La poesia di Ilda Tripodi come coscienza e resistenza

Desiderio e inibizione si fronteggiano senza fine nella poesia di Ilda Tripodi, che nelle sue liriche sottolinea la bellezza, il mistero e la fragilità dell’amore: la sua capacità di ferire, torturare e guarire
Ilda Tripodi

Nonostante l’innata vocazione dell’uomo all’amore, è sempre stato difficile per tutti dare una definizione comprensibile di questo sentimento

Dell’amore sappiamo poco, ma ci illudiamo di saperne molto: ci abitiamo, ci smarriamo in esso: «Non siamo le isole ma i dispersi che nel bel mezzo di un uragano chiedono indicazioni per l’occhio e la calma», scrive la poetessa Ilda Tripodi in una poesia della sua ultima raccolta, “Economia d’amore” (Iride, collana di Rubbettino editore), e già in maniera esplicita nel sottotitolo c’è l’arrovellarsi poetico dell’autrice reggina: «L’amore crede nell’amore? Le ragioni hanno sempre ragione? Sopra il fuoco l’acqua si libera o muore?».



Desiderio e inibizione si fronteggiano senza fine nella poesia di Ilda Tripodi, che nelle sue liriche sottolinea la bellezza, il mistero e la fragilità dell’amore: la sua capacità di ferire, torturare e guarire. Nonostante l’innata vocazione dell’uomo all’amore, è sempre stato difficile per tutti dare una definizione comprensibile di questo sentimento.

Ilda Tripodi ci prova: «Amore è non smettere di amare», scrive. Altri, in passato, hanno ammesso che l’amore non può essere decifrato attraverso la ragione, e per questo servono i poeti. Novalis (pseudonimo di Georg Friedrich Philipp Freiherr von Hardenberg), poeta e teologo tedesco, vissuto nel Settecento, lo disse senza infingimenti: «Solo i poeti possono provare a dire il mistero indicibile dell’amore», e chiarì: «La poesia stessa, come l’amore, non può essere ridotta a nessun formulario». Ecco, allora, la poesia; ecco i poeti: i soli che hanno il privilegio di provare a raccontare l’inspiegabile, a trovare la radice dell’amore, del tema universale, senza tempo, che ha ispirato i poeti di ogni epoca e cultura. A cominciare dai lirici greci, che per primi hanno provato a svelare cosa si nasconde dentro la parola amore, collegandosi, a volte, nel tentativo di penetrare il mistero, alla sfera del divino e dell’infinito, al significato di funzione salvifica mai però destinata a farsi realmente salvatrice.

Non sorprende, che Ilda Tripodi – poetessa giovane ma affermata la sua nuova fatica poetica l’abbia dedicata all’amore: sentimento dentro il quale – citiamo ancora Novalis – si mescola il mistero della fede e l’estasi dell’amore umano. Nella nuova raccolta – “Economia d’amore” – ci sono i versi di una poesia che sprigiona il desiderio di ricercare una difficile verità personale, non generale, una verità che sgorghi dalla sensibilità emotiva della poetessa.

Nella bella prefazione del libro Franco Magris – professore dell’Università François Rabelais di Tours (Francia) – scrive: «Nella poesia di Ilda Tripodi c’è una poetica che pensa, che agisce, che propone una visione alternativa del vivere l’amore non come sentimento privato, ma come principio politico, economico e civile». Bella, senza alcun dubbio, interpretazione dell’opera di Ilda Tripodi. Nel giudizio di Magris troviamo un accostamento con quell’idea di amore né fisico né romantico, ma accettazione di tutto ciò che è, è stato, sarà e non sarà, di Kahlil Gibran, il quale ci ricorda come la vita «non è una questione di come sopravvivere alla tempesta, ma di come danzare nella pioggia».

Chi conosce Ilda e ha la fortuna magari di raccoglierne le confidenze di donna poeta, di intellettuale, che maneggia con cura e spontaneità tenerezza e modi raffinati, può trovarsi di fronte a confessioni anche spiazzanti: «L’amore a volte è una sventura…e forse per questo scrivo…con il cuore lacerato». Parole, che sono la percezione avvertita dell’inadeguatezza a penetrare il mistero esistenziale dell’amore. Cosimo Ceccuti – presidente della Fondazione Spadolini e direttore di Nuova Antologia – che firma la postfazione di “Economia d’amore”, scrive: «Questo libro nasce da una radice antica ma parla al mondo con una lingua attuale e necessaria. Ilda Tripodi non si rifugia nella nostalgia, ma fa della classicità un campo di azione e di futuro. E lo fa con una voce forte, libera, colta, capace di attraversare le generazioni e di restituire alla poesia il ruolo di coscienza e di resistenza».


PER APPROFONDIRE: Reggio saluta la XX edizione de I Tesori del Mediterraneo


Un’ultima annotazione c’è da fare sull’autrice, ricordando, e non è cosa di poco conto, che appartiene «all’area magnetica dello Stretto» (copyright Bartolo Cattafi) popolata di poeti: un’area, che è uno Stato mentale, a volte fisico, più spesso metafisico, che non è mai soltanto un punto geografico, ma un luogo mentale, immaginato, ma non immaginario, che già, prima di tutti ha cantato il greco Omero, scrivendo, nel suo poema, le immortali leggende che ancora oggi sono metafora dell’amore e dell’esistenza umana.

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