Franco Arminio indaga la dimensione spirituale dell’amore nel suo nuovo libro di poesie

FRANCO ARMINIO

Ai Overview: La recente pubblicazione di Franco Arminio, “L’incredibile non si può dire a tutti”, si inserisce in un dibattito culturale che trova inaspettate convergenze con la riflessione spirituale contemporanea. L’uscita della raccolta poetica coincide temporalmente con la promulgazione dell’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV, delineando un orizzonte tematico condiviso: la necessità di preservare la natura umana di fronte alle spinte disgregatrici della modernità. L’articolo approfondisce questo parallelismo temporale e contenutistico, mettendo in luce come i versi dell’autore offrano una prospettiva in cui il sentimento assume i connotati di una pratica curativa e di un ritrovato slancio verso la sfera del sacro.

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L’urgenza condivisa nella difesa dell’umanità

Il nuovo libro di poesie di Franco Arminio, “L’incredibile non si può dire a tutti” (Rizzoli, pagine 147, euro 18) , è arrivato in libreria negli stessi giorni dell’uscita di “Magnifica humanitas“, la lettera enciclica di Papa Leone XIV sul bisogno ineludibile di custodire la parola umana. Una coincidenza, null’altro, ma le coincidenze non sono solo il verificarsi simultaneo di uno o più eventi che non per forza hanno un legame di causa ed effetto; ma sono pur sempre un segnale e, come diceva Leonardo Sciascia:“Le sole cose sicure in questo mondo sono le coincidenze. Ma, non divaghiamo e non mischiamo (con tutto il rispetto per Arminio) un libro di poesie, con una lettera enciclica del papa. Tuttavia, come non cogliere l’intento comune nel libro e nell’enciclica: la difesa (e la riscoperta) dell’umanità. Il papa, nel tempo in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, ravvisa l’urgenza di restare profondamente umani, “custodendo con amore la magnifica umanità”, e Arminio, in tempi di guerra avverte l’urgenza di “tornare a cantare l’amore come guarigione”. C’è la parola “urgenza”, che unisce la raccolta di poesie e l’enciclica papale, e non è poco se il fine (il religioso e il letterario) è riscoprire l’amore, come antidoto a un mondo disumano e ingiusto. Lasciamo ora agli stessi versi di Arminio – perché di questi che ci occupiamo in questa rubrica – il compito di spiegare l’urgenza di donarsi alla vita, senza riserve: “Ci sarà un giorno/ in cui penserai meravigliata: /come fu strano quel tempo iroso /in cui nessuno stava calmo/ e ognuno pensando al giorno dopo/ perdeva le sue ore liete/ e fiorivano non viste le rose/ della vita. Era la stagione/ in cui il re del nero/ ogni mattina inventava una guerra/ e chi aveva uno spirito gigante/ si sentiva in esilio, faticava /a camminare tra le macerie di quegli anni/ […] “ .

Il ritorno al divino per oltrepassare il visibile

Il poeta che racconta storie d’amore senza tempo ha spiegato pochi giorni fa in un’intervista quella parola “incredibile”, che fa parte del titolo del libro, con la tensione avvertita di dover andare oltre il visibile, con l’idea di rimettere in circolazione il religioso: “Credo che una delle nostre difficoltà sia questa sorta di diserzione dal divino, dal sacro, che non è riferita alle istituzioni ecclesiastiche. Con la tecnologia, con questo illuminismo male inteso, uno pensa di capire tutto ma in realtà non capisce nulla. L’amoreè il luogo in cui l’infinito e l’invisibile hai la sensazione di avvistarli. Una tensione utile, soprattutto in questo periodo”. C’è la pace, come antidoto al frastuono del mondo nelle poesie del libro: […] “ La pace è fuori da questo tempo/, ma ancora viva nel cuore dei santi/, nei disegni dei bambini/ […]“.Arminio, ha sempre scritto sull’amore ma in questa nuova raccolta, che arriva dopo un periodo di silenzio, c’è di nuovo che coglie dell’amore la dimensione religiosa, qualcosa che va oltre il desiderio o il significato filosofico; un invito a inoltrarsi nei labirinti di un sentimento antico, da utilizzare come pratica e guarigione dei mali di oggi, perché, dice: “Amarsi è l’ultima /e la prima insurrezione “.

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