Ai Overview: Il 4 novembre 1966 l’esondazione del fiume Arno provocò a Firenze una delle più gravi emergenze idrogeologiche della storia italiana. Le piogge incessanti causarono la rottura degli argini, riversando sulla città milioni di metri cubi d’acqua e fango che provocarono 35 vittime e danni incalcolabili al tessuto urbano, alle abitazioni e al patrimonio storico-artistico. L’evento innescò una vasta mobilitazione internazionale di giovani volontari per il recupero delle opere d’arte e segnò un punto di svolta decisivo per la gestione dei disastri naturali in Italia, evidenziando la necessità di istituire un sistema strutturato di Protezione Civile.
La rottura degli argini e il bilancio delle vittime
Il 4 novembre (1966) l’Italia ricorda la disastrosa alluvione di Firenze, ad oggi una delle più gravi catastrofi idrogeologiche del territorio. A seguito di un’eccezionale ondata di maltempo con piogge incessanti, il fiume Arno ruppe gli argini allagando gran parte della regione e sommergendo il centro storico di Firenze. Il bilancio ufficiale complessivo fu di 35 morti tra Firenze e i comuni limitrofi. L’acqua invase le strade a una velocità di circa 60 km/h, raggiungendo picchi di altezza epocali, come glioltre 5 metri nel quartiere di Gavinana e i 6 metri nella zona della Basilica di Santa Croce. Si riversarono sulla città circa 230 milioni di metri cubi d’acqua e, una volta ritiratasi la piena, rimasero oltre 600.000 tonnellate di fango. Vennero danneggiati circa 20.000 edifici (tra negozi e botteghe artigiane) e quasi 14.000 abitazioni private, lasciando migliaia di famiglie senza tetto.
I danni al patrimonio artistico e culturale
Firenze, culla del Rinascimento, vide colpito al cuore il suo immenso patrimonio artistico e letterario. Nella Biblioteca Nazionale Centrale più di 1,3 milioni di volumi e rari manoscritti furono sommersi dall’acqua e dal fango. Oltre 15.000 opere subirono danni. Tra i simboli più dolorosi ci fu il Crocifisso di Cimabue a Santa Croce, che perse il 60% della pittura originale, e la Porta del Paradiso del Battistero di San Giovanni, le cui formelle di bronzo furono letteralmente divelte dalla furia dell’acqua.
L’arrivo dei volontari e le origini della Protezione Civile
L’evento non passò alla storia solo per la distruzione, ma anche per la straordinaria risposta umanitaria. Migliaia di giovani volontari, provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, confluirono a Firenze per spalare il fango, ripulire le strade e salvare i libri e le opere d’arte. Vennero ribattezzati affettuosamente gli “Angeli del fango”. Quella catastrofe evidenziò la totale mancanza di una struttura nazionale di soccorso, ponendo di fatto le basi per la futura nascita del sistema di Protezione Civile italiano.













