Un giorno scolpito nella memoria della città e del mondo intero: la celebrazione della Madonna della Consolazione a Reggio Calabria si intrecciò con la notizia del più grave attentato terroristico della storia moderna.
Reggio Calabria l’11 settembre 2001
L’11 settembre 2001 era martedì. La città di Reggio Calabria si fermava per celebrare l’avvocata e patrona, la Madonna della Consolazione. Una comunità già provata dall’assenza forzata del suo indimenticato sindaco, Italo Falcomatà, alle prese con la battaglia più importante della sua vita.

Non mancò l’affetto e l’applauso dei reggini nei suoi confronti, al mattino, durante la Consegna del Cero Votivo, quando il vicesindaco del tempo, Demetrio Naccari, chiamato a sostituirlo, pronunciò il suo nome in una Cattedrale ricolma di fedeli.
L’attentato alle Torri Gemelle e la processione dell’Effigie
Al pomeriggio, la tradizionale processione dell’Effigie fu preceduta dalla notizia e dalle immagini surreali quanto inquietanti dell’attacco alle Torri Gemelle, a New York, trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo.
Un’azione terroristica che provocò 3.000 morti e che ancora oggi inquieta, come le immagini tragiche di quella mattina che hanno cambiato la storia dell’umanità.
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Quell’attentato sconvolse anche la comunità reggina, pronta quel giorno ad abbracciare ancora una volta la sua patrona. Un clima «di mestizia», come ricorda la cronaca del numero di Avvenire di Calabria del 15 settembre successivo, accompagnò la solenne processione per le vie della città. «La preghiera a Maria s’è fatta più insistente perché, da ogni parte, si riconosca il valore della vita umana, il diritto dei popoli alla vita, la necessità di porre al centro l’esistenza di Dio», scriveva di quel momento Antonino Villani Conti.
La riflessione del direttore di Avvenire di Calabria del tempo, Filippo Curatola: «Perché?»
«Un colpo al cuore del mondo intero. Il più grande attentato della storia». Il direttore del tempo, Filippo Curatola, così annotava nel suo editoriale: «Mentre dettiamo a caldo questa piccola nota, anche noi come miliardi di esseri umani siamo sconvolti. Lo saremmo stati ugualmente, dovunque l’orrenda strage fosse avvenuta. Quando si perviene al limite estremo dove ogni briciolo di umanità cede alla barbarie, non c’è che da restare allibiti. Come lo si è stati dinanzi alle pagine più crudeli della storia del mondo, delle cronache più nere del Novecento».

E ancora: «Quel che oggi lascia ancor più sbigottiti è il modo in cui l’impensabile è accaduto. Di fronte a questa tragedia – ancora le parole dell’allora direttore di Avvenire di Calabria – non si sono udite parole stonate in Italia: dall’uno all’altro fronte tutti hanno espresso la loro convinta condanna».
Domande aperte e riflessioni sull’Occidente
«Una domanda, comunque, non può essere elusa, nemmeno dinanzi alle prospettive tremende che ora si affacciano. Alle possibili “risposte” americane, una volta individuati mandanti e bersagli; dinanzi a un’escalation di proporzioni gigantesche che aprirebbe pagine impensate e aggiungerebbe tragedia a tragedia. Perché?».

«Una semplice domanda con risposte complesse» era ancora la riflessione di Curatola, che aggiungeva: «a dover rispondere così a caldo, sentiamo di non poterci esimere dal pensare pure che quanto è accaduto è frutto anche, senza dubbio alcuno, della cosiddetta “qualità della vita” che l’Occidente persegue ormai da decenni: una “qualità” portata attraverso i mezzi di comunicazione dentro gli angoli più sperduti e più poveri del mondo, ma sostanzialmente “consentita ad alcuni” e “negata ad altri”. I quali, figli della disperazione, cullati certo dal fanatismo, ma armati di una straordinaria lucidità mentale, oltre che di mezzi elargiti da ricchi cultori dell’odio, rischiano di mandare in frantumi l’intera civiltà. E con essa la ragione umana. Che si chiude pensosa nei suoi silenzi».













