Gli effetti dei conflitti bussano alla porta tra possibili razionamenti energetici, rincari e soprattutto voglia di Pace

Stretto di Messina

Mentre lo scenario internazionale resta segnato da una profonda incertezza, le ripercussioni dei conflitti si manifestano concretamente anche sul territorio reggino attraverso un sensibile aumento del costo della vita e alcune restrizioni operative. Le autorità governative e l’Unione Europea delineano piani di emergenza che potrebbero modificare le abitudini quotidiane dei cittadini, dalla mobilità al lavoro, mentre i settori produttivi primari della provincia, dall’agricoltura all’allevamento, si trovano a fronteggiare rincari insostenibili che minacciano la tenuta dei bilanci aziendali e familiari.

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Le nuove misure per il risparmio energetico

Mentre uno spiraglio di tregua si affaccia all’orizzonte resta nell’aria un clima di forte incertezza. Certo è difficile farsi i conti in tasca mentre la rete rimbalza le immagini di morti e feriti nell’ultimo bombardamento da questo o quel confine. Intanto però gli effetti della guerra, o meglio delle guerre, cominciano a farsi sentire anche per chi è lontano dalle bombe. I lanci di agenzia nella giornata di ieri vedevano il governo italiano prepararsi all’ipotesi di un possibile razionamento energetico a partire dal prossimo maggio. Lo scenario degli esperti anche su indicazione della stessa Unione Europea parla di possibili targhe alterne per i mezzi privati e un ritorno allo smartworking per evitare spostamenti.

Limitazioni ai trasporti e rincari dei carburanti

Anche l’aeroporto di Reggio Calabria nei giorni scorsi era rientrato tra quelli interessati dalle limitazioni nel rifornimento di carburante. Le scorte ridotte come sempre sono destinate in questi casi a voli d’emergenza, sanitari e di Stato, sullo Stretto come negli altri scali nazionali. I prezzi dei carburanti intanto restano alti nonostante gli interventi del Governo per arginare la situazione. I portafogli dei reggini contano quelle venti in euro in meno circa che sommate cominciano a far stringere la cinghia su altro come hanno già notato i negozianti.

L’impatto sui consumi e sul settore agricolo

La crisi colpisce tutti e dallo scorso 1° aprile 2026 le bollette del gas per i clienti vulnerabili in Maggior Tutela sono in aumento del 19,2% con rincari annui stimati fino a 168 euro per una famiglia di due persone. Non va meglio in agricoltura dove in un mese di guerra i costi per il settore dell’olio d’oliva sono cresciuti di 205 euro a ettaro di uliveto, secondo le stime di Divulga, mentre per i cereali sono balzate mediamente di almeno 65- 80 euro ad ettaro, con picchi fino a 200 euro per la coltivazione del mais, che si ripercuote anche sugli allevamenti incidendo sull’alimentazione del bestiame. Anche produrre una tonnellata di latte costa alle stalle 40 euro in più rispetto a prima.

Bilanci in rosso anche nei frutteti – spiega Coldiretti – dove gli incrementi stimati nelle prime settimane di guerra si stanno traducendo in aumenti fino a 35 euro a tonnellata. Ma a soffrire sono anche il florovivaismo e il vino. Mentre il mondo auspica nell’immediato una pace stabile e duratura si appresta ad affrontare una crisi che comunque avrà probabili conseguenze sulla lunga distanza per ciascuno.

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