Ai Overview: La Giornata Mondiale della Conservazione della Natura 2026 rappresenta uno snodo temporale rilevante per tracciare un bilancio a metà del percorso verso gli obiettivi di tutela della biodiversità fissati per il 2030. Nonostante i traguardi delineati dal Quadro Globale di Kunming-Montreal, i dati attuali evidenziano un marcato deficit di finanziamenti e un tasso preoccupante di deforestazione ed estinzione delle specie. In Italia, il quadro è complesso: le sfide ambientali misurano un consumo di suolo ai massimi storici e posizioni istituzionali contrastanti in sede europea, sebbene si registrino contestualmente importanti iniziative di ripristino ecologico sostenute dai fondi del Pnrr. Su questo scenario si innesta il magistero di papa Leone XIV, che sollecita un passaggio concreto verso azioni di cura tangibili per la salvaguardia della casa comune.
Il bilancio globale sulla biodiversità verso il 2030
Oggi è la Giornata Mondiale della Conservazione della Natura (ricorrenza ambientale diffusa, priva di riconoscimento ufficiale Onu) e la giornata cade quest’anno in un momento di passaggio, perché il 2026 segna la metà esatta del cammino tra l’adozione del Quadro Globale per la Biodiversità di Kunming-Montreal, firmato nel dicembre 2022, e la scadenza dei suoi 23 obiettivi fissata al 2030. Il bilancio intermedio, purtroppo, è allarmante: il divario annuale di finanziamenti per la biodiversità supera i 700 miliardi di dollari, la deforestazione tropicale ha raggiunto i 4,3 milioni di ettari nel 2025, oltre 48mila specie risultano a rischio estinzione (questi sono dati della Lista Rossa dell’Iucn).
Le scadenze europee e le politiche italiane
In Europa il banco di prova ha una scadenza: entro settembre tutti gli Stati membri devono consegnare a Bruxelles i Piani Nazionali di Ripristino previsti dalla Nature Restoration Law, il regolamento che impone di riportare in salute almeno il 20% degli ecosistemi degradati entro il 2030. L’Italia ha una posizione contraddittoria, perché fu tra i Paesi contrari all’approvazione della legge nel 2024, e poi tra i primi a recepire il declassamento della protezione del lupo da specie «rigorosamente protetta» a «protetta», con il voto del Senato dell’11 marzo: Luigi Boitani, presidente della Large Carnivore Initiative for Europe e professore emerito alla Sapienza, ha definito la misura «evidentemente il risultato dell’azione di una lobby politica», priva di adeguato supporto scientifico, mentre il piano nazionale di gestione del lupo, presentato nel 2015, è ancora fermo alla Conferenza Stato-Regioni.
Consumo di suolo da record e progetti di ripristino
Il patrimonio da custodire è enorme perché il Belpaese ospita oltre il 30% delle specie animali europee e quasi il 50% di quelle vegetali su un trentesimo della superficie del continente: circa 58.000 specie faunistiche, 161 vertebrati minacciati. Il rapporto Ispra 2025 registra 83,7 chilometri quadrati di suolo consumato nel solo 2024, il valore più alto degli ultimi dodici anni: 2,7 metri quadrati al secondo. Puglia, Sardegna, Abruzzo e Lazio sono tra le regioni dove il cemento avanza più rapidamente e i tagli alle aree protette della Legge di Bilancio 2026 aggravano il quadro, anche se qualcosa si muove in direzione opposta. Il National Biodiversity Future Centre, finanziato dal Pnrr con oltre 320 milioni di euro, coordina interventi di ripristino in quindici aree pilota su sette habitat: il progetto europeo Buzz Life, guidato da Legambiente, crea corridoi ecologici per gli impollinatori in città come Roma, Siena e Campobasso, mentre nei mari il progetto Mer ha liberato centinaia di metri quadrati di fondali dalle cosiddette reti fantasma, restituendo spazio alle specie marine.
L’appello di Leone XIV alla conversione ecologica
Sul versante ecclesiale, Leone XIV ha inserito la cura della «casa comune» tra i tratti portanti del suo primo anno di pontificato, basti pensare che a Castel Gandolfo, per il decennale della Laudato si’, ha invitato a passare «dal raccogliere dati al prendersi cura», da «discorsi ambientalisti a una conversione ecologica che trasformi lo stile di vita personale e comunitario». Ad Acerra, nella Terra dei fuochi, ha chiesto «un vero cambiamento di mentalità economica, civile e perfino religiosa», e ai Dialoghi del Borgo Laudato si’, a giugno, ha esortato a «coniugare la conoscenza locale con la responsabilità globale».
La Giornata di oggi vuole essere, prima di tutto, un invito all’azione perché il tempo per invertire la rotta si accorcia, ma le promesse, come i suoli, si consumano in fretta.












