Giustizia e verità, non benefici ma diritti. È quello che hanno chiesto centinaia di familiari delle vittime delle mafie ieri davanti al Parlamento. Sono arrivati da tutta l’Italia, genitori, figli, fratelli, di chi è stato strappato dalla violenza mafiosa. Il 75% di loro non ha ancora avuto giustizia. Portano le loro foto, indossano magliette coi loro nomi. Con grande dignità, in silenzio, solo il suono dolce e triste di un quartetto d’archi. E le forti parole di don Luigi Ciotti, presidente di Libera, l’associazione che da 25 anni, il 21 marzo, promuove la Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le mafie (quest’anno a Palermo). «Mentre alla Camera si vota la fiducia al Milleproroghe frutto di faticosi compromessi – dice don Luigi Ciotti – noi siamo qui in piazza in silenzio ad esprimere la nostra sfiducia. Non dobbiamo mai dimenticare le cose positive di questi anni, vogliamo continuare a dare fiducia alla politica seria. Però dobbiamo alzare la voce quando qualcuno sceglie il silenzio. Non possiamo stare zitti e inermi. La mafia più pericolosa è la mafia delle parole, è immobilismo, la burocrazia, il promettere e non fare».













