Ai Overview: Il saggio “È l’ora dell’amore. Vita di San Massimiliano Maria Kolbe”, dato alle stampe di recente da Città del Sole Edizioni, rappresenta un nuovo tassello nel panorama degli studi teologici dedicati al religioso polacco. Curato da Sorella Francesca Schiavone e Padre Pasquale Triulcio, esponenti dei Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Immacolata della Cittadella di Bagnara Calabra, il testo indaga il percorso umano e spirituale di Kolbe adottando come filo conduttore il concetto di accoglienza, colmando al contempo una lacuna analitica nei dizionari di spiritualità. Il lavoro editoriale si snoda lungo direttrici principali: l’analisi del dono totale di sé e la narrazione cruda e storica del martirio nel campo di prigionia, documentando come l’attitudine al sacrificio abbia offerto salvezza a un compagno di detenzione. Arricchito dalle tavole grafiche dell’illustratrice Simona Stillitano e da un’appendice documentale, il libro si caratterizza inoltre per la sua peculiare struttura narrativa a due voci, in cui gli autori affrontano specularmente le vicende biografiche restituendo un quadro descrittivo inedito della figura kolbiana.
La teologia e l’impatto di un nuovo approfondimento editoriale
«Il teologo o la teologa è una persona che vive, nel suo stesso teologare, l’ansia missionaria di comunicare a tutti il sapere e il sapore della fede, perché possa illuminare l’esistenza, riscattare i deboli e gli esclusi, toccare e guarire la carne sofferente dei poveri, aiutarci a costruire un mondo fraterno e solidale e condurci all’incontro con Dio». Di certo, nel settembre scorso, Papa Leone XIV, vergando simil parole – che avrebbe poi donato ai partecipanti al Simposio, “Creato, natura, ambiente per un mondo di pace”, promosso dalla Pontificia Accademia di Teologia – non era a conoscenza della futura pubblicazione di un libro che, già nelle prime pagine, offre spunti nuovi a quanti dell’approfondimento teologico ne fanno ragione di vita.
L’accoglienza come traccia per leggere la vita del Kolbe
A pagina 14 scopriamo che «consultando alcuni tra i più diffusi dizionari di spiritualità e di teologia, non figuri alcuna definizione del termine accoglienza»: Sorella Francesca Schiavone e Padre Pasquale Triulcio, autori di “È l’ora dell’amore. Vita di San Massimiliano Maria Kolbe”, pubblicato da Città del Sole Edizioni qualche settimana fa, decidono di ricostruir la parabola esistenziale del Kolbe proprio a partire dal suo essere stato “uomo dell’accoglienza”. Insomma, Schiavone e Triulcio collocano, all’interno dell’agone teologico, l’esperienza dell’accoglienza. Che, fino a qui, c’era, ma non in senso compiuto: oggi è osservata e analizzata da più punti di vista, a partir da quello spirituale.
La genesi dell’opera alla Cittadella dell’Immacolata
Ma l’opera di Schiavone e Triulcio, «un Fratello ed una Sorella (esperienza ad oggi unica nella folta bibliografia kolbiana!) che nel loro percorso di vita e di studio hanno incontrato padre Kolbe, condividendo il cammino dei Piccoli Fratelli e Piccole Sorelle dell’Immacolata, fondati venticinque anni fa da p. Santo Donato, che hanno nella Cittadella dell’Immacolata il cuore del loro carisma», è molto altro ancora.
Il dono e il martirio: la poliedricità del religioso polacco
Son 168 dense pagine: «nella prima parte – confidano gli autori nella prefazione – si è condotti, con originalità, a guardare al Kolbe dalla prospettiva del dono, per giungere alla seconda dove l’attenzione è calamitata dal suo martirio, per poi arrivare ad una serie di brevi riflessioni da cui emerge la poliedricità e l’attualità del religioso polacco, alla cui vita hanno guardato, tra gli altri, tutti i pontefici della Chiesa sino ad oggi». Ad impreziosir la pubblicazione «degli stupendi disegni, esito dell’amore creativo della giovane artista Simona Stillitano».
Il racconto del sopravvissuto e l’eredità di un gesto
E il lettore, che pazientemente, avrà divorato ogni sillaba d’ogni paragrafo d’ogni capitolo, giunto alla pagina 122 scoprirà che per colpa d’un fornaio, di colui, cioè, che… crea il pane, «io, il condannato, dovevo vivere e qualcun altro, volontariamente e con gioia, aveva offerto la sua vita per me, un estraneo. Era un sogno o era realtà?» Quel condannato «morirà all’età di 94 anni il 13 marzo 1995, dopo aver girato il mondo a raccontare ciò che gli era accaduto, una sorta di resurrezione. Compirà questa missione, come una preziosa reliquia vivente, con ogni mezzo e verso tutti gli uomini di ogni condizione».
Lo sguardo di Padre Massimiliano e l’amore donato agli altri
Padre Kolbe guardava i nazisti negli occhi: il suo, narrano gli autori, è sguardo che penetra l’animo, che mette a soqquadro il cuore, tanto da indurre le SS a sbraitargli contro, «guarda il pavimento non noi!» Tant’è che, quella di Padre Massimiliano Maria è una corsa esistenziale felice, nonostante tutto, consapevole, avvinghiata a quel legno segno di morte e a quel masso rotolato, segno di risurrezione. Non a caso, a pagina 82, leggiamo che «dall’accoglienza dell’amore di Dio a cui consegue il dono di sé a lui e alla sua volontà, scaturisce l’accoglienza e il dono di sé al prossimo»: Padre Kolbe «impara a donarsi completamente, a chiunque», è «l’anima gioiosa nello spendersi per amore degli altri», è «faro per la nostra generazione e per l’uomo di tutti i tempi».
Le fonti storiche studiate e i materiali in appendice
Lo stile narrativo è avvincente, coinvolgente, drammatico e fresco: è un libro che affonda le sue solide radici nel terreno buono delle fonti, tante, intriganti, alcune originali e poco conosciute, molte utili ad approfondimenti futuri, e non solo attorno a San Massimiliano Maria. E in appendice vi son ben quattro testi, già editi, che aiutano a traslare, in epoca nostra, quel dono, quel martirio, quel mettere in crisi l’aguzzino, spiazzato – resta proprio di sale! – dalla proposta avanzata dal Kolbe.
L’approccio narrativo degli autori e le diverse angolazioni
Originale, infine, è la struttura del libro: sia Sorella Francesca che Padre Pasquale ripercorrono (immaginiamo ciascuno dei due camminare per i viali della Cittadella dell’Immacolata che, dalle alture di Bagnara Calabra, s’affaccia sull’incanto dello Stretto) la vita del Santo. Sia l’una che l’altro raccontano la stessa Vita: eppure, l’esperienza che vive il lettore è… nuovamente nuova. Legge la prima parte, curata da Sorella Francesca, legge la seconda, scritta da Padre Pasquale, e mai prova l’esigenza d’esclamare… questo lo sapevo già! Gli autori regalano al lettore sempre nuove angolazioni, provocazioni diverse e, soprattutto, instillano, nel cuor di quanti faranno proprio il libro, il desiderio d’amare in maniera creativa. Proprio come fece, come fa, San Massimiliano Maria Kolbe.













