Il legame tra Luciano Rispoli e Padre Pio nei racconti di famiglia

Luciano Rispoli

Ai Overview: Nato a Reggio Calabria nel 1932, Luciano Rispoli ha rappresentato per decenni un punto di riferimento nel panorama radiotelevisivo italiano, distinguendosi per uno stile rigoroso, sobrio e rispettoso del pubblico. La sua lunga carriera, sviluppatasi principalmente tra Roma e Milano senza mai recidere i legami con la Calabria, è stata caratterizzata dall’ideazione di format innovativi e dalla scoperta di numerosi talenti dello spettacolo. Oltre agli aspetti strettamente professionali, emergono interessanti dettagli sulla sua vita privata. Come raccontato recentemente dal figlio Alessandro, le nozze di Rispoli con la moglie Teresa furono celebrate da Padre Pio a San Giovanni Rotondo. L’evento, dettato inizialmente da motivazioni di risparmio economico, fu accompagnato da episodi singolari, come la presunta bilocazione del frate riportata dal testimone di nozze Gino Latilla e le successive interazioni personali tra il conduttore e il mistico, che segnarono profondamente la memoria della famiglia.

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Le origini calabresi e gli esordi in radio

Tra i figli di Reggio Calabria che hanno elevato lo spessore culturale della nostra città, vi è sicuramente la figura di Luciano Rispoli. Nato il 12 luglio 1932, è diventato uno dei volti più amati e riconoscibili della televisione italiana. A oltre novant’anni dalla sua nascita, il suo nome è ancora associato a quel modello di giornalismo e di conduzione televisiva fondato sulla competenza, sull’eleganza e sul rispetto del pubblico.

Sebbene la sua carriera si sia sviluppata prevalentemente tra Roma e Milano, Rispoli non ha mai reciso il legame con la Calabria. Nato a Reggio Calabria, Rispoli trascorse gli anni della formazione a Soverato, dove la famiglia si trasferì nel secondo dopoguerra. Fu in quegli anni che maturò quella curiosità intellettuale e quella disciplina che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita professionale.

L’avventura in Rai iniziò nel 1954, quando superò il concorso per radiocronisti. Erano gli anni della radio come grande strumento di informazione e intrattenimento popolare, e Rispoli si fece subito notare per capacità organizzative e intuito creativo. Insieme a Enzo Tortora, Renato Tagliani e Silvio Noto partecipò all’esperienza delle Radiotelesquadre, una delle prime forme di racconto itinerante del Paese. Negli anni successivi firmò e contribuì alla realizzazione di alcuni dei programmi che hanno segnato la storia della radio italiana, tra cui “Chiamate Roma 3131”, “Bandiera gialla”, “Gran Varietà” e “La Corrida”, dimostrando una rara capacità di intercettare gusti e linguaggi del pubblico senza rinunciare alla qualità.

L’innovazione televisiva e la scoperta dei talenti

A Luciano Rispoli si deve anche una straordinaria intuizione nel riconoscere il talento. Nel corso della sua carriera contribuì infatti alla crescita professionale di numerosi protagonisti dello spettacolo e della televisione italiana, tra cui Raffaella Carrà, Paolo Villaggio, Paolo Limiti, Maria Giovanna Elmi, Antonio Lubrano e Rita Forte, che lo avrebbe poi affettuosamente soprannominato “zio Luciano”. Fu anche un innovatore del linguaggio televisivo. Ideò quello che viene considerato uno dei primi talk show italiani, “L’ospite delle due”, e uno dei primi programmi dedicati alla cucina, “Colazione allo Studio 7”, anticipando format che sarebbero diventati comuni solo molti anni dopo.

Il programma che più di ogni altro ne consacrò la popolarità fu “Parola mia”, andato in onda tra il 1985 e il 1988. Insieme al linguista Gian Luigi Beccaria, Rispoli riuscì in un’impresa non semplice: trasformare la lingua italiana in un argomento televisivo capace di coinvolgere milioni di spettatori. Il programma dimostrò che la cultura poteva diventare intrattenimento senza perdere rigore e profondità.

Negli anni Novanta arrivò un’altra trasmissione destinata a entrare nella memoria collettiva: “Il Tappeto Volante”, in onda su Telemontecarlo. Più che un semplice talk show, era un luogo di incontro in cui artisti, intellettuali e personaggi dello spettacolo dialogavano con naturalezza, lontano dai toni urlati che avrebbero caratterizzato molta televisione degli anni successivi.

Il matrimonio nel foggiano e l’incontro con Padre Pio

Dietro il professionista rigoroso e riservato c’era però anche un uomo profondamente legato alla famiglia. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, il figlio Alessandro Rispoli ha raccontato alcuni ricordi che restituiscono il lato più intimo e allo stesso tempo curioso del padre. Il matrimonio con la moglie Teresa fu celebrato da Padre Pio a San Giovanni Rotondo. Una scelta nata anche da ragioni molto concrete: «Mio padre accettò soprattutto perché Padre Pio sposava solo alle cinque del mattino e questo gli consentiva di risparmiare sul banchetto. All’epoca non aveva molto denaro», ha raccontato Alessandro.

Tra i testimoni di nozze c’era il cantante Gino Latilla, interprete de La casetta in Canadà, che fu protagonista di un episodio destinato a entrare nei racconti di famiglia. Persosi nei corridoi del convento mentre cercava di raggiungere la chiesa, raccontò di essersi imbattuto più volte in Padre Pio, episodio che lo convinse di non essere il solo in ritardo, dal momento che lo era anche il celebrante. In realtà, racconta Alessandro Rispoli, il frate stava già officiando il matrimonio di Luciano e Teresa. Latilla si trovò quindi ad assistere ad un episodio di bilocazione, il fenomeno mistico tradizionalmente attribuito al santo di Pietrelcina.

Lo stesso Rispoli, pur non essendo un credente particolarmente praticante, rimase profondamente colpito quando ebbe occasione di intervistare Padre Pio. Raccontò di aver percepito un intenso profumo di rose, nonostante l’assenza di fiori, e di aver ricevuto dal frate una previsione destinata ad avverarsi: avrebbe avuto quattro figli. Così accadde, anche se il primogenito morì poco dopo il parto, una ferita che la famiglia ha sempre custodito con grande discrezione.

L’eredità culturale e il ricordo

Il giornalista e scrittore Mariano Sabatini, che fu suo collaboratore e gli ha dedicato il volume Ma che belle parole! Luciano Rispoli, il fascino discreto della radio e della Tv (Vallecchi), ha sintetizzato così la sua eredità: «Parole, parole, parole, sempre parole, misurate e di grande civiltà». Una definizione che restituisce bene il tratto distintivo di Rispoli: una televisione capace di informare senza aggredire, di intrattenere senza banalizzare, di educare senza risultare pedante. Dopo la sua scomparsa, avvenuta a Roma il 26 ottobre 2016, sono stati numerosi gli omaggi alla sua figura. Tra questi anche la proposta, rilanciata da Fiorello durante Viva RaiPlay!, di intitolargli la Sala A di via Asiago, cuore storico della radio Rai. Un riconoscimento simbolico che ancora oggi molti auspicano possa diventare realtà.

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