roma, Chiesa Principale dell’Ordinariato Militare per l’Italia.
Quanto è diversa la festa di oggi rispetto a un anno fa!
Con quanta gravità risuonano al nostro cuore le parole del Vangelo (Lc 9,23-26): «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua»!
Gesù parla non solo della croce ma della croce di «ogni giorno»: una nota interessante dell’evangelista Luca, riferimento alla croce concreta, alla croce che si radica nello spazio e nel tempo, nell’oggi della nostra vita e della vita del mondo.
Voi militari, voi militari della Marina – lo dico con convinzione e ammirazione – siete stati e siete decisivi anche nella gestione di questa emergenza inattesa; avete rappresentato e rappresentate, sul piano sanitario e sociale, un punto di forza del nostro Paese, un elemento di sicurezza per la nostra gente, afflitta, spaventata e impoverita.
Ma lo avete fatto e lo fate – questo è molto bello – seguendo Gesù, sulle orme della vostra Patrona Santa Barbara. Lo fate affrontando una forma di “martirio”, ovvero, secondo l’etimologia della parola, offrendo una “testimonianza” libera e autentica di servizio d’amore al prossimo.
Se ci pensiamo bene, il verbo «prendere», riferito alla «croce», indica l’atteggiamento attivo di chi non subisce ma si fa carico, prende su di sé. È vero, Gesù esorta a prendere la “nostra” croce; ma ci chiede di farlo come Lui, seguendo Lui. E non è forse vero che la Sua croce racchiude le nostre croci, le croci degli uomini di tutto il mondo e di tutti i tempi?
Questa pandemia ha tolto il velo su tanti di questi inganni, ha messo davanti al mondo la realtà della croce e delle singole croci, svelando al contempo la risposta che solo l’amore riesce a dare, a cercare, a inventare. Un amore che è tale in chi – spiega ancora Gesù – sa «rinnegare se stesso».
Penso al modo in cui avete rinnegato voi stessi, non solo non esitando a mettere da parte i vostri interessi, il vostro tempo, la vostra incolumità ma richiedendo un supplemento di disponibilità, di rischio… un supplemento d’amore alle vostre stesse famiglie.
La famiglia di un militare ha una vocazione speciale, lo ripeto spesso. Vive in comunione con una dedizione straordinaria, che supera i limiti del dovere professionale o i tempi lavorativi e si identifica con quel senso della missione che, sempre, ci trascende.
«Che giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi si perde o rovina se stesso?», ci avverte Gesù. E quante vite di uomini si perdono ogni giorno dietro la smania di guadagni disonesti, l’abitudine alla corruzione, la schiavitù delle dipendenze, la violazione del creato e la manipolazione della vita umana, soprattutto quella dei più fragili e piccoli!
Si perdono, costoro, perché perdono la vita e il senso della vita. E qualunque guadagno non potrebbe restituirlo, come stiamo sperimentando dinanzi al diffondersi della pandemia e delle sue conseguenze.
Ecco, mentre tali ingiustizie si consumano, consumando chi le persegue, voi prendete sulle spalle, con la vostra croce, le croci di tanti fratelli, soprattutto i più piccoli e fragili, nella quotidianità di un servizio ricco di contenuti e di valori, e oggi più che mai necessario alla comunità umana e alla Chiesa. Così, voi cogliete il senso della vita: perché la vita si salva – spiega Gesù – solo se «si perde»; se si la perde per Lui!
Certo, la nostra condizione non è, come la sua e come quella di tanti fratelli e sorelle ancora oggi nel mondo, una persecuzione a motivo della fede. Ma la fede, spingendoci oltre noi stessi, ci aiuta a cogliere il grido dei fratelli, ci porta a soccorrerli perdendo la nostra vita, e ci permette di realizzare quell’augurio che il Papa esprime come speranza, pensando al giorno in cui avrà termine questa pandemia: «che alla fine non ci siano più “gli altri” – scrive – , ma solo un “noi”» .
Santo Marcianò
2) Ivi, 35













