Ai Overview: L’11 ottobre 1962 Papa Giovanni XXIII apriva ufficialmente il Concilio Vaticano II all’interno della Basilica di San Pietro, pronunciando il discorso “Gaudet Mater Ecclesia”. In quell’occasione, il Pontefice tracciò per la Chiesa un percorso incentrato sulla misericordia piuttosto che sul rigore disciplinare, prendendo le distanze dalle visioni pessimistiche del tempo. L’eredità di quella giornata storica si articola tra le direttive formali del mattino e le parole spontanee rivolte ai fedeli in serata con il “discorso della luna”, seguite a breve distanza dall’appello per la pace durante la crisi dei missili di Cuba. A sessantaquattro anni dall’apertura dei lavori, l’attualità del messaggio conciliare viene ripresa dalle recenti catechesi di papa Leone XIV, dedicate all’approfondimento dei documenti del Vaticano II. Il parallelismo con l’odierna liturgia domenicale evidenzia, infine, come il tema dell’inclusione e dell’accoglienza rimanga centrale nella riflessione ecclesiale contemporanea.
L’apertura dei lavori e la Gaudet Mater Ecclesia
La mattina dell’11 ottobre 1962, nella Basilica di San Pietro, Giovanni XXIII aprì il Concilio Vaticano II con un discorso in latino, la Gaudet Mater Ecclesia. Davanti ai vescovi arrivati da tutto il mondo spiegò perché fosse necessario riunirsi ancora. Il Papa prese le distanze da chi, nel presente, vedeva soltanto macerie, che definiva «profeti di sventura, che annunziano sempre il peggio». Ma non si limitò a dissentire. Roncalli indicò anche una strada diversa per la Chiesa, chiamata, secondo il Pontefice, a preferire «usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore». Introdusse poi una distinzione destinata a conservare tutta la sua attualità, ovvero quella tra il deposito della fede e il modo in cui quella stessa fede viene annunciata.
Il “discorso della luna” e la crisi di Cuba
La sera, invece, Giovanni XXIII cambiò completamente registro, a cominciare dal linguaggio, e decise di parlare a braccio. Affacciato alla finestra che dava su una piazza illuminata dalla fiaccolata dell’Azione Cattolica, nel celebre “discorso della luna” invitò la folla ad alzare gli occhi verso il cielo e poi affidò ai presenti una richiesta semplice, diventata una delle immagini più celebri del suo pontificato: «date una carezza ai vostri bambini e dite: “Questa è la carezza del Papa”».
Roncalli aveva ottant’anni e sarebbe morto il 3 giugno 1963. Pochi giorni dopo quella sera, però, il mondo si sarebbe trovato ad affrontare la crisi dei missili di Cuba, che spinse il Pontefice a rivolgere via radio un appello alla pace.
L’attualità del Vaticano II nelle udienze di papa Leone XIV
La domanda, a sessantaquattro anni di distanza, è allora un’altra: che cosa resta oggi di quella giornata?
Leone XIV sembra aver scelto la strada di una riscoperta paziente del Concilio. Dal 7 gennaio dedica infatti le udienze del mercoledì ai documenti conciliari. Nella catechesi iniziale ha ricordato che Giovanni XXIII parlò del Concilio «come dell’aurora di un giorno di luce per tutta la Chiesa» e ha osservato che «la generazione di Vescovi, teologi e credenti del Vaticano II oggi non c’è più». L’ultima catechesi, il 23 settembre, è stata invece dedicata alla Gaudium et spes.
Il Vangelo delle nozze e la riflessione sull’inclusione
Quest’anno l’anniversario cade di domenica e la liturgia propone il Vangelo del banchetto di nozze, nel quale il re, dopo essere stato respinto dagli invitati, manda i servi agli incroci delle strade perché chiamino chiunque incontrino. L’accostamento con la «medicina della misericordia» indicata da Roncalli viene quasi naturale. Perché, in fondo, anche quella mattina del 1962 la questione era la stessa: capire chi restava fuori dalla sala e, soprattutto, in che modo chiamarlo dentro.













