La Porziuncola casa spirituale delle famiglie calabresi

«L’Ufficio nazionale sarebbe un fantasma se non fosse fatto da tanti cuori sparsi sul territorio che sono i veri animatori della cura della Chiesa italiana per la famiglia. Siete il volto della Chiesa che ci commuove ». Con queste parole, colme di affetto paterno, don Paolo Gentili, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della Cei, ha aperto la XXI settimana nazionale di studi e spiritualità coniugale e familiare a Santa Maria degli Angeli (Assisi), dando il benvenuto a circa cinquecento partecipanti – tra famiglie, sacerdoti, religiosi e seminaristi – e il via a quattro giornate di riflessione sulla santità coniugale.

Sette le diocesi calabresi presenti: le arcidiocesi di Reggio–Calabria–Bova, Cosenza– Bisignano, Catanzaro– Squillace, Locri–Gerace, Crotone–Sanseverina; le diocesi di Cassano allo Jonio e San Marco Argentano. Strette in preghiera nella meravigliosa Basilica di Santa Maria degli Angeli, insieme al resto dei partecipanti, hanno accolto la testimonianza dei responsabili della consulta regionale calabrese, Giuseppe e Silvia Alì, che proprio nella Porziuncola venticinque anni fa celebrarono il loro matrimonio; e in questo luogo santo ricevettero la loro chiamata specifica pronunciando il loro sì alla comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi. Oggi hanno sette figli e un nipotino e ringraziano Dio di poter essere famiglia anche per chi non ha sperimentato la gioia di averne una.

Prendersi cura gli uni degli altri nei piccoli gesti quotidiani è via di santità. Dal primo all’ultimo giorno in tutte le riflessioni è risuonato l’invito a essere santi nell’ordinario, nelle piccole cose: c’è una «santità della porta accanto», una santità domestica dove si vivono le sette opere di misericordia corporale e spirituale – sottolineava Giovanni Valente, giornalista di Vatican Insider – perché dar da mangiare, da bere, da vestire, insegnare, consigliare, sopportare non sono espressioni dell’amore misericordioso che si vive in famiglia? La misericordia è la chiave di volta dell’amore coniugale e passa attraverso la pazienza , il cui termine greco upomonépuò tradursi con “resistenza” o “supportazione”: chi ama sostiene il cammino dell’altro; sorreggendosi vicendevolmente i coniugi resistono alle avversità. La cura delle piccole cose è anche quella della mensa familiare sovente non condivisa perché si mangia in orari diversi; e mortificata da cibi da supermercato, preconfezionati. «Il matrimonio tra- duce, dunque, l’Eucarestia nella concretezza: il paradigma dell’amore cristiano è “questo è il mio corpo per te”: non dare importanza ai piccoli gesti quotidiani può nascondere la catastrofe dell’amore che muore».

La settimana si è conclusa con la celebrazione eucaristica presieduta da monsignor Stefano Russo, Segretario Generale Cei: «La famiglia è luogo privilegiato dell’annuncio del Signore Risorto: importante ritrovare in famiglia i segni della santità. Non dobbiamo aspettare che arrivi qualcosa che cambi la nostra vita e la renda più bella e corrispondente ai nostri sogni, perché questa cosa è già avvenuta. Chiediamo allora al Signore soprattutto il coraggio di seguirlo e di permettere che sia Lui a costruire una storia in cui le famiglie siano segno tangibile dell’edificazione dell’unica Chiesa».

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