Avvenire di Calabria

Quest'anno l'8 dicembre si celebra in maniera sobria "nelle forme, non nei contenuti"; la figura di Maria nelle parole di Antonio Cannizzaro

La solennità dell’Immacolata, un Sì che salva l’umanità intera

Antonio Cannizzaro

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Anche quest’anno la Chiesa celebra la solennità dell’Immacolata, una celebrazione sobria nelle forme, non nei contenuti. Anzi proprio questa pandemia ci offre l’occasione di tornare a vivere i riti del Natale senza più l’assillo consumistico che ne aveva snaturato il senso della festa. Anche l’Immacolata quest’anno vuole essere celebrata con l’interiorità e la spiritualità che ci hanno trasmesso gli antichi. Infatti la festa dell’Immacolata ha radici molto antiche ed è segnata da due fasi storiche ben chiare. La prima, che cominciò e si svolse nell’ambito delle Chiese italo-greche; e la seconda, che prese forma e sviluppo in quelle dell’occidente. La prima traccia di questa festa la troviamo nei monasteri palestinesi al principio dell’ottavo secolo. Un inno di Sant’Andrea di Creta ce ne da una prima notizia. Nel nono secolo la troviamo già presente nel calendario della chiesa di Napoli , che come le altre dell’Italia Meridionale era soggetta all’influenza bizantina. La festa ancora non celebrava il mistero dell’Immacolata, ma era più orientata a mettere in risalto l’annuncio dell’angelo ai genitori di Maria della prossima nascita della loro figlia. In occidente la festa si diffuse intorno all’undicesimo secolo e precisamente nella Chiesa inglese, numerosi infatti sono i calendari che ne attestano tale celebrazione come per esempio il messale e pontificale di Leofrico, vescovo di Exeter. Furono propagatori della festa dell’Immacolata anche Anselmo il giovane (1125), Eadmero di Canterbury (1124) che in un suo trattato, designò perfettamente i contenuti teologici della festa così come anche oggi viene celebrata. Alla grande diffusione della festa in Europa, contribuirono gli studenti dell’università di Parigi che ne fecero la loro festa patronale. Verso il 1139 i canonici della cattedrale di Lione adottarono la nuova festa. La festa dell’Immacolata infine giunse in Italia, ed ebbe come testimone insigne Siccardo di Cremona, allora anche Roma cominciò ad adottare la festa. In un calendario romano del 1255 si riporta la festa con il titolo: Conceptio S.Mariae Virginis.  Ma la festa dell’Immacolata doveva decollare per sempre e assurgere a grande solennità nella Chiesa latina da quando l’hanno adottata i grandi Ordini religiosi: Carmelitani, Cistercensi, Benedettini. Si deve giungere però al 1476 con Sisto IV con la Bolla Prae excelsa perché la festa sia ufficialmente introdotta nella liturgia romana. Finalmente Pio IX l’8 dicembre 1854 proclamò solennemente il privilegio concesso da Dio alla Vergine Maria di essere immune dalla macchia originale, definendolo dogma di fede. La solennità dell’Immacolata è sorta da un approfondimento della fede, alla luce del Vangelo. Il fatto che poi cada in avvento, facilita il suo inquadramento cristologico. Maria è il frutto prezioso della Redenzione, applicata preventivamente a lei per prepararla alla sua missione salvifica. Il Messale e la Liturgia delle Ore, hanno mantenuto gran parte dei testi liturgici del 1863 composti in seguito alla definizione dogmatica di Pio IX, arricchendolo con nuove letture e inni. Per esempio, il Prefazio, che si ispira alla lettera agli Efesini e al Sacrosantum Concilium (n° 103), mette in evidenza il fatto che nel mistero della Concezione Immacolata di Maria si contempla l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo, senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza, e si mette in luce la funzione di Maria come avvocata di grazia e modello di santità per tutto il popolo cristiano. Inoltre le letture della solennità, offrono un inquadramento storico- salvifico della festa: Maria Immacolata è un motivo di speranza, perché indica la marcia della storia nel senso del trionfo della grazia sul peccato. Guardando a Maria, anche la Chiesa comprende meglio se stessa come la “sposa” continuamente ricolmata dall’amore del suo Signore, rinnovata dalla sua misericordia, trasfigurata dalla sua grazia.  La solennità dell’Immacolata Concezione ci orienta dunque a contemplare Maria come Colei che, per grazia divina, ha sempre partecipato alla vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. L’odierna solennità porta quindi a celebrare, nella spiritualità dell’Avvento, i prodigi di grazia e di salvezza che, con la sua venuta, Dio compie sempre nella Chiesa rendendola santa e immacolata al suo cospetto nella carità. Maria allora è la sintesi più bella del tempo di Avvento, attende che le promesse si compiano perché il Signore non tarderà. Anche noi oggi dobbiamo vivere con questa speranza, che le promesse del Signore si compiano per noi. Lo sguardo intenso di Dio su di noi ci rende capaci di accogliere l’invito che la festa ci rivolge: Maria accoglie l’invito dell’Angelo e concepisce il verbo, anche noi, accogliendo l’invito di Maria, generiamo nel nostro cuore il Verbo eterno e continuiamo a dargli la carne e il sangue attraverso il quale continua a vivere, a soffrire, ad amare con noi e per noi.

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