Gli studenti progettano la seconda vita del bene confiscato

La scuola che fa impresa: ottocento metri quadrati di cultura e legalità sottratti alla ‘ndrangheta per produrre e vendere aceto di concentrato d’arancia. Lo splendido panorama dello Stretto di Messina è il contesto che contempla una sfida, quella dell’Istituto tecnico superiore “Augusto Righi” di Reggio Calabria che – grazie a un bando del Miur – è riuscito a convertire in pratica un assioma spesso solo annunciato: incidere sul futuro dei ragazzi partendo dal proprio territorio. Così un bene confiscato al re dei videopoker, Gioacchino Campolo, a Gallico, quartiere a nord di Reggio Calabria, è tornato nella proprietà intellettuale degli studenti che ne hanno curato un restyling a trecentosessanta gradi. Tutto parte dalla Fondazione “Antonino Scopelliti” (intitolata al giudice del maxiprocesso a Cosa Nostra trucidato dalla ‘ndrangheta) che interloquendo con il dirigente scolastico e i docenti del “Righi” ha stimolato un’attività sperimentale. L’istituto è lo storico centro di formazione dei geometri reggini, ma da qualche anno ha ampliato la sua offerta formativa con altri due indirizzi di studio: biotecnologie e logistica. Positivo anche l’interessamento degli attori istituzionali: il Comune di Reggio Calabria che ha concesso l’uso del bene confiscato per gli studi necessari e la sezione delle Misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria che ha consentito agli studenti di fare un’esperienza pratica su un sito riqualificato a Rizziconi ed estromesso allo strapotere criminale della cosca Crea. Da qui l’idea di non fermarsi “solamente” alla ristrutturazione dei locali dell’azienda confiscata a Campolo, obiettivo del progetto ministeriale. Un’attività che ha appassionato i giovani reggini che si sono tuffati nel lavoro di riconsegna alla collettività del sito, che è ubicato in una vallata, il cui contesto naturalistico rappresenta una vera e propria miniera per la produzione agrumicola. In ventotto giorni si è sviluppato lo studio di un prodotto, l’aceto concentrato di arancia, che in Italia ha pochissimi alter ego: mentre in altre regioni c’è un’assoluta penuria di agrumi, spesso nel reggino diverse tonnellate vengono portate al macero. Gli studenti, accompagnati dai docenti, hanno quindi elaborato tutto il processo produttivo e sviluppato una vera e propria analisi di mercato, evidenziandone la sostenibilità e studiando anche i metodi per instillare la curiosità su un prodotto che presenta molte peculiarità. Unitamente a questo aspetto, gli altri discenti delle classi di logistica hanno sviluppato l’impianto di gestione dei mezzi sia all’interno dello stabilimento, sia impegnati nella media e grande distribuzione. Infine i ragazzi di costruzione hanno progettato la ristrutturazione di due capannoni, dediti alla produzione, nonché dell’area uffici e degustazione. Il progetto, quindi, rappresenta una grande opportunità per il Comune di Reggio Calabria che potrebbe bandire la gestione del sito, consegnando l’annesso studio tecnico sulla riqualificazione strutturale e imprenditoriale, a una cooperativa di giovani reggini. Una splendida “buona prassi” da replicare che potrebbe far superare le difficoltà – testate – di quanti si trovano a gestire dei beni confiscati fatiscenti e improduttivi.

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