La città ha bisogno di essere governata

La riflessione del consigliere comunale Paola Serranò

Non si è ancora spento l’eco sulla questione Marcianò che ha suscitato sgomento nell’ opinione pubblica nonostante le dichiarazioni rese da entrambe le parti in contesa. Penso a quelle famiglie in attesa di assegnazione di un alloggio popolare e che adesso si sentono più sole ed abbandonate. Penso ai molti giovani che non hanno voglia di impegnarsi per costruire il loro futuro, che abbandonano le università, che si fanno sopraffare dall’indolenza, e che avrebbero tanto bisogno di riferimenti sicuri e di esempi luminosi per riaccendere la loro speranza.
Penso ai tanti minori non accompagnati che sono sbarcati nella nostra città e che rincorrono un futuro migliore. Penso alle tante fragilità di cui siamo circondati a cui finora non abbiamo dato risposte. Dove vogliamo andare? Perché ci ostiniamo a cercare dei colpevoli su cui addossare le responsabilità di questo malessere quando le colpe sono di tutti? Anche chi sta in silenzio di fronte a palesi ingiustizie o negligenze si rende corresponsabile degli effetti nocivi che quell’azione produce.
La città ha bisogno di essere governata – ci ricordano in tanti – non stordita da conflitti politici che destabilizzano, producono inquietudine. Le soluzioni vanno trovate dentro le stanze di Palazzo San Giorgio utilizzando gli strumenti dell’ascolto e del dialogo ad oltranza.
Tra qualche giorno in molti ci concederemo una breve pausa di riposo e di riflessione. Cogliamo l’occasione per meditare su come ognuno di noi può contribuire al ripristino della concordia e della pace nella nostra città.
Nel nostro bagaglio per le vacanze portiamoci due semplici parole apparentemente contrapposte ma sostanzialmente congiunte: Risentimento e Riconciliazione. Entrambe possiedono il prefisso “ri” che significa, di nuovo, cioè recupero di ciò che è stato perduto. In città da anni si vive un risentimento diffuso che finora ha solo prodotto rancore ed ostilità ed alimentato ingiustizie, illegalità, diseguaglianze sociali, inganni e menzogne che sviliscono ogni relazione umana.
Eppure, a ben pensarci, basterebbe togliere il prefisso “ ri” alla parola risentimento e rimarrebbe solo sentimento che potrebbe essere letto come sguardo del cuore. La parola risentimento letta al contrario avrebbe il significato di sentimento rinnovato. Che bello se fossimo capaci di rinnovare il nostro cuore! Anche la parola riconciliazione senza il prefisso si leggerebbe conciliazione che in latino significa unione. Le due parole assieme potrebbero dunque esprimere il seguente pensiero: il sentimento rinnovato conduce all’Unità.
Abbiamo tanto bisogno di Unità, di fare squadra e di condividere obiettivi. Abbiamo bisogno di una vera riconciliazione. Abbiamo bisogno di un rinnovamento culturale ed un nuovo sentimento per costruire l’Unità.
Invito tutti, questa estate, a un cambio di prospettiva per una riappacificazione collettiva. Ritroviamo il senso di appartenenza ad una storia comune, improntata al rispetto, alla comprensione e all’ accoglienza. Riscopriamoci debitori l’uno dell’ altro. L’unione a cui aneliamo non deve essere intesa come mero condono degli errori commessi ma consapevole propensione a dare un’ ulteriore possibilità a tutti noi per rialzarci. L’estate passa in fretta, lo sappiamo e spesso porta via con se tanti buoni propositi. Questa estate evitiamo che questo sogno svanisca. Se lo vogliamo veramente, insieme, potrà diventare realtà.

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