Avvenire di Calabria

I voti e la verità

Il 9 maggio non ci siano solo ricordi e fiori per Aldo Moro

Paolo Bustaffa

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“Perché la verità, cari amici, è più grande di qualsiasi tornaconto. Datemi da una parte milioni di voti e toglietemi dall’altra parte un atomo di verità e io sarò comunque perdente”. È riportato sul retro copertina del libro “Morte di un Presidente” questo pensiero che Moro scrisse nell’aprile 1978 poco prima di essere ucciso, il 9 maggio, dagli assassini delle Br. Sono trascorsi 39 anni ma non ancora è stata raggiunta la piena verità sulla tragica fine di un uomo che aveva speso se stesso nella forma più alta ed esigente della carità: l’impegno politico.
Il giornalista Paolo Cucchiarelli nell’inchiesta raccolta nel libro citato (ed. Ponte alle Grazie – 2016) si è proposto di “dissolvere le ombre che avvolgono il più importante mistero della storia repubblicana”.
È una fatica da continuare perché nel fare memoria di quel 9 maggio 1978, anche attraverso i precedenti 55 giorni che videro l’assassinio degli uomini della scorta, non ci si fermi alle celebrazioni ma si raccolga e si rilanci il senso di un impegno intellettuale e politico.
Occorre cogliere la capacità di Aldo Moro di leggere, d’interpretare i segni dei tempi e di rispondere ai dubbi che i grandi cambiamenti culturali e sociali ponevano allora e anche oggi pongono. Guardare al futuro senza trascurare la realtà e senza lasciarsi imprigionare dal contingente è stato il suo percorso.
Di questa tensione c’è una traccia in un intervento alla Costituente: era il 13 marzo 1947, settanta anni addietro.
Nella discussione generale, qualcuno aveva proposto di definire “afascista” la Costituzione. “Non possiamo – rispose il giovane Moro – fare una Costituzione afascista, cioè non possiamo prescindere da quello che è stato nel nostro Paese un movimento storico d’importanza grandissima il quale nella sua negatività ha travolto per anni la coscienza e le istituzioni. Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione dei valori supremi della dignità umana e della vita sociale”.
Questo pensiero, nel tumulto politico e nella perdita della memoria, chiede di fare del 9 maggio non solo il giorno della posa di fiori alla lapide in via Caetani ma un’occasione per ribadire che, anche in politica, “la verità è più grande di qualsiasi tornaconto”.

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