Giù le mani dal Parco nazionale dell’Aspromonte

Avevamo deciso di non intervenire, nonostante, a distanza di qualche ora dal cosiddetto “cambio a vertice” al Parco Nazionale dell’Aspromonte, fossero stati lanciati i chiari segnali di una “dismissione” del carattere istituzionale dell’Ente dello Stato.
La circostanza, infatti, sigillata dal solito selfie, non era sfuggita agli attenti “lettori” della politica locale, i quali l’avevano subito “interpretata” come il superamento delle paure che terrorizzavano Falcomatà negli anni in cui il Parco è stato rappresentato da altra figura.
Ma ci risiamo. Il Parco Nazionale dell’Aspromonte, Ente dello Stato, ieri ha partecipato, con il suo “reggente”, all’evento partitico organizzato da “La Svolta” e da “Reset”, su espresso invito del Sindaco Falcomatà.
Avremmo preferito che la fin qui sconosciuta attenzione del Sindaco Falcomatà verso il Parco si fosse avvertita anche nel passato. Così non è stato, e ce ne dispiace.
Eppure, molteplici sono state le occasioni perché ciò avvenisse … ma, se serve, ve ne darò ragione e conto (coi documenti) nelle prossime occasioni.
Una straordinaria opportunità, ad esempio, è stata soffocata al tempo della redazione dello Statuto della Città Metropolitana, dove, al di là di qualche frase incidentale, non vi è traccia della dignità, del valore e della esclusività dell’Area Protetta, la più importante nella geografia Euro-Mediterranea. Come pure non v’è traccia delle inedite prospettive che questa irripetibile congiuntura lasciano intravedere nel processo di metropolizzazione.
Ma, evidentemente, l’obiettivo di una non celata alleanza di partito tra Falcomatà e Creazzo nasconde ben altre finalità.
E in un tempo in cui i vaccini sono messi in discussione, anche il “nanismo politico” sembra voler infettare il Parco Nazionale dell’Aspromonte: difatti, sono trascorsi solo pochi giorni dall’inizio della “reggenza” e già qualcuno pensa di guarire i propri “problemi di statura” “strumentalizzando” un Ente dello Stato con una propaganda priva di grammatica e di punteggiatura.
L’Ente Parco non si consegnerà nelle mani incerte di una smarrita politica locale, che vorrebbero “marchiarlo” con vessilli e sigle di partito. Falcomatà, piuttosto, incontri il Presidente della Comunità del Parco, espressione e rappresentanza eletta dei 37 Comuni che ricadono all’interno di quell’Area Protetta che copre 1/3 del territorio della Città Metropolitana e di cui Falcomatà non sospetta neanche l’esistenza. Se vorrà farlo, potrebbe ascoltare le istanze e le preoccupazioni di quelle realtà “espulse” e marginalizzate, fragili e isolate, dove le distanze rispetto a Reggio sono tutt’altro che fisiche.

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