La tredicesima edizione del Premio giornalistico nazionale “La matita rossa e blu,” organizzato dalla Fondazione Italo Falcomatà, si è tenuta domenica a Palazzo Alvaro, a Reggio Calabria.
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“La Matita rossa e blu”, i premiati
Sono stati premiati Sara Lucaroni, professionista freelance considerata tra le migliori nel giornalismo investigativo internazionale, e Fabio Tonacci, inviato di guerra per il quotidiano La Repubblica. L’incontro è stato moderato da Francesca Gambarini, e i premiati hanno partecipato a una discussione con Piero Gaeta de La Gazzetta del Sud e Gianfrancesco Turano, giornalista, scrittore ed inviato de L’Espresso.
“La Matita rossa e blu”, giornalisti come testimoni di verità
I giornalisti come testimoni della verità, raccontando storie da luoghi di frontiera in cui ogni parola e immagine sono estremamente significative. Per Rosetta Falcomatà, presidente dell’omonima fondazione «questo premio è nato 13 anni fa perché Italo ci ha dato un insegnamento: che bisogna nella vita essere sempre testimoni di verità, e questo è particolarmente vero per i giornalisti».
PER APPROFONDIRE: Addio al giornalista Pietro Bellantoni, era redattore del Tgr Calabria
“La Matita rossa e blu”, la persona al centro del giornalismo
Sia Sara Lucaroni che Fabio Tonacci hanno sottolineato l’importanza di mettere le persone al centro del giornalismo, una pratica spesso dimenticata ma necessaria, specialmente in Italia. Per Tonacci «nonostante la pandemia, il mondo è stato scosso da conflitti come quelli in Ucraina e nel Medio Oriente, dimostrando quanto sia importante osservare gli eventi internazionali poiché hanno un impatto significativo sulla nostra vita».
“La Matita rossa e blu”, il ricordo di Pietro Bellantoni
In questa edizione, è stato anche assegnato un premio postumo al giornalista Rai Pietro Bellantoni, scomparso il 20 settembre scorso. Il premio è stato consegnato alla moglie Ketty Tramontana dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà.
«Un giornalista libero da condizionamenti – il ricordo di Falcomatà – e che in tutte le sue cronache non ha mai dato sfogo a pezzi che potessero sembrare strumentali: la sua è stata sempre un’analisi oggettiva dei fatti e un taglio puntuale anche sulle questioni politiche. L’idea di dare questo premio non è solo un tributo alla sua memoria, ma la convinzione che, per quello che lui avrebbe potuto dare al giornalismo, l’avrebbe certamente conquistato con il suo pregevole lavoro se non fosse stato chiamato troppo presto da questa vita».













