La forza delle mamme: se la vita inizia in terapia intensiva

Nel cuore del Gom, ogni giorno si compie un miracolo fatto di tecnologia, empatia e dedizione
Dottoressa Mondello

A tu per tu con la Dottoressa Isabella Mondello, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale

In occasione della Festa della Mamma, abbiamo scelto di raccontare l’esperienza più potente che possa vivere una mamma, quella in cui mette al mondo una nuova vita. Tra le corsie della Neonatologia del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria il legame tra madre e neonato viene custodito anche quando la nascita arriva troppo presto o porta con sé difficoltà inaspettate. A guidarci in questo viaggio fatto di gesti delicati, tecnologie avanzate e umanità è la Dottoressa Isabella Mondello, direttrice dell’Unità Operativa Complessa di Neonatologia e Terapia Intensiva Neonatale.



Come viene tutelato e sostenuto il ruolo della mamma nei primi momenti dopo il parto, soprattutto in situazioni delicate come la prematurità? I primi momenti di vita sono veramente determinanti per rafforzare il legame madre- neonato e tutto il personale del dipartimento materno infantile si adopera per garantirlo. Tutti i neonati a termine effettuano il contatto pelle a pelle a partire dalla sala parto, proprio per stimolare il legame affettivo e la produzione di latte materno. Questo avviene anche nei neonati prematuri ricoverati in TIN, con monitoraggio clinico e strumentale continuo. Tutte le postazioni sono infatti dotate di sistemi di monitoraggio dei paramentri vitali con sistemi di allarme acustico e visivo collegati in rete. Il personale infermieristico assiste le mamme nel contatto con i loro piccoli, garantendo sicurezza e supporto. Le termoculle sono state interamente sostituite nell’ultimo anno con modelli all’avanguardia. Usiamo anche musicoterapia e registrazioni della voce materna per stimolare il neonato e l’intero team lavora con grande spirito dedizione, vivendo questo mestiere come una vera missione.

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrano le mamme dei neonati prematuri e come il vostro reparto risponde ai loro bisogni? L’obiettivo prioritario è garantire la sopravvivenza e il benessere di madri e neonati, soprattutto in situazioni critiche come la prematurità. Il nostro reparto è un centro Hub per un bacino di oltre 4.000 nati l’anno, tra GOM e centri spoke come Locri e Polistena. Ogni anno assistiamo più di 2.000 neonati alla nascita, oltre 500 neonati in TIN, di cui circa 400 pretermine con vari gradi di prematurità secondo l’età gestazionale alla nascita ed un centinaio circa nati a termine con problemi di vario tipo (respiratorio, cardiaco, infettivo, malformativo, etc). L’UOC che ho l’onore di dirigere è ad alta complessità assistenziale. Le attrezzature sono tutte di ultimissima generazione: dalla ventilazione avanzata all’ipotermia terapeutica, fino alla RET CAM per diagnosticare e trattare la retinopatia della prematurità direttamente in reparto, evitando spostamenti delicati.

In che modo supportate le mamme durante il ricovero in terapia intensiva neonatale e dopo la dimissione, quando il ritorno a casa può rappresentare una difficoltà? Le mamme, ma in generale i genitori che entrano in TIN, sono non solo spaventati e preoccupati per la salute dei loro figli, ma anche molto intimiditi dalla tecnologia, dagli allarmi acustici e visivi dei monitor, dall’invasività delle procedure. Sono genitori che talvolta sono assolutamente impreparati ad una nascita pretermine e a tutto quello che ruota attorno alla prematurità. La prevenzione/educazione/formazione inizia al momento dell’accoglienza in reparto e continua fino alla dimissione ed anche dopo la dimissione stessa. La strada è spesso lunga e tutta in salita ed i genitori devono essere preparati in modo da essere in grado di percorrerla con minore fatica. Perché questo possa realizzarsi bisogna affiancarli nel percorso; loro non si devono mai sentire abbandonati. La madre deve riuscire a produrre il latte, il bene più prezioso che si può dare ad un figlio, specie se pretermine e tutti noi sappiamo come lo stress può bloccare la lattazione. Il ritorno a casa è un altro momento delicato a cui la madre, specie dopo una lunga e travagliata degenza del proprio bambino, può non essere pronta. Il personale medico ed infermieristico accompagnano e guidano la famiglia anche in questo percorso.


PER APPROFONDIRE: Il G.O.M. di Reggio Calabria confermato tra le eccellenze italiane nella cura delle patologie ematologiche


Un ambulatorio di follow-up del neonato a rischio è attivo da sempre presso l’UOC di neonatologia e TIN del GOM dove il neonato viene preso in carico dal momento della dimissione fino a due-tre anni di vita, secondo la necessita. È presente un ambulatorio dedicato per il neonato pretermine, per il neonato piccolo per l’età gestazionale, per il neonato con problemi cardiologici, neurologici, metabolici, infettivi, auxologici; è inoltre attivo un ambulatorio ecografico, dove si effettuano ecografie renali, cardiache, cerebrali, dell’anca e del piloro ed un ambulatorio allattamento dove ogni mamma che allatta può recarsi per problemi di qualunque natura legati all’allattamento. Il nostro obiettivo è far sentire a ogni mamma che il legame con il proprio bambino, anche se fragile alla nascita, può diventare forte e sereno.

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