La Scuola Biblica Paolina propone un itinerario di riflessione sulla pace per la sosta pastorale di gennaio

Il percorso spirituale offerto si articola in sette tappe che scavano nel cuore dell’epistolario dell’Apostolo delle genti per estrarre una poliedrica visione della pace
Scuuola biblica paolina

In vista del tempo di riposo dalle attività pastorali previsto dal 18 al 25 gennaio 2026, la Scuola Biblica Paolina ha risposto all’invito dell’arcivescovo Fortunato Morrone elaborando un percorso di riflessione focalizzato sul contributo dell’apostolo Paolo al tema della pace. Questa proposta si inserisce organicamente nel cammino diocesano tracciato dalla lettera pastorale «Passiamo all’altra riva. Al passo di Gesù», offrendo uno strumento concreto per vivere la pausa dalle consuete fatiche organizzative come un’occasione di rigenerazione spirituale. La scelta del periodo non è casuale, poiché coincide con la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, sottolineando come l’ascolto della Parola di Dio rappresenti un’attività eminentemente ecumenica.

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Don Salvatore Santoro, delegato arcivescovile per la Scuola Biblica Paolina, sottolinea nella sua presentazione che l’iniziativa intende offrire delle tracce di ascolto, riflessione e preghiera elaborate dal professor Daniele Fortuna. Il sussidio si compone di sette schede bibliche tratte dall’epistolario paolino, concepite per essere utilizzate con assoluta libertà, creatività o originalità, sia in forma individuale che comunitaria. Ogni traccia suggerisce un itinerario che parte dal saluto dell’Apostolo e approda a una meditazione profonda, arricchita da suggerimenti per l’invocazione dello Spirito Santo e canti meditativi. Il percorso biblico si apre con la certezza che «Siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo» e prosegue analizzando la pace come frutto dello Spirito, capace di operare una piena liberazione del desiderio umano dalle schiavitù del peccato. Le schede approfondiscono la figura di Gesù come «la nostra pace», colui che ha abbattuto ogni muro di separazione per creare un uomo nuovo e riconciliato.

Viene inoltre evidenziato il mandato missionario di chi, con i piedi calzati dal vangelo della pace, è chiamato oggi a essere lievito fecondo per la crescita del Regno in un mondo che ha smarrito la via della concordia. Un passaggio significativo della proposta riguarda la dimensione del combattimento spirituale, descritto attraverso l’immagine dell’armatura di Dio, dove la battaglia non è rivolta contro altri uomini, ma contro le insidie del male che cercano di separare il credente dalla fonte della vita. Le riflessioni toccano anche l’esperienza paradossale della gioia di Paolo durante la prigionia, testimoniando come la pace di Dio possa custodire il cuore e la mente anche nelle prove più dure.

Il sussidio si conclude con l’invito a rivestirsi dell’Uomo nuovo, lasciando che la carità unisca la comunità in modo perfetto affinché la pace di Cristo regni nei cuori. Oltre all’utilizzo delle schede, la Scuola Biblica Paolina invita a partecipare alla tavola rotonda ecumenica che si terrà il 23 gennaio presso il Santuario di San Paolo alla Rotonda. L’incontro vedrà il dialogo tra don Antonino Pangallo e il pastore valdese Bruno Gabrielli sul tema della giustificazione per fede nell’annuncio paolino. Questo appuntamento rappresenta il culmine di una settimana pensata per non essere un vuoto di impegni, ma un tempo fecondo in cui, secondo l’auspicio di don Santoro, la Parola di Cristo possa abitare tra i fedeli nella sua ricchezza, preparando la comunità a una ripresa delle attività pastorali animata da una rinnovata fiducia e speranza.

Le sette schede in dettaglio

Il percorso spirituale offerto dalla Scuola Biblica Paolina si articola in sette tappe che scavano nel cuore dell’epistolario dell’Apostolo delle genti per estrarre una poliedrica visione della pace. Non si tratta di una riflessione teorica, ma di un itinerario che parte dall’esperienza biografica di Paolo, il quale, dopo aver incontrato Cristo, ha vissuto un’unificazione interiore della vita nello Spirito. La prima scheda mette a fuoco il fondamento di questa condizione, precisando che «Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo».

In questa prospettiva, la pace non è un’emozione passeggera, ma una grazia salda che permette di vantarsi persino nelle tribolazioni, grazie all’amore di Dio riversato nei cuori per mezzo dello Spirito Santo. Proseguendo nell’analisi, il sussidio affronta la dialettica tra la carne e lo Spirito, chiarendo che per l’Apostolo la corporeità è in sé buona, ma può essere dominata da una natura umana ribelle a Dio. Il rimedio a questa frammentazione è il cammino secondo lo Spirito, il cui frutto è sintesi di «amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé». Questa pace interiore si riflette poi nella dimensione cristologica e comunitaria, come illustrato nella terza e quarta scheda. Gesù è definito «la nostra pace», colui che «di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva». Egli non è solo l’autore della concordia, ma l’Uomo nuovo in cui ogni inimicizia è eliminata attraverso la croce.

Il cammino proposto tocca anche la dimensione del servizio e del combattimento spirituale. Chi annuncia il Vangelo è chiamato ad avere i piedi «calzati e pronti a propagare il vangelo della pace», consapevoli che la vera battaglia non è contro altri esseri umani, ma contro le forze del male che tentano di dividere l’uomo dal suo Creatore. Le ultime schede si soffermano sulla custodia del cuore e sulla necessità di un rinnovamento profondo. Paolo, scrivendo dalle catene, testimonia che la gioia e la pace possono abitare l’uomo anche nella prigionia, a patto che la vita sia radicata in Cristo. L’invito finale è quello di spogliarsi dell’uomo vecchio e delle sue azioni per rivestire l’identità dell’Uomo nuovo, affinché la carità diventi il vincolo perfetto che tiene unito il corpo ecclesiale.

Questo itinerario in sette passi non vuole essere una lettura passiva, ma un esercizio di ascolto orante che trasforma la settimana di riposo pastorale in un tempo di rigenerazione. Attraverso l’uso dei canti suggeriti e delle tracce di meditazione, ogni fedele è guidato a scoprire che la pace di Cristo è una chiamata a vivere in un solo corpo. La proposta si chiude con l’esortazione a rendere grazie in ogni circostanza, lasciando che la parola di Cristo abiti tra le persone nella sua ricchezza. In questo modo, l’ascolto dell’Apostolo diventa il motore per una crescita spirituale e comunitaria che prepara la Diocesi a riprendere il cammino pastorale con uno sguardo rinnovato e una speranza più solida.

1. Siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo (Rm 5,1)

Saluto iniziale

«Paolo, servo di Cristo Gesù, apostolo per chiamata, scelto per annunciare il vangelo di Dio […] a tutti quelli che sono a Roma, amati da Dio e santi per chiamata, grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Rm 1,1.7).

Testo biblico paolino

«Giustificati dunque per fede, noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo e ci vantiamo,saldi nella speranza della gloria di Dio. E non solo: ci vantiamo anche nelle tribolazioni, sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5,1-5).

Traccia per la meditazione

Proviamo a collegare questi versetti, così belli e incoraggianti, con quanto san Paolo ci dice tre capitoli dopo: «Che diremo dunque di queste cose? Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi? Egli, che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha consegnato per tutti noi, non ci donerà forse ogni cosa insieme a lui? Chi muoverà accuse contro coloro che Dio ha scelto? Dio è colui che giustifica! […]. Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la nudità, il pericolo, la spada? […]. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore» (Rm 8,31-39).

Quale esperienza meravigliosa di perdono, di pace e di amore avrà mai fatto Saulo di Tarso per poter scrivere simili cose? Quale volto di Dio avrà contemplato? Quale consolazione dello Spirito il suo cuore avrà provato per poter confessare con tale certezza l’agápē di Dio in Cristo Gesù? Appunto, ha sperimentato su di sé l’agápē di Dio. Questo termine è usato da Paolo, in modo particolare, per indicare l’amore oblativo e condiscendente di Dio, che in Cristo lo ha raggiunto e conquistato (cf. Fil 3,12), a tal punto che Gesù sarà sempre per Paolo «Colui che mi ha amato ed ha consegnato se stesso per me» (Gal 2,20). Questa agápē di Dio è stata per lui un’improvvisa effusione dello Spirito in un cuore divenuto ormai come pietra (cf. Rm 5,5; 1Tm 1,13-14), la luce della nuova creazione che ha brillato dentro la sua cecità (cf. 2Cor 5,6; At 9,17-18), la risurrezione di un’esistenza fallita e ormai ridotta ad un aborto d’uomo (cf. 1Cor 15,8), un oceano di pace incrollabile anche in mezzo a un mare in tempesta (cf. At 28,9-44).

Paolo non ha trattenuto per sé tutto ciò, come fosse un tesoro geloso (cf. Fil 2,6): spinto dall’agápē di Cristo (cf. 2Cor 5,14), si è fatto liberamente «servo di tutti», perché tutti potessero diventare partecipi con lui del vangelo di Gesù (cf. 1Cor 9,19-23) e vivere nella gioia della comunione col Dio della pace.

Preghiera

Padre buono, noi ti ringraziamo con tutto il cuore perché niente e nessuno potrà mai separarci dal tuo amore. Tu da sempre ci hai amati, ci hai conosciuti e ci hai predestinati a diventare una cosa sola col tuo Figlio Gesù. È lui la nostra giustizia, Lui che, quando eravamo ancora peccatori, è morto per noi, per riconciliarci a te e farci conoscere il tuo volto di misericordia. Ora ti preghiamo: effondi su di noi lo Spirito Santo, perché confermi ai nostri cuori che siamo tuoi figli amati e ci doni di vivere sempre nella tua pace.

Benedizione

«Il Dio della speranza vi riempia, nel credere, di ogni gioia e pace, perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo […]. Il Dio della pace sia con tutti voi. Amen» (Rm 15,13.33).

Canto proposto: Chi ci separerà (Marco Frisina)

2. Il frutto dello Spirito è amore, gioia, pace… (Gal 5,22)

Saluto iniziale

«Paolo, apostolo non da parte di uomini, né per mezzo di uomo, ma per mezzo di Gesù Cristo e di Dio Padre che lo ha risuscitato dai morti, e tutti i fratelli che sono con me, alle Chiese della Galazia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo, che ha dato se stesso per i nostri peccati al fine di strapparci da questo mondo malvagio, secondo la volontà di Dio e Padre nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Gal 1,1-5).

Testo biblico paolino

«Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.

Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge. Del resto sono ben note le opere della carne: fornicazione, impurità, dissolutezza, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere. Riguardo a queste cose vi preavviso, come già ho detto: chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c’è Legge. Quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la carne con le sue passioni e i suoi desideri. Perciò se viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito» (Gal 5,16-25).

Traccia per la meditazione

Precisiamo una cosa: san Paolo non ha nulla contro la carne in senso stretto, cioè contro la nostra corporeità creaturale. Essendo appunto creata da Dio, essa non può che essere “molto buona” (Gen 1,31), anche in ciò che concerne la sfera sessuale (cf. Mc 10,6,9). Tuttavia, nelle sue lettere egli usa la parola greca sárx (carne) con diverse accezioni: sia positive, sia moralmente neutre, sia negative. In Gal 5,16-25 il significato di sárx è negativo: è intesa come natura umana dominata dal peccato e ribelle a Dio. In tal caso, i suoi desideri sono contrari allo Spirito Santo, ma anche allo spirito più autentico dell’uomo, in quanto non portano alla sua felicità, piuttosto alla sua dispersione, inquietudine, fallimento, schiavitù e morte.

Eppure, Paolo ci ricorda che siamo figli di Dio chiamati a libertà (cf. Gal 4,4-7; 5,13). Per questo, se accogliamo l’azione del suo Spirito in noi, se ci lasciamo guidare da Lui (cf. Rm 8,14), Egli opera la piena liberazione del nostro desiderio, che tenderà spontaneamente all’amore, alla gioia, alla pace, alla magnanimità, alla benevolenza, alla bontà, alla fedeltà, alla mitezza, al dominio di sé. È questo il frutto unificante dello Spirito, che si oppone alla dissoluzione dell’umano operata dalle molteplici opere della carne. In questa unificazione interiore della vita nello Spirito si sperimenta cosa sia l’autentica pace di Gesù, ben diversa da quella che dà il mondo (cf. Gv 14,27).

Non si tratta di combattere la natura umana con i suoi legittimi desideri (cf. Fil 4,8), bensì di liberarla dalla schiavitù del peccato, che l’ha corrotta e resa ribelle al Creatore, affinché possa entrare «nella libertà della gloria dei figli di Dio» e camminare nella pace, secondo «i desideri dello Spirito» (cf. Rm 8,18-27).

Preghiera

Spirito Santo, amore del Padre e del Figlio, unifica la nostra mente, il nostro cuore e il nostro corpo nel desiderio di compiere la volontà di Dio. La nostra debolezza umana facilmente si lascia corrompere dalle seduzioni del peccato, ma tu vieni in nostro aiuto, guidaci nel cammino della vita e donaci la tua pace. 

Benedizione

«E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen» (Gal 6,16.18).

Canto proposto: Dona la pace, Signore (canto di Taizè)

3. Cristo Gesù è la nostra pace (Ef 2,14)

Saluto iniziale

«Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti in Cristo Gesù: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Ef 1,1-2).

Testo biblico paolino

«Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo. Egli infatti è la nostra pace, colui che di due ha fatto una cosa sola, abbattendo il muro di separazione che li divideva, cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne. Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti, per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo, facendo la pace, e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo, per mezzo della croce, eliminando in se stesso l’inimicizia» (Ef 2,13-16).

Traccia per la meditazione

La lettera agli Efesini ci dona questa originale definizione di Gesù Cristo: Egli è «la nostra pace» (shalôm in ebraico), dove la novità sta tutta nell’articolo. Paolo, infatti, non ci dice soltanto che Gesù costruisce o ci dona la pace, ma che lui stesso è “la nostra pace”. Questa non è una semplice assenza di conflitti, bensì quell’armonia di relazioni, quella pienezza di bene, quella compiuta salvezza, attese come dono escatologico di Dio e già realizzate nella morte e risurrezione di Gesù Cristo (cf. Gv 20,19.21.26).

Ma cosa è successo “in Lui”, così ché lo possiamo definire “la nostra pace”? In Lui è avvenuta la creazione di un «uomo nuovo» (Ef 2,15), cioè di una nuova umanità non più separata da Dio, ferita dall’estraneità e dall’inimicizia, dalla disgregazione e dalla guerra, bensì caratterizzata dalla fiducia nel Padre, dall’accoglienza e dall’ascolto, dall’amore fraterno, dall’unione tra i diversi: in una parola, dalla pace. Il Signore Gesù è già quest’Uomo escatologico (cf. 1Cor 15,45-49), è il Cristo cosmico (cf. Col 1,15-17), nel quale e verso il quale tutta l’umanità cresce per giungere al suo compimento (cf. Ef 1,10; 4,15-16). E noi tutti, quali membra del suo corpo (cf. Col 1,18-19), partecipiamo già della sua pienezza e abbiamo pace in Lui (cf. Gv 16,33).

“La nostra pace” diviene allora in Cristo una gioiosa “convivialità delle differenze” (don Tonino Bello): eliminata ogni inimicizia o pregiudizio e i muri che ci dividono, camminiamo nella comunione con Dio e con gli uomini; riconciliati con Dio grazie alla croce di Gesù, viviamo tutti del suo perdono e ci accogliamo gli uni gli altri come Cristo ha accolto noi per sempre (cf. Rm 15,7).

Preghiera

O Dio Creatore, tu sei il Padre del Signore nostro Gesù Cristo ed hai tanto amato il mondo da consegnare alla croce il tuo Figlio diletto, per riconciliarci tutti a te e donarci la vita nuova. Fa’ che, rigenerati dal tuo perdono immenso, possiamo diventare anche noi nei nostri ambienti semi di pace e riconciliazione.

Benedizione

«Ai fratelli pace e carità con fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo. La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo con amore incorruttibile» (Ef 6,23-24).

Canto proposto: Cristo nostra pace (Marco Frisina)

4. Egli è venuto ad annunziare la pace ai lontani ed ai vicini (Ef 2,17)

Saluto iniziale

«Paolo, chiamato a essere apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, alla Chiesa di Dio che è a Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, santi per chiamata, insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo!» (1Cor 1,1-3).

Testo biblico paolino

«Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani, e pace a coloro che erano vicini. Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito» (Ef 2,17-18).

Traccia per la meditazione

«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”» (Is 52,7).

Se questi piedi belli profetizzati da Isaia sono anzitutto quelli di Gesù, «venuto ad annunciare pace» ai lontani ed ai vicini (Ef 2,17), Paolo vi riconosce anche «i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace» (Ef 6,15) di tutti quelli che sono diventati «servitori della Parola» (Lc 1,2). Essi, infatti, sono stati inviati lungo le strade dell’Impero romano, affinché il loro annunzio facesse germogliare la fede in chi li ascoltava, l’ascolto suscitasse l’invocazione del nome del Signore e l’invocazione ottenesse la salvezza e la pace (cf. Rm 10,13-15). Questo al tempo di Paolo. Ed oggi?

Parafrasando le parole di un anonimo fiammingo del XIV secolo, possiamo dire che oggi «Cristo non ha piedi, ha soltanto i nostri piedi, per guidare gli uomini sulla via della pace». Sì anche i nostri piedi diverranno belli se, inviati come lievito fecondo per la crescita del Regno, annunzieremo a tutti con la testimonianza della vita che in Cristo ogni barriera è stata abbattuta e i lontani sono diventati vicini … fratelli tutti, ugualmente raggiunti dall’unica e immensa grazia di Dio (cf. Lc 2,14). Se noi, discepoli del Signore, sapremo contagiare il mondo con lo spirito delle beatitudini, con la mitezza e l’umiltà di Gesù, con la fede e la perseveranza nella prova, allora la pace non sarà più una mera utopia (non luogo), bensì un cammino verso l’eutopia (il buon luogo), dove si vive la gioia piena della fraternità riconciliata, conservando «l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace» (Ef 4,3).

Preghiera

Signore Gesù, abbiamo contempliamo i tuoi piedi percorrere le strade della Galilea per annunziare a tutti il vangelo del Regno; poi abbiamo visto le tue lacrime davanti a Gerusalemme, che, chiusa al tuo annunzio, aveva smarrito la via della pace; infine abbiamo sperimentato la gioia incredula dei discepoli riuniti quando, risorto, alitavi su di loro il tuo spirito di pace. Ora manda noi, perché possiamo essere nel mondo i tuoi testimoni, operatori di pace e lievito fecondo del tuo Regno.

Benedizione

«Il Dio della pace, che ha ricondotto dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna, il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen» (Eb 13,20-21).

Canto proposto: Dio Regna (RnS)

5. La nostra “battaglia” per propagare il vangelo della pace (Ef 6,12.15)

Saluto iniziale

«Paolo, apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, alla Chiesa di Dio che è a Corinto e a tutti i santi dell’intera Acaia: grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo» (2Cor 1,1-2).

Testo biblico paolino

«Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.

Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. State in piedi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6,10-17).

Traccia per la meditazione

In prossimità del suo imminente martirio, san Paolo in tutta coscienza poteva dire: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho custodito la fede» (2Tm 4,7). Ma di quale battaglia esattamente sta parlando, contro chi l’ha combattuta e con quali armi? Ce lo rivela questo passo della lettera agli Efesini, con un’immagine militare del tutto “disarmante”.

Facciamo una precisazione: le nostre battaglie non sono contro “la carne e il sangue”, cioè non sono contro altri uomini, non sono loro i nostri nemici! Non sono neanche primariamente fuori di noi, ma consistono anzitutto in tutte le prove che si devono affrontare dentro di noi. Esse sono scatenate dal Diavolo con le sue frecce infuocate per dis-giungerci (dia-bállō) da Colui che è la fonte della nostra vita. Dio le permette perché, superando tali prove, diventiamo figli di Dio adulti nella fede. Tuttavia, in questo combattimento non ci abbandona mai alla nostra debolezza (cf. Mt 6,13), piuttosto ci dà in dote un’armatura eccellente!

Prepariamoci dunque alla battaglia: per prima cosa si sta «in piedi», cioè alla sequela del Risorto, come i compagni dell’Agnello di Ap 14,1-5; quindi si cingono i fianchi con la verità, la consapevolezza di essere figli di Dio, redenti dal sangue prezioso di Cristo (cf. 1Pt 1,18-19); poi si indossa la corazza della giustizia, non quella nostra, ma quella dell’unico Giusto che giustifica tutti (cf. Rm 5,18-21). Con i piedi calzati dalla rinnovata libertà (cf. Lc 15,22), si è ormai pronti ad annunziare il vangelo della pace (quella “disarmata e disarmante” del Risorto); protetti dallo scudo della fede e dall’elmo della salvezza («per grazia infatti siete stati salvati»: Ef 2,5), possiamo infine impugnare la spada dello Spirito, quella vivente ed efficace, affilata e a doppio taglio che è la Parola di Dio, rivelatrice dei segreti del cuore (cf. Eb 4,12-13). Così attrezzati, anche noi possiamo combattere la nostra “buona battaglia” e si compirà anche per noi la profezia di san Paolo: «Il Dio della pace stritolerà ben presto Satana sotto i vostri piedi» (Rm 16,20).

Preghiera

Padre santo, come Davide contro Golia, fa che non presumiamo di vincere le nostre battaglie confidando nelle nostre forze, o nell’armatura di Saul, ma soltanto nel tuo nome, perché tu sei il Dio della pace.

 Benedizione

«Per il resto, fratelli, siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi. […]. La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi» (2Cor 13,11.13).

Canto proposto: Symbolum 77 (Pierangelo Sequeri)

6. La pace di Dio custodirà i vostri cuori e le vostre menti  in Cristo Gesù (Fil 4,7)

Saluto iniziale

«Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo» (Fil 1,1-2).

Testo biblico paolino

«Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri. Le cose che avete imparato, ricevuto, ascoltato e veduto in me, mettetele in pratica. E il Dio della pace sarà con voi!» (Fil 4,4-9).

Traccia per la meditazione

Queste parole di Paolo, rivolte alla comunità ecclesiale di Filippi, da lui molto amata, sono certamente molto belle e confortanti, ma se proviamo a contestualizzarle sono addirittura sconcertanti! Dal primo capitolo della lettera, infatti, sappiamo che Paolo è “in catene per Cristo” (Fil 1,13) e non sa se da questa prigionia ne uscirà vivo o morto (cf. Fil 1,20). Eppure l’Apostolo sta vivendo un momento di grande gioia (cf. Fil 1,18), tanto che questa ai Filippesi è stata definita “la lettera della gioia”. Diciamolo pure: il sospetto che Paolo fosse un esaltato, un po’ fuori di testa, è stato avanzato da alcuni critici moderni e forse questa ipotesi insinua qualche dubbio anche in noi. Eppure, se guardiamo quali siano le motivazioni della sua gioia, ci accorgiamo che Paolo ha davvero buone ragioni per rallegrarsi.

Anzitutto, proprio il suo essere in catene è diventata un’ottima opportunità per l’annunzio del vangelo, che è appunto ciò per cui san Paolo ha speso tutta la sua vita. Poi, se dovesse essere condannato a morte, e quindi morire come martire, per lui sarebbe addirittura un «guadagno», perché questo vorrebbe dire «sciogliere le vele per (partire ed) essere con Cristo» (Fil 1,21.23), conoscendolo perfettamente, così come lui stesso è stato conosciuto da Gesù (cf. Fil 3,10; 1Cor 13,12). Infine, se rimanesse in vita, questo vorrebbe dire lavorare con frutto per l’annunzio del vangelo e la crescita della gioia della fede (cf. Fil 1,22.25). Insomma, per san Paolo «il vivere è Cristo» (Fil 1,21): questo è tutto! E proprio nel suo essere «in Cristo Gesù» (Fil 4,7) consiste quella «pace di Dio», inimmaginabile per il mondo ma da lui profondamente sperimentata, che custodirà sempre il suo cuore e la sua mente… fino alla prova del martirio.

Preghiera

Dio della pace, presi dalle nostre preoccupazioni e dalle nostre angustie, noi troppo spesso perdiamo la pace interiore e cadiamo nella tristezza. Piuttosto che ringraziarti pieni di gioia per i tuoi immensi doni, mormoriamo come facevano gli ebrei nel deserto. Perdona la nostra poca fede e fa’ che sappiamo presentare a te ogni nostra necessità con la stessa fiducia di Gesù. Tu sai tutto di noi ed hai voluto radicare la nostra vita in Cristo. Sapere tutto ciò possa custodire sempre il nostro cuore e la nostra mente nella tua pace.

Benedizione

«Il mio Dio… colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù. Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen. La grazia del Signore Gesù Cristo sia con il vostro spirito» (Fil 4,19-20.23).

Canto proposto: Gesù è la pace (RnS)

7.  Rivestiti dell’Uomo nuovo, la pace di Cristo regni nei nostri cuori (Col 3,10.15)

Saluto iniziale

«Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, e il fratello Timòteo, ai santi e credenti fratelli in Cristo che sono a Colosse: grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro» (Col 1,1-2).

Testo biblico paolino

«… vi siete svestiti dell’uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova per una piena conoscenza, ad immagine di Colui che lo ha creato. Qui non vi è Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro, Scita, schiavo, libero, ma Cristo è tutto e in tutti.

Scelti da Dio, santi e amati, rivestitevi dunque di sentimenti di tenerezza, di bontà, di umiltà, di mansuetudine, di magnanimità, sopportandovi a vicenda e perdonandovi gli uni gli altri, se qualcuno avesse di che lamentarsi nei riguardi di un altro. Come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi. Ma sopra tutte queste cose rivestitevi della carità, che le unisce in modo perfetto. E la pace di Cristo regni nei vostri cuori, perché ad essa siete stati chiamati in un solo corpo. E rendete grazie!

La parola di Cristo abiti tra voi nella sua ricchezza. Con ogni sapienza istruitevi e ammonitevi a vicenda con salmi, inni e canti ispirati, con gratitudine, cantando a Dio nei vostri cuori. E qualunque cosa facciate, in parole e in opere, tutto avvenga nel nome del Signore Gesù, rendendo grazie per mezzo di lui a Dio Padre» (Col 3,9-17).

Traccia per la meditazione

L’immagine che sta alla base di questi versetti è quella del vestito. Questo simbolo nel linguaggio biblico è densissimo: non indica qualcosa di estrinseco alla persona, ma si riferisce alla sua stessa identità. A partire da quando Adamo ed Eva, dopo il peccato, si ritrovarono nudi, non più rivestiti di quella gloria dell’immagine divina secondo cui erano stati creati. Le prime vesti, allora, sono proprio le tuniche di pelle con cui Dio stesso amorevolmente li rivestì (cf. Gen 3,21). Esse, se da un lato indicano che l’uomo non ha perduto del tutto la sua dignità, dall’altro diventano un presagio che Dio stesso creerà un’altra veste, ancora più splendente della prima, con cui “rivestirà” l’umanità decaduta. Ma prima è necessario che ciascuno di noi si spogli dell’«uomo vecchio», quello che «si corrompe dietro le passioni ingannatrici» (Ef 4,22) così potrà ricevere in dono una veste nuova, quella battesimale, quella dell’Uomo nuovo, in cui risplende l’immagine del Creatore (cf. Col 1,15). E questo Uomo nuovo è Cristo: «quanti infatti siete stati battezzati in Cristo vi siete rivestiti di Cristo. Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,27-28). “Uno”, essendo al maschile, indica lo stesso «nome del Signore Gesù» (Col 3,17), cioè la sua persona!

Per questo, agli occhi di Paolo, anche ogni singola comunità locale, con tutte le sue conflittualità, problematiche e fragilità, è «un unico Corpo» (Col 3,15), quello di Gesù, che cresce nella sua concretezza storica verso la piena maturità dell’Uomo nuovo, finché Cristo sia «tutto in tutti» (Col 3,11). Se la Chiesa è questo, ne deriva che lo stile di vita al suo interno dovrebbe riprodurre gli atteggiamenti di Gesù: tenerezza, bontà, umiltà, mansuetudine, magnanimità, pazienza, perdono, gratitudine, ascolto, gioia, canto di lode e soprattutto agápē. E allora veramente la pace di Cristo regnerà nei nostri cuori e nelle nostre comunità.

Preghiera

Signore Gesù, i nostri peccati sfigurano la veste bianca del nostro battesimo e la tua immagine nelle nostre comunità. Perdonaci ancora e rivestici della tua carità, affinché ci renda perfetti nell’unità. Te lo chiediamo perché da sempre Dio ci ha scelti, amati e predestinati ad essere conformi alla tua santità.

Benedizione

«Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo. Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo! […]. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi» (1Ts 5,23-24.28).

Canto proposto: Shalom, pace a te (RnS)

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