I centri estivi di due parrocchie speciali: Gaza e Aleppo

“Un raggio di luce nel buio” della Striscia di Gaza e di Aleppo, due campi di battaglia che ancora non conoscono pace ma dove non tramonta la speranza soprattutto se a nutrirla sono i più piccoli, ragazzi e bambini.
Per loro la parrocchia della Sacra Famiglia di Gaza e i frati francescani della parrocchia di san Francesco d’Assisi della città siriana hanno organizzato dei campi estivi dove “poter dimenticare il sibilo delle bombe e dei razzi, la polvere delle macerie inghiottita per lunghi mesi, la paura di non vedere più i propri amici e familiari”, come spiega al Sir padre Mario Da Silva, parroco latino di Gaza.
Gli scontri delle ultime settimane ai confini della Striscia, con i militari israeliani, hanno provocato la morte di oltre 120 palestinesi, in gran parte giovani e migliaia di feriti molti dei quali hanno riportato disabilità permanenti. Ad Aleppo, dopo il cessate-il-fuoco del dicembre 2016, nell’assenza delle istituzioni governative è ancora “alta” la minaccia del fondamentalismo islamico. La città, come testimoniato non più tardi di qualche giorno fa al Sir dal parroco latino padre Ibrahim Alsabagh, “è distrutta al 60%, mancano ancora l’elettricità e l’acqua potabile, da che era una grande polo industriale, Aleppo ora è ridotta a un piccolo villaggio dove si soffre la fame e la mancanza di lavoro”. Condizioni di vita disperate anche a Gaza dove, afferma Sami El-Yousef, amministratore generale del Patriarcato latino, “l’elettricità è erogata per sole 4 ore al giorno, l’acqua potabile manca quasi del tutto, la rete fognaria è inservibile e la disoccupazione è al 45%, con punte del 65% tra i giovani e le donne”.
Striscia di Gaza. “Ogni giorno, dalla fine di maggio, nel grande piazzale della parrocchia si ritrovano 150 bambini cristiani, dai 4 ai 16 anni. Per loro – dice padre Da Silva che guida una comunità di poco più di 100 cattolici (i cristiani della Striscia in totale sono circa 1.000, ndr.) – abbiamo organizzato i campi estivi durante i quali possono giocare, fare sport, condurre attività di laboratorio e di circo, cucinare, pregare, studiare inglese. Grazie all’animazione dei nostri scout e operatori pastorali i nostri piccoli saranno impegnati fino al 21 giugno per un’attività che, tutti speriamo, li aiuti a superare i tanti momenti difficili che la vita quotidiana nella Striscia di Gaza mette loro davanti”.
“Il loro sorriso e gli occhi felici di questi giorni sono la ricompensa più bella che possiamo ricevere che ci dona la forza necessaria per andare avanti nella nostra missione e che rende la vita in queste zone di guerra più umana”, dice il parroco.
Aleppo. “Con te cresco” è il tema scelto quest’ anno dalla parrocchia san Francesco D’Assisi di Aleppo per il centro estivo. Due mesi, riferiscono dalla Custodia di Terra Santa, durante i quali 350 giovani potranno dilettarsi dal canto alla danza, dallo sport allo studio, dai laboratori artistici a quelli linguistici senza dimenticare la preghiera, come sottolinea mons. George Abu Khazen, vicario apostolico di Aleppo: “Con Cristo cresciamo e cresciamo nella pace, nell’accettare l’altro e se possiamo vivere i nostri valori umani e cristiani”. Il campo estivo è nato dal desiderio comune dei genitori e della Chiesa che “i bambini crescano, dal punto di vista umano e spirituale, come Gesù nella casa di Nazareth, in età, sapienza e grazia davanti a Dio e davanti agli uomini”. “Il nostro scopo è far crescere i ragazzi, non solo farli giocare”, conferma Mike Hallaq, direttore esecutivo del campo estivo. “Vogliamo che giochino, che siano felici, ma allo stesso tempo che possano fare qualcosa che li migliori”. La novità di quest’anno, aggiunge Hallaq, è che “il campo estivo è stato aperto anche alle altre parrocchie di altri riti della città così da condividerne insieme gli obiettivi e il metodo: far crescere i bambini come discepoli di Cristo. Mettere al centro il bene di ciascuno e mettere il ragazzo nelle condizioni di sviluppare le proprie capacità”. Per Roula Mistrih, responsabile operativo del campo. “Il centro estivo deve essere per i piccoli partecipanti un’oasi felice, una risorsa di gioia nelle loro vite”. “Mi auguro – aggiunge – che possano migliorare la loro relazione con Gesù e, allo stesso tempo, accrescere i loro talenti e praticarli”. In poche parole: “Un centro estivo che porti gioia, speranza e pace nel cuore di Aleppo”.

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