Lamberti: «Ecco la mia ricetta per risollevare la città»

L’esponente del Centro destra: «A Reggio non c’è una visione globale della Città, perdipiù metropolitana per grazia ricevuta»

Madonna della Consolazione. Settembre. Momento di grande fratellanza sotto e dietro la Vara. Pietà popolare. Scambio di sorrisi e pacche sulle spalle. Grande commozione all’apparire della Sacra effigie.
Tutto dura da sabato a martedi. Poi, tutto ricomincia. Divisioni. Contrapposizioni spesso inutili quanto dannose. Livore ed inimicizie. Basta non pensarla allo stesso modo e le armi, dialettiche e non, sono pronte. Quanto sarebbe bello se gli effetti di questo miracolo terreno durassero 365 giorni all’anno!
Mi è stato chiesto di tracciare in poche righe la mia impressione sulla situazione attuale e sul futuro della Città. Io mi intendo di ricette, ma di tipo medico.
Quelle che potrebbero far aumentare la qualità della vita dei reggini, sono ben più difficili e complesse, perchè non dipendono, e non potrebbero, da una sola persona, così come da un solo fattore. Che a Reggio si viva male è fuor di dubbio.
Che non ci sia una visione globale della Città, perdipiù metropolitana per grazia ricevuta, è altrettanto sotto gli occhi di tutti. Le cause sono da ricercare innanzitutto nella cosidetta “sindrome dell’applauso”.
Si tratta di quella forza strana che induce gli spettatori ad applaudire anche quando l’artista, spesso quello lirico, stecca maledettamente. Si plaude a chiunque amministri, anche male, purchè appartenga alla stessa “fazione” o, lo si fa per noia, incompetenza ed assuefazione.
Altro che i tre mali estremi di Campanella! Queste componenti endemiche supportano, addirittura applaudite, una assoluta carenza di quella cultura del bello che, invece, caratterizzava la Reggio di un tempo, non molto lontano. A questo si aggiunge il cancro del malaffare, della ndrangheta, della sete di potere, della corruzione, che allontana gli investimenti ed il richiamo di insediamenti produttivi che, paradossalmente, ricaverebbero ben più che altrove, grazie a quelle peculiarità che sono tutte nostre: dal clima, alle capacità individuali, alle risorse naturali, ingenti.
Non è da poco, inoltre, l’impoverimento causato dalla aumentata emigrazione di giovani talenti. I giovani vanno via, gli anziani sono assuefatti e non reagiscono. Su cosa dovrebbe basarsi lo sviluppo di una città stupenda come Reggio? Duole questa analisi, ma credo sia reale.
Credo nei miracoli, ma la Madonna della Consolazione non può essere chiamata in causa, scioccamente, perché modifichi queste desolanti meschinerie umane. Sono gli uomini che, a Lei ispirandosi – non solo nelle celebrazioni settembrine – dovrebbero modificare i loro modi di essere. Reggio avrebbe bisogno di ricordare Giovanni XXIII. Ut unum sint. Affinchè siano una cosa sola.
I reggini, traendo la forza unitaria che manifestano in questi giorni, dovrebbero sotterrare l’ascia di guerra e riscoprire i valori essenziali della vita. Assieme si può. Con un passo indietro dei tanti che obiettivamente non hanno le capacità di guidare la ripresa sociale, morale, economica e soprattutto etica, ed un passo avanti di coloro che potrebbero risollevare le sorti di Reggio. Umiltà e rigore. Legalità ed amore. Questa la mia ricetta.

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