Figli di una montagna dimenticata: le Guide il giorno dopo

di Luca Lombardi* – Il momento si presenta come assolutamente inedito. Mentre si inizia a rapportarsi con l’ignoto, si prende coscienza del valore delle proprie azioni e diventa chiaro che: «per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo». Allora il pensiero, primo e forte, concentra sulla salute e sulle fragilità. Deve essere così. Il primo momento, le guide, che hanno bloccato le attività ben prima del sancito lockdown, lo hanno sposato con responsabilità e fiducia. Spesso si dice che i sacrifici volentieri si sopportano, di fronte al proprio lavoro che diventa il più bello del mondo.

Ebbene non è bello il lavoro della Guida in Aspromonte. Il sole ti brucia le braccia e la nuca, la pioggia ti bagna le ossa e la neve ti gela le dita. Ore di preparazione che pesano sulla testa e chilometri che tremano sulle gambe, per arrivare a quei giorni in cui, con la responsabilità che insiste sulle spalle, l’impegno diventa denaro. Cosa ci spinge a farlo? Uno sconfinato amore verso la terra, madre, casa. La nostra. Siamo fieri del nostro lavoro e ne rivendichiamo tanto le gioie quanto i dolori. Provare questo amore sarebbe l’augurio più grande che potremo fare. Oggi, mentre il tempo di restare a casa si sta esaurendo, questo amore e questi sacrifici vengono dimenticati. Ancora una volta.

Arriva il secondo momento, la ripartenza, nel quale in Calabria si pensa a tutto, purché sia compreso tra una via marina e una battigia. Una regione di Parchi (ben 4), che guarda le spiagge senza mai voltarsi indietro. Un mare bellissimo, che lascia senza parole, dal quale emerge la storia e quelle montagne dove si sposano meraviglia e resistenza. Riandare le vie delle montagne, in Aspromonte, Sila o Pollino vorrebbe dire ripartire davvero. Lo “sviluppo” odierno mostra i suoi limiti e la scoperta della natura e dei suoi equilibri diventa il paradigma necessario per colmare la distanza che abbiamo interposto tra il nostro se reale ed ideale.

I Parchi possono diventare così luoghi dell’anima, dove digerire il processo che ci ha portato a tutto questo. Così il turismo si trasforma in esperienza e scoperta, fatto di luoghi minuscoli e spazi immensi. Luoghi che non aspettano le favole non a lieto fine dello “sviluppo turistico”, ma che vivono e possono vivere con circuiti integrati di viaggio, di terra e dei suoi frutti.

Il terzo momento è quello che ancora attendiamo, quando volgeremo lo sguardo dal nostro splendido mare alla nostra splendida montagna dove è facile mantenere le distanze tra le persone e difficilissimo con la natura. Che questo momento tiglioso ci porga un’opportunità: riflettere su che Calabria vogliamo, sul peso della storia e della terra sotto i nostri piedi. Le restrizioni oggi ci impongono scelte che potrebbero portarci alle esperienze più belle mai vissute, perché autentiche e non programmate. Magari accadrà in Aspromonte, in Sila o sul Pollino. I “nostri” luoghi e le nostre guide sono pronti, non perché perfetti, ma fatalmente veri.

* Associazione Guide Ufficiali del Parco Nazionale Dell’Aspromonte

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