Avvenire di Calabria

Monsignor Satriano apre il Convegno "Missio Ragazzi"

Giovani chiamati ad annunciare il Vangelo

Tanti i giovani convenuti nella capitale

Redazione Web

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Di Anna Russo

Chiamati perché amati: in questo consiste la scoperta della propria vocazione». Con queste parole Monsignor Giuseppe Satriano, arcivescovo di Rossano– Cariati e membro della Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese della Cei, ha aperto il Convegno nazionale di «Missio Ragazzi,» che si è concluso nella Casa per ferie «Ospitalità Bakhita» di Roma. Proseguendo nel suo intervento monsignor Satriano ha sottolineato che «tutta la vita, dalla nascita alla morte, si svolge sotto lo sguardo dell’amore di Dio». Ma non si può parlare di vocazione senza parlare di una relazione profonda, ricca di amore, significativa: la vocazione all’essere uomini e donne, la vocazione alla dimensione umana, che si basa su tre passaggi fondamentali: pensare, discernere, scegliere. «Il ‘pensare’ – ha detto il vescovo – lo si fa attraverso l’ascolto della realtà che percepiamo e ci interroga: se il mondo non entra dentro la nostra vita, se rimane fuori, non è possibile crescere. Dobbiamo permettere alla vita di inquietarci, istruirci, disarcionarci». Fondamentale, poi, è il ‘discernere’ soprattutto nella società di oggi, nella quale si è abituati a delegare tutto,anche le scelte personali. E lo ‘scegliere’ è la misura della libertà:«Non possiamo conservare tutto e il contrario di tutto, perché scegliere una cosa significa rinunciare ad un’altra». Rifacendosi all’immagine dell’icona dei discepoli di Emmaus, il vescovo, infine, ha chiarito come il compito di un educatore sia quello di condurre il ragazzo a cogliere il senso da dare alla propria vita: «Accompagnare l’altro, non sostituirsi all’altro – ha rimarcato il presule – essendo capace anche di scomparire, proprio come fa Gesù quando i due discepoli, abbandonati al pessimismo per la morte del loro maestro, scoprono accanto a loro la sua presenza».

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