La Messa di apertura, nella Cappella San San Paolo, presieduta dal rettore don Simone Vittorio Gatto e concelebrata da don Turoni e padre Bentoglio, ha dato inizio a un cammino segnato da preghiera, fraternità e speranza condivisa per il Seminario arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria.
Con il cuore rivolto al Signore
Ogni nuovo inizio porta con sé il sapore di una promessa. Una promessa che profuma di fiducia, di attesa, di Grazia. Al Seminario Arcivescovile Pio XI, il nuovo anno formativo si è aperto così: con il cuore rivolto al Signore e i piedi ben piantati nella terra fertile della comunità. A dare avvio al cammino, la celebrazione della Messa nella cappella dedicata all’apostolo Paolo, un luogo che non è solo architettura, ma anima viva di tutto ciò che il Seminario custodisce e genera.

A presiederla, il rettore, don Simone Vittorio Gatto, affiancato da don Armando Turoni, economo, e da padre Gabriele Bentoglio, guida spirituale. Una liturgia intensa, raccolta, segnata da una partecipazione numerosa e sentita: segno di un popolo che crede nella vocazione e desidera accompagnarla.
Il Seminario come laboratorio di vita
Questa celebrazione non è solo un rito d’apertura: è un gesto che racchiude un’identità. Il Seminario è luogo dove si cresce nel silenzio e nella Parola, nella fraternità e nella preghiera, nel confronto e nell’ascolto. È un laboratorio di vita, dove ogni giorno si intrecciano il mistero della chiamata e la fatica della risposta, il desiderio di Dio e la concretezza della formazione.
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È lì, tra quelle mura, che giovani cuori imparano a lasciarsi amare, a lasciarsi formare, a riconoscere nella voce della Chiesa l’eco della voce di Cristo.
Le vocazioni sostenute dalla comunità
Ma questo cammino non è mai solitario. Accanto ai seminaristi e ai formatori, c’è una comunità viva di laici, uomini e donne che hanno scelto di «esserci»: con la loro preghiera, il loro tempo, la loro sapienza quotidiana.

Persone che non si limitano a guardare da lontano, ma che si coinvolgono, si donano, si prendono a cuore la crescita dei futuri presbiteri. Il loro sostegno è una carezza costante, un segno di quella corresponsabilità che rende la Chiesa bella, vera, concreta. Ed è proprio a loro che si deve anche il momento di festa vissuto dopo la Messa: una cena serena e fraterna, nel refettorio del Seminario, preparata con amore e attenzione.
Un cammino che si rinnova
Non era solo un pasto: era uno spazio di condivisione, di sguardi che si incrociano, di parole che scaldano, di relazioni che si rafforzano. Un tempo «a misura di famiglia», dove l’empatia non è un concetto, ma un volto, un gesto, una presenza. Inizia così, dunque, questo nuovo anno formativo: con un cuore grato e una speranza viva. Grato per ciò che è stato donato finora, per la strada percorsa, per i volti incontrati. E pieno di speranza per ciò che verrà: per i passi ancora da fare, per le chiamate che stanno maturando nel silenzio, per quella gioia che solo chi si fida del Signore conosce davvero.

Il Seminario non è un luogo chiuso, né riservato a pochi: è una casa aperta, in cui ogni vocazione è custodita come un germoglio prezioso. E anche quest’anno, come ogni anno, si rinnova il miracolo: quello di giovani che dicono «eccomi», e di una Chiesa che continua a credere che il Signore della storia non smette di passare, chiamare, amare.










