Lavoro: Ucid Latina, “deprecabile quanto accaduto al bracciante indiano”

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“Il lavoro: strumento di speranza e di vita nuova” è stato il tema della cena sociale 2024 dell’Ucid (Unione cristiana imprenditori e dirigenti) di Latina. “La cena sociale dell’Ucid quest’anno ha assunto un significato particolare – ha detto il senatore Riccardo Pedrizzi, presidente Comitato tecnico scientifico dell’Ucid nazionale– per quanto accaduto al bracciante indiano, che ha portato la nostra comunità al centro dell’attenzione nazionale per una vicenda deprecabile che non rappresenta lo spirito che anima i protagonisti dei settori agricoli ed industriali che qui operano nel rispetto delle regole e della dignità e dell’umanità del lavoro e del profitto, tema quest’ultimo che come Ucid da sempre rappresentiamo attraverso i dogmi della Dottrina sociale della Chiesa”.
Secondo Paolo Grignaschi, presidente Ucid Latina, “aver dedicato la cena di apertura dell’anno sociale al tema del lavoro quale strumento di speranza e di vita nuova, riprendendo le parole della Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium di Papa Francesco, testimonia il rinnovato impegno che l’Ucid di Latina pone nel voler essere soggetto attivo su tutte le questioni rilevanti per il nostro territorio, caratterizzando la propria azione con il riferimento costante ai valori della Dottrina sociale della Chiesa”. Per Federica Ferrari, punto di riferimento per il settore agricolo dell’Ucid Latina. “la larghissima adesione alla nostra iniziativa ci ha consentito di offrire un quadro esaustivo del volto sano dell’agricoltura pontina e la presenza del lavoratore e imprenditore indiano Ajay Rattani, referente territoriale Cia di Terracina, è una concreta testimonianza in questo senso”.
Massimiliano Giansanti, presidente nazionale Confagricoltura, ha voluto ribadire “la nostra ferma condanna per quanto successo e per ogni forma di caporalato, che va assolutamente debellato, anche attraverso maggiori controlli. Quanto accaduto non rende giustizia all’immagine dell’agricoltura italiana, e chi ha commesso una tale atrocità non può certamente essere considerato un agricoltore. Chi lavora la terra, chi dedica ogni giorno della propria vita alla cura del territorio non può disconoscere il connubio naturale tra la vita e la terra”.

Fonte: Agensir
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